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All’Università La Sapienza “ di Roma una vergognosa manifestazione clericale

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    All’Università La Sapienza “ di Roma una vergognosa manifestazione clericale


    Lettera aperta.

    Allla Magnifica Rettrice
    Dell’Università Sapienza
    protocollosapienza@cert.uniroma1.it
    rettricesapienza@uniroma1.it

    Magnifica Rettrice,
    in data 17 novembre 2021 l’Università Sapienza di Roma ha celebrato la Giornata nazionale degli studenti e nessun rappresentante degli studenti e delle studentesse è stato chiamato ad esprimere il proprio punto di vista né a dare il proprio contributo.
    Le celebrazioni hanno visto, piuttosto, la partecipazione del Prefetto della Congregazione per l'Educazione cattolica della Santa Sede, tale Giuseppe Versaldi, che nella medievale gerarchia nobiliare vaticana ricopre il titolo di cardinale.
    Abbiamo avvertito il fastidio dello stridere delle unghia sugli specchi quando Lei ha consentito che prendesse la parola, in una Università laica, un rappresentante della monarchia extracomunitaria confinante, una monarchia governata da soli maschi, che non riconosce la parità tra uomini e donne, che è espressione di un pericoloso patriarcato e di una grave misoginia.
    Si sa che il clero invoca per sé la libertà di pensiero e di espressione sulla base dei nostri Principi Laici e nega a noi le nostre libertà in base alle loro anacronistiche credenze, e proprio per questo il primato dei diritti sulle derive di chi li nega, avrebbero dovuto ispirarLa ad un maggior rispetto del Supremo Principio di Laicità.
    L'Università si è già resa protagonista di una deriva teocratica quando ha stipulato un accordo con una università pontificia, posto che non è dato sapere quale contributo alla crescita culturale degli studenti e delle studentesse dell’Università Sapienza possa mai dare una istituzione che fonda il proprio sapere su racconti mitologici indimostrati e indimostrabili, mentre la cifra del Sapere Accademico ha ben altri presupposti.
    Le Convenzioni internazionali tutelano il diritto a professare la propria religione, in ogni forma pubblica e privata, ma questo non significa che quando si ricoprono cariche istituzionali di così elevato prestigio, si debba portare la propria credenza sul piano del proselitismo.
    Oggi il cattolicesimo è religione di maggioranza, domani forse lo sarà l’islam, e la prospettiva di ritrovarci in una accademia pubblica coranica non ci fa meno orrore di una accademia pubblica cattolica.
    Trattenere il proprio cattolicesimo nella riservatezza del proprio privato è una civile modalità per ogni comune persona, ma se si ricopre un ruolo istituzionale, diventa un imperativo categorico.
    Auspichiamo che la Sapienza torni ad essere pienamente laica e che sia al più presto “devaticanizzata” da quegli elementi di commistione imprudentemente introdotti.
    Ad maiora.
    Carla Corsetti
    Segretario nazionale di Democrazia Atea
    democrazia-atea.it@pec.it
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