• Cornee nuove al paziente: primo trapianto al Perrino eseguito dal dottor Marco Leozappa

    Cornee nuove al paziente: primo trapianto al Perrino eseguito dal dottor Marco Leozappa [CENTER]






    Il 24 novembre 2017 è stato uno di quei giorni che rimarranno nella storia dell’ospedale Antonio Perrino: sotto la guida di Marco Leozappa, dirigente medico presso l’unità operativa complessa di Oculistica della struttura, è stato effettuato il primo trapianto di cornea in terra di Brindisi. Tanta la soddisfazione per l’equipe coordinata da Leozappa e per tutto il sistema sanitario locale, sempre al centro di forti dibattiti a causa dei cambiamenti in corso dovuti al piano di riordino elaborato dalla Regione.
    È stato lo stesso Leozappa a ripercorrere le tappe che hanno portato allo storico risultato, possibile viatico per la messa a punto di una macchina, quella dei trapianti di cornea, in questo caso, che determinerebbe un balzo in avanti per la qualità dell’offerta sanitaria brindisina.
    «Il paziente, un uomo di 49 anni – afferma il chirurgo - si era rivolto al reparto di Oculistica per un problema acuto di dolore e calo visivo nell’occhio sinistro: il quadro clinico iniziale era drammatico, poiché il paziente presentava una gravissima ulcerazione corneale che aveva determinato l’abolizione della camera anteriore dell’occhio che rischiava di estendersi all’intera cornea oltre che ai tessuti più interni e che aveva ridotto la capacità visiva del paziente alla sola percezione della luce. Il paziente, subito ricoverato, è stato sottoposto a una terapia massiva antibiotica e antinfiammatoria, locale e generale: nei giorni successivi, si è progressivamente notato un miglioramento clinico che ha portato alla riduzione dell’infiammazione corneale, pur persistendo il rischio di perforazione completa della cornea e l’importante perdita visiva, legata alla compromissione della cornea nel settore centrale.

    A questo punto la situazione clinica imponeva una scelta chirurgica obbligata, ossia il trapianto di cornea, per scongiurare il rischio di perdita completa dell’occhio in seguito a perforazione».
    Tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo il mare: la necessità di effettuare il trapianto, prima del 24 novembre, avrebbe imposto il trasferimento del malato in un’altra struttura, fuori dal nostro territorio, ma la caparbietà di Leozappa ha permesso di tracciare la via necessaria, fatta di molti step burocratici e non solo, per il raggiungimento dell’obiettivo. Grazie alla disponibilità della direzione sanitaria e ottenuto il nullaosta del coordinamento regionale trapianti, quindi, è stata contattata la banca degli occhi del Veneto per ottenere la cornea da impiantare nei tempi più stretti possibili ed è stato acquistato urgentemente il materiale occorrente per eseguire tecnicamente l’intervento. Il 24 novembre è stato effettuato l’intervento di trapianto di cornea, il primo nella storia dell’ospedale Perrino di Brindisi: l’intervento è stato eseguito da Leozappa, coadiuvato da Domenico Cassano e dall’equipe infermieristica e di anestesisti della sala operatoria.
    A seguito dell’intervento il paziente, come riferiscono i medici, già il giorno dopo riusciva di nuovo a vedere con l’occhio operato e soprattutto è stato scongiurato il rischio di perdita completa dell’occhio. Un grande successo, questo, per tutto il personale di Oculistica e della sala operatoria del Perrino che ha gestito il caso in maniera encomiabile e tecnicamente perfetta. Come detto, questo è il primo intervento di trapianto di cornea nella storia del Perrino, simbolo di una voglia di crescita in senso qualitativo di tutto l’ospedale.
    «Per quanto concerne la cornea – conclude Leozappa - presso lo stesso ospedale sono stati avviati i trattamenti del cheratocono con tecnica di CrossLinking, sono stati già effettuati diversi interventi di trattamento delle patologie della cornea mediante trapianto di cellule staminali mentre è attesa a giorni la consegna di una apparecchiatura di ultima generazione per il trattamento chirurgico delle patologie della retina. Questi sforzi sono utili a fornire ai pazienti del territorio un punto di riferimento per tutte le patologie dell’occhio, senza ricorrere ai famosi “viaggi della speranza”. Questo primo trapianto di cornea è un segno tangibile di crescita dell’ospedale, un punto di inizio che dimostra l’intenzione di migliorare nonostante le necessità di tagli economici spesso rilevanti».


    di Maurizio DISTANTE

    https://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/brindisi_trapianto_cornee-3395542.html
    Questo articolo era stato originariamente pubblicato nella discussione del forum: Prof.Carmelo Pisanello alPerrino si entra per una patologia e si muore per altro iniziato da Angelina Visualizza Messaggio Originale
    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di Angelina
      Angelina -
      IL7 Magazine: l'oculista Marco Leozappa è stato scelto come Brindisino dell'Anno 2017


      Marco Leozappa, 42 anni, medico dell'ospedale Perrino e autore del primo trapianto di cornea della storia nella nostra provincia, è stato scelto come Brindisino dell'Anno 2017 da IL7 Magazine.
      La sua storia e l'intervista nel numero in distribuzione da oggi pomeriggio.
      Su IL7 di questa settimana anche l'annuario con le 120 notizie più importanti del 2017.

    1. L'avatar di Angelina
      Angelina -
      PER RIDARE LA VISTA A UN'INTERA CITTA' - #Intervista a Marco Leozappa, il medico scelto come Brindisino dell'anno 2017

      29 dicembre







      IL7 Magazine29 dicembre alle ore 12:20 ·

      di Gianmarco Di Napoli

      "La mia gratificazione più grande è il paziente che ti ringrazia guardandoti negli occhi”. Esiste sempre un prima e un dopo nel rapporto tra medico e malato, ma lo sguardo carico di gratitudine di chi torna a vedere dopo il buio è probabilmente una delle emozioni più forti.
      Il dottor Leozappa, classe 1975, moglie due figli e una chitarra che gli serve da tappeto volante, questo sguardo che è più sgargiante di un sorriso lo ha incrociato ormai tante volte. L’ultima, qualche ora dopo il trapianto che ha voluto affrontare a tutti i costi nella sala operatoria dell’ospedale Perrino, per cancellare la consuetudine di assegnare un biglietto al paziente, da indirizzare ogni volta come un pacco verso una “struttura specializzata” del nord Italia. Dimostrando che anche Brindisi è all’altezza.
      E prima di entrare in sala operatoria ha dovuto superare le trappole della pastoie burocratiche, quasi più impegnative di un trapianto.
      “Sono stato abituato così dal mio vecchio primario: a non mandare via nessuno, a meno che non hai la sicurezza di trasferire il paziente in un centro super specialistico in cui sai che potranno fare meglio di quanto sai fare tu. Però se hai le capacità e la possibilità di organizzarti, un malato che mandi via è come se lo stai allontanando da casa. E’ una cosa che umanamente ho dentro”.

      Restituire la vista non è solo una specializzazione medica, ma sembra una specie di missione. Si sente un po’ privilegiato a poterla esercitare?
      “Ci sono dei momenti di grande emozione. Ricordo il caso di una paziente che era completamente cieca, diabetica, aveva un gravissimo problema di retina e praticamente non riusciva più a muoversi da sola, aveva bisogno del marito che l’accompagnasse ovunque. Poi l’ho operata ed è stato uno dei miei primi interventi importanti. Ed è stata una delle più grandi emozioni della mia vita vederla dopo un mese che entrava nell’ambulatorio da sola, senza l’aiuto di nessuno, e sorrideva guardandomi. Quelle sono le sensazioni che rendono speciali il mio lavoro”.

      Il fatto che lei sia arrivato da poco e che abbia dimostrato di essere capace e intraprendente le ha creato qualche inimicizia nell’ambiente di lavoro?
      “Devo dire che il nostro reparto è molto compatto, esiste un grande spirito di collaborazione e abbiamo un primario, Domenico Cassano, che lascia spazio alle nostre iniziative. Io di idee ne ho tante per mia formazione, sono portato a cercare di creare cose nuove. Ho proposto, ad esempio, di far nascere un centro di riabilitazione visiva per gli ipovedenti gravi, per coloro i quali hanno una patologia così radicata e irreversibile che non possono essere più sottoposti a terapie. Ma che hanno bisogno comunque di una riabilitazione per imparare a utilizzare gli ausili. Il problema è che ci vogliono persone, perché non si può fare tutto da soli: si perderebbe di qualità”.

      E’ utopistico pensare che quello di Brindisi possa diventare un reparto all’avanguardia nell’oculistica?
      “Stiamo aspettando da qualche tempo l’arrivo di una apparecchiatura di ultima generazione per il trattamento chirurgico delle patologie della retina. L’oculistica è un campo in cui la tecnologica è continuamente aggiornata e per le strutture pubbliche è difficile mantenere il passo, anche rispetto a quelle private o alle grosse aziende del nord.
      Un microscopio può costare milioni di euro.
      Noi ovviamente cerchiamo di avere a disposizione il meglio ma non sempre possiamo permettercelo. Se nei congressi le nuove linee guida ti dicono che quando fai un intervento hai bisogno di vedere l’occhio in una certa maniera, hai la necessità di avere la strumentazione adeguata”.

      Si può pensare di invertire la rotta? Ossia che qualcuno dal nord comincia a venire al sud per farsi curare meglio?
      “Non so quando questo potrà succedere. Ma bisogna considerare che, a parte la popolazione locale, c’è quella che arriva d’estate. Il pronto soccorso d’estate esplode. E’ bello che se arrivano pazienti del nord e offri oltre al ristorante, anche un servizio di assistenza sanitaria di qualità ed efficiente, non torneranno a casa dicendo sì la Puglia è bella però ho avuto una pessima esperienza in ospedale. E’ un aspetto non da poco perché la qualità della sanità qualifica un territorio”.

      Qual è il suo rifugio quando non pensa alla vista dei pazienti?
      “La musica. Ho sempre suonato la chitarra, ma mi piace molto sperimentare nuovi strumenti. Suonavo in un gruppo, gli Ordinaria follia, abbiamo inciso alcuni brani che sono stati trasmessi anche da Ciccio Riccio”.


      Che tipo di musica?
      “Facevamo rock italiano psichedelico, sul genere del Litfiba. Ora non suono più nel gruppo ma continuo a studiare per conto mio”.

      E suonare le serve?
      “E’ un modo di viaggiare con la mente. Ecco, quando si suona la vista diventa solo un accessorio”.


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    1. L'avatar di julian2019
      julian2019 -
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