Un nido di uova di papera e due compari


Cosimo e Ciccio erano due compari che avevano i loro terreni confinanti, poco distante dalla boscaglia del Santuario di Santa Maria della Mutata di Grottglie.
Il confine che ben divideva i loro terreni era segnato da un rivolo d'acqua che scendeva dai “Monti del Duca” e che poi si perdeva nella gravina che si trovava in prossimità di una masseria.
In quei terreni, i due compari, coltivavano di tutto: c'erano vigneti, oliveti e mandorleti, ma anche ortaggi di ogni tipo perché, grazie a quel rivolo d'acqua, potevano, entrambi, regolarmente annaffiare le loro piante.
Un giorno compare Cosimo si era recato in campagna col suo asinello ed il suo bimbo di appena dieci anni.
Durante il tragitto aveva avuto problemi con l'asinello che di tanto in tanto si fermava e bisognava bastonarlo per farlo camminare... e come se non fosse bastato c'era stato un sacerdote che, vedendo la scena, si era eretto a saputello e “protettore degli animali” e l'aveva rimproverato.
Insomma era quella una giornata cominciata male, ed era arrivato in campagna nervoso.
Giunto in campagna, sistemò l'asino e la bisaccia al fresco di un albero frondoso, fece qualche raccomandazione al bimbo che era lì per giocare, e si recò fra i suoi ortaggi per zappettare e togliere le erbe infestanti.
Trascorse tutta la giornata a sistemare l'orto mentre il suo bambino si trastullava da solo in mille modi.
Era giunta quasi l'ora di ritornare a casa quando vide, tra un'erbaccia e l'altra, un nido pieno di grosse uova bianche...
Fu come aver trovato un portafogli!

Fece finta di nulla perché dall'altra riva del ruscello c'era compare Ciccio che, più che lavorare, sembrava che osservasse proprio lui.
Come mai, e perché?
Il motivo era chiaro: quello che aveva trovato era un nido di qualche papera di proprietà del massaro che gestiva la masseria poco distante; non era la prima volta che succedeva di trovare nidi di uova così grosse, perché oche, papere ed anitre hanno, come loro abitudine, quello di formare i loro nidi e covare le loro uova fra le sterpaglie, lontano dai pollai delle masserie.
Le uova stavano in quella parte di terra di nessuno che era il letto del rivolo d'acqua, perché d'inverno, con le piogge abbondanti, la portata di acqua era di gran lunga superiore a quella estiva.
Dunque chi di loro due poteva legittimamente prendersi quelle uova?
Compare Cosimo pensò:
Sta facendo scuro, non se ne deve andare?... Appena se ne va, mi prendo le uova e me ne vado pure io...”
Il fatto era, però, che anche compare Ciccio aveva pensato la stessa cosa e di là non si muoveva.
Il sole tramontò, le tenebre avvolsero ogni cosa e loro erano ancora lì a far finta di lavorare... e la strada per ritornare a casa era lunga: ben sei chilometri!
Lui non se ne va e nemmeno io” pensò compare Cosimo, “Dobbiamoo vedere chi se ne andrà per primo.”
Nessuno si muoveva e compare Cosimo, che già da tempo ne aveva avuto il sospetto, più le ombre si allungavano e più si convinceva che anche compare Ciccio aveva scoperto le uova e si stava trattenendo per lo stesso motivo.
Ormai stanchissimo, si rizzò e vide il suo compare a pochi passi da lui, dall'altra parte del ruscello.
“A che ora devo arrivare a casa stasera?” Pensò compare Cosimo quando si rese conto che avrebbe dovuto fare tutta la strada al buio.

Diede un ultimo sguardo alle uova e, visto che non era possibile prenderle senza sfuggire alla “vigilanza” del suo compare, lo chiamò:
<<Compare Ciccio!>>
<<Oh!..>> rispose l'altro avvicinandosi ancora di più.
<<Non ce le possiamo prendere metà per ciascuno queste madonna di uova, e ce ne andiamo?>>
<<E prendiamocele cumpà...>> fu daccordo l'altro.
Così fecero e, a notte fonda, rientrarono, entrambi, a casa.


Tratto dal libro
Ed ora ad occidente verso Campo freddo
Scritto da Giuseppe Laino
Scorpione Editore