Il mito e le superstizioni legate al “Lauru”, detto anche “Munacieddu” o “scazzëmurrèllë”



E' diffuso, in tutto il meridione una leggenda con una infinità di varianti e superstizioni che, nel XIV secolo, secondo la studiosa di fenomeni popolari Matilde Serao, sarebbe nata a Napoli , come conseguenza di un fatto di cronaca realmente accaduto.

Si parla di una storia d'amore contrastata fra Caterinella Frezza, figlia di un commerciante di tessuti, e Stefano Mariconda, un giovanotto che invece apparteneva ad una famiglia nobile.

Era l'anno 1445, la ragazza era incinta e sognava... ma il giovanotto fu ucciso.

La giovane donna si ritrovò, così, in un convento, la gravidanza fu molto travagliata e ne nacque un bimbo nano, malformato, con la testa troppo grande in proporzione del corpo, e un'espressione tenera.
La madre morì e lui, crescendo, dimostrò di essere particolarmente vivace e capace di tante piccole stranezze. Viveva grazie alla carità del popolo e si presentava, a causa di un voto pronunciato dalla madre, vestito da monachello, ma il cappuccio che portava era, a volte rosso, altre volte nero.
Girava sempre fra i quartieri bassi della città e la gente l'osservava, lo studiava e s'incominciò a pensare che lui portasse fortuna quando portava il cappuccio rosso, portasse invece disgrazie quando si presentava col cappuccio nero.
Una sera, misteriosamente, il bimbo nano scomparve e, dopo alcuni giorni, il suo corpicino fu ritrovato in una discarica.
Tutti quelli che l'avevano conosciuto cominciarono a vedere le sue apparizioni ovunque, a sognarlo, ad essere ossesionati dal suo “spirito”.

Nacque così la leggenda del folletto, che si diffuse rapidamente in tutto il Regno di Napoli: in alcuni luoghi è chiamato “monacello”, in altri “scazzëmurrèllë”; nel brindisino è chiamato “Lauru”.

Anticamente si credeva che “lu Lauru” vivesse nelle stalle e si divertiva ad intrecciare la coda e la criniera dei cavalli. Quando succedeva, lo stalliero doveva stare attento a non toccare assolutamente il lavoro che aveva fatto il folletto, altrimenti la bestia sarebbe morta entro un anno .
Ma “lu Lauru” si “sistemava” anche nelle case di zitelle a vedove che vivevano da sole e alle quali, oltre che intrecciare i capelli, si divertiva a mettere scompiglio in cucina nascondendo pentole e stoviglie di ogni genere.
A volte, di notte,“lu Lauru” “penetrava” anche nelle case di persone che, per un motivo o per l'altro, gli erano antipatiche, si metteva sul loro petto e rendeva molto difficoltoso il loro respiro...


Per questo folletto, che per essere benefico doveva portare il cappuccio rosso, c'era poco da fare con riti magici e superstizioni...




Tratto dal libro:
Viaggio nella Memoria popolare Brindiina
scritto da
Antonio Cap uto
Edizione Hobos