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Discussione: Nerina Storia di un viaggio nello spazio di un piccolo mondo di piccoli uomini

  1. #21

    Il viaggio di Nerina- Anche zia Racheluccia fu un'infame!... .

    Il viaggio di Nerina- Anche zia Racheluccia fu un'infame!... .


    Il racconto di zia Rocca

    Zia Rocca mi confessò subito che non avrebbe potuto esaudire
    tutte le mie domande, tuttavia, con uno sguardo sorprendentemente intenso e la voce tranquilla, continuò:
    <<La separazione dei tuoi genitori è avvenuta qualche anno dopo (Annella ha resistito per oltre un anno in quella casa così avvelenata), ma si è consolidata in seguito ad un processo in tribunale in cui si presentarono soltanto tuo padre e tutta la sua tribù; mancava Annella, quella che lui aveva querelato con l'accusa di adulterio.
    Lei era rappresentata da un legale d'ufficio e fu assolta con
    formula piena perché fu riconosciuta innocente.
    Arturo non aveva nessuna prova concreta per avallare le sue
    accuse: né un testimone, né le famose analisi del sangue, né
    altro, ma non si convinse e, ancora oggi, inveisce contro i giudici e recita la parte della vittima....
    Per quanto mi riguarda, stavo benissimo qua, con la mia famiglia, ma non ero tranquilla perché sapevo che mia sorella stava soffrendo così tanto.
    Intanto, nel '65, a Casalnuovo, zia Racheluccia, alla bella età di cinuant'anni, aveva trovato un uomo che la voleva sposare. Per lei il matrimonio era stato un'antica aspirazione che non era mai riuscita a realizzare ed ora, la possibilità di potersi maritare sia pure a tarda età, la rendeva felice.
    Progettò, col suo uomo, di vendere la casa paterna per acquistarne un'altra, a Lucera, dove avrebbero vissuto. Si accorse, però, che se non fosse riuscita a coinvolgere nell'affare anche me e mia sorella, non avrebbe mai potuto venderla perché la proprietà era ancora indivisa. Siccome aveva bisogno di molto denaro, per realizzare i suoi sogni, pensò di terrorizzare Annella con la richiesta di una certa somma di denaro, a titolo di rimborso spese per certe tasse che, fino ad allora, aveva pagato lei.
    Voleva indurla a vendere la casa per pagarle i presunti debiti.... In realtà zia Racheluccia, oltre a pagare le tasse,
    avrebbe dovuto pagare anche un po' d'affitto sia a mia sorella
    che a me, perché era stata lei che, per tanti anni, aveva vissuto nella nostra casa ed aveva raccolto i frutti dei nostri
    terreni....Ma la povera mamma tua, quando si accorse che anche
    la sua unica zia le voleva tanto male, rispose disperata con tre righi:
    "Non voglio né casa, né terreni. Tieniteli come hai sempre
    fatto e non mi cercare più perché non avrai risposta. “
    Di tutto questo, però, nessuno mi disse nulla, lo scoprii dopo,
    da sola, quando ormai era troppo tardi...
    A me dispiaceva vendere quella casa, ma sapevo che mia sorella
    aveva bisogno di soldi per risolvere, almeno in parte, i suoi
    problemi e firmai un atto di compromesso in cui m'impegnavo a
    convincere anche Annella alla vendita. Per questo spedii una lettera a tua madre in cui le spiegavo ogni cosa, ma siccome ero
    ospite di zia Racheluccia sulla busta scrissi il suo indirizzo, e fu un gravissimo errore.....
    Non capii il motivo per cui mia sorella, appena lesse quell'indirizzo sulla mia lettera, nemmeno l'aprì: la respinse al mittente e non riuscii più a rintracciarla. Mi recai personalmente
    a Torino, chiesi di lei a tutti, girai dappertutto, ma nessuno sapeva nulla, nessuno parlava......
    La casa fu venduta ugualmente perché il notaio disse:
    "Ognuno può vendere il suo mattone; quando rintraccerete l'altra erede faremo un altro atto di vendita."
    Così l'acquirente ebbe tutto l'immobile senza aver mai pagato la
    quota che spettava alla tua mamma....
    Per ironia della sorte nemmeno zia Racheluccia riuscì a realizzare i suoi sogni, perché i soldi incassati non le bastarono per acquistare una casa a Lucera e quel bellimbusto che l'aveva illusa la lasciò. Per lei fu un colpo durissimo perché aveva creduto ciecamente in quell'uomo ed ora si ritrovava senza né marito né casa.....
    Era trascorsa meno di una settimana da quell'atto di vendita quando, una mattina, un'amica la trovò dietro l'uscio che, con
    uno sforzo estremo, lei stessa era riuscita ad aprire prima di cadere.
    Fu ricoverata d'urgenza, ma due punture lombali aggravarono la
    sua situazione e rimase paralizzata. Nel frattempo ricevetti una
    telefonata ed accorsi subito.
    La trovai in fin di vita, o almeno così mi dissero i medici, perché in realtà vive ancora, anche se in pessime condizioni di salute.
    Zia Racheluccia si rese conto, comunque, che la vita per lei era
    finita, e fece un testamento in cui mi nominò erede universale.
    Come ho già detto non morì, però, essendo paralizzata, aveva
    bisogno di molta assistenza. Portai lei ed i suoi mobili a casa
    mia, ma presto fui costretta a ricoverarla in una casa di cura
    per anziani, perché non mi sentivo la forza fisica per accudirla personalmente. Così, riuscii anche a trovare la quiete
    necessaria per rovistare fra le sue carte alla ricerca di
    numerosi documenti e fotografie dei nostri antenati che aveva
    custodito lei. Trovai, fra tante altre cose, diverse lettere, tra cui anche quella di Annella, che conservo ancora....
    Fu così che scoprii l'inganno....
    Le parole di mia sorella mi suonavano tragiche, disperate e temetti un qualche gesto folle... Temetti il peggio, ma non mi
    arresi: volevo ritrovarla a tutti i costi per chiarire la situazione e farle riscuotere la sua parte di eredità.
    Per circa due anni le mie ricerche furono vane, poi mi recai dai
    carabinieri di Casalnuovo e spiegai per bene tutta la situazione. Essi mi diedero un indirizzo: l'avevano trovato su una lettera che lei stessa aveva inviato ad Arturo per informarlo di
    aver partorito un maschietto in un paesino della provoncia di
    Norimberga.... Questa notizia in parte mi tranquillizzò perché
    significava che la situazione si era evoluta in modo meno tragico di quanto avevo temuto: pensai che i figli sono sempre una
    grazia di Dio, che anche tu fossi in Germania con lei e che,
    tutto sommato, Annella fosse riuscita a risolvere la sua
    situazione formandosi un'altra famiglia.... Quanto al fatto che di ogni cosa si era premurata di informare l'ex-marito, conoscendo lei e tutta la situazione, pensai che, forse, in realtà, lei, con quella lettera, voleva dirgli:
    Vedi? Quando le corna te le ho fatte per davvero, cambiando semenza, il maschietto è arrivato... Eri tu che mi facevi figliare solo femmine!”
    In ogni caso, per quanto strana fosse la cosa, un po' mi tranquillizzai ed ero contenta del fatto che avevo trovato una traccia di lei.
    Purtoppo, anche quell'indirizzo risultò sbagliato proprio perché l'aveva scritto Annella che è semi-analfabeta: non sa scrivere in italiano si può immaginare in tedesco!....

    .............................. continua …...........................

  2. #22

    Il viaggio di Nerina- Una cena d'estate fra gli ulivi della Valle d'Itria

    Il viaggio di Nerina- Una cena d'estate fra gli ulivi della Valle d'Itria




    Il racconto di zia Rocca era terminato e le mie domande erano ancora senza una risposta. Avrei voluto una copia di quelle
    fotografie e conoscere quell'indirizzo di Norimberga che, per quanto sbagliato fosse, poteva essere una traccia.
    Non ebbi il
    coraggio di chiedere tante cose in una sola volta e mi proposi di farlo in tempi successivi; quando? Come?....
    I miei pensieri furono scossi da uno stuzzicante aroma di carne arrostita. La brezza serale e la luna piena creavano un'atmosfera piacevole e, in due minuti, fu allestita sul piazzale una tavola imbandita. Infatti, zio Nicola e tutti gli uomini di casa avevano preparato una grigliata di carne, dei peperoni e degli spiedini di pomodori arrostiti. Le donne avevano scelto
    nell'orto insalate, sedani e ravanelli; sopra un tavolinetto, erano stati sistemati vari cestini di uva, fichi, pesche e un televisore portatile trasmetteva un film, ma nessuno ne era interessato: serviva per aumentare il frambusto.
    Seguì l'invito, a voce alta:
    "A tavola.....Tutti a tavola... Si mangia!..."
    Poi rivolti verso di me:
    _"Stasera devi cenare con noi. Non vorrai farci la scostumatezza di andar via adesso!..."
    Certamente no. Non potevo proprio. Mi accomodai fra loro e zio Nicola esclamo':
    -"Buon appetito!"
    Qualcuno, con la bocca piena, rispose:
    -"Lo stesso nonno!"
    Si sentirono altre voci che ripetevano:
    "Lo stesso, lo stesso... Buon appetito"
    Seguì una risatina ed un breve commento e, subito dopo, un silenzio molto eloquente: parlava per noi il rumore delle posate.
    Fu una cena semplice, ma molto appetitosa e mi sentii di casa.
    Di tanto in tanto, riempivano i bicchieri di un eccellente vino bianco e, ad ogni brindisi, ognuno esprimeva la gioia di aver ritrovato un altro membro della propria famiglia. L'atmosfera si fece, via, via più euforica e, tra una battuta e l'altra, mi raccontarono vari episodi relativi alla prima estate trascorsa in quei trulli.
    Quella serata mi diede l'idea esatta di ciò che c'era in quel luogo: aria pulita e pienezza di affetti, ma anche un cupo, profondo dolore: lo stesso che che c'era nel mio cuore.
    Nei mesi che seguirono coltivai il rapporto con gli zii ritrova ti e, col loro aiuto, mi creai un album particolarissimo: è pieno di vecchie fotografie di tutti gli antenati e di me stessa, ancora in fasce; ma ci sono anche appunti, annotazioni e lettere. Sull'ultima pagina ho annotato un indirizzo:


    Consiglia Anna
    Erbstrasse
    Staine
    850 Nurnberg


    E' l'indirizzo che zia Rocca riuscì ad ottenere dai carabinieri, ma non mi fu utile perché è sbagliato.
    Mi recai all'ufficio anagrafe di Casalnuovo e là seppi che ufficialmente la mia mamma aveva ancora la residenza nel comune di Torino....
    Tornai a Torino e, dall'impiegato dell'ufficio emigrazione,
    seppi che nel '67 lei era partita per la Svizzera ma non ebbi alcun indirizzo.
    Cosa potevo fare di più se non ritornare, di tanto in tanto, al Comune di Torino e in quel paesino del Subappennino Dauno con la speranza che mamm'Annella si facesse viva da sola per chiedere qualche documento?


    .............................. continua …...........................

  3. #23

    Il viaggio di Nerina L'INCONTRO CON LA MAMMA

    Il viaggio di Nerina


    L'INCONTRO CON LA MAMMA






    Aspettai lunghi anni e, finalmente, nel '92, ebbi la tanto attesa notizia:" Consiglia Anna è ancora viva e abita a …. Torino... Qui, nella mia città!.... "
    Questa volta non dovevo sbagliare: sicuramente lei si era eclissata per tanti anni, perché voleva essere dimenticata:
    troppa gente l'aveva resa infelice.
    Decisi di andarla a trovare evitando di preannunziarle la mia visita.
    Una domenica mattina cercai il suo indirizzo. Avevo la carta topografica della città per potermi orientare e, man mano che mi avvicinavo alla via indicata, nella periferia della città, il cuore mi veniva meno e mi sentivo assalire da un tremito nervoso.
    Mi avvicinai ad una palazzina; c'era un vecchietto all'ingresso e mi diede un'indicazione: secondo piano a destra.
    Salii a piedi.
    Vidi il nome della mia mamma scritto sul pulsante del campanello e sostai per qualche attimo davanti a quella porta per raccogliere le mie forze; erano appena le nove e, dall'interno, già provenivano odori di cucina. Suonai ed ebbi un sussulto per l'emozione. Poco dopo la porta si aprì un pochino.....
    Una donna di media statura, rotondetta, sui sessant'anni, con gli occhiali, mi osservava dalla fessura con evidente diffidenza e, nella penombra, si vedevano luccicare i suoi occhi intensamente azzurri. Le ispirai fiducia e, dopo un poco, spalancò la porta e i nostri sguardi s'incrociarono....
    Lei si mostrò inizialmente timida, con un'espressione interrogativa ed un po' sospettosa, poi i suoi occhiali non riuscirono a mascherare l'espressione inebetita di quegli occhi meravigliosi....
    Passati alcuni attimi di smarrimento, con la voce rotta dall'emozione, sussurrai:
    <<Mamma!....>>
    Dapprima mi fissò meglio, spalancando gli occhi, poi mi abbracciò e lacrime cocenti furono la sintesi di lunghi discorsi di amore e di dolore pensati per ventiquattro anni.....
    Più con i gesti che con le parole fui invitata in casa; entrai e mi accomodai in cucina. I mobili erano vecchi, di legno scuro.
    Tutto era lucido. Mamm'Annella aveva già pulito e stava cucinando.
    Non c'erano altre persone in casa, perché il suo uomo era già uscito e i figli dormivano ancora.
    Lei piangeva, rideva, era emozionatissima ed aveva il cuore traboccante di felicità.
    Non si sedette accanto a me. La vidi prima frugare in un cassetto e poi aprire degli stipetti, mentre balbettava:
    -<<Oh figlia, figlia.... Figlia mia, figlia bella.... >> Chissà cosa cercava...
    Tornò verso di me e volle abbracciarmi ancora ma sentii che la sua forza si stava via, via dissolvendo...
    Cercai di sorreggerla e, l'adagiai su una poltroncina di vimini. Non era svenuta; era ancora lucida e continuava a ripetere meccanicamente:
    -<<Oh figlia, figlia mia, figlia mia, figlia mia...>>
    Riempii un bicchiere d'acqua e gliene feci bere qualche
    sorso; poi le bagnai la fronte, il viso, e le mani....
    Ebbi tanta paura perché temetti di perdere la mia mamma nel momento stesso in cui l'avevo ritrovata.
    Intanto, a causa di tutta quell'agitazione, i dormienti si
    destarono e bastò una rapida spiegazione per far capire ai miei fratelli la situazione. Essi chiamarono il medico e la diagnosi fu rapida e rassicurante: mamm'Annella aveva avuto un improvviso calo di pressione e non sembrava una cosa grave ma, per prudenza, bisognava ricoverarla in ospedale.
    In pochi giorni si ristabilì, però i dottori ci raccomandarono di evitarle ulteriori emozioni.
    Mia madre, nei miei confronti, si sentiva imbarazzata e umile; a volte avevo la sensazione che volesse scappar via..... Di tanto in tanto si asciugava gli occhi con un fazzoletto ed aveva sempre l'aria sperduta come una che non appartiene a nessuno.... Camminava in casa piegata, quasi per non farsi notare ed era evidente che si sentiva stretta dalla morsa dell'ansia.
    Non sapevo cosa fare per rassicurarla, perché i medici erano stati chiari e non potevo parlarle del passato, né le mie dimostrazioni d'affetto bastavano a tranquillizzarla.
    Era affascinata dalla mia personalità ma si sentiva in imbarazzo, perché ero una figlia troppo colta per una donna semplice come lei, ed avevo un linguaggio tanto puro da farla rabbrividire. Compresi la situazione ed avrei voluto scendere un poco al suo livello con qualche parola dialettale, sia per metterla a suo agio, sia per dare un po' di colore alle mie espressioni, ma
    non ci riuscii. D'altra parte, i suoi discorsi, anche se non erano linguisticamente perfetti, erano chiarissimi, ben articolati e sorprendendemente ricchi di riflessioni e concetti che la dura scuola della vita le avevano insegnato.
    Le spiegai che zia Rocca e tutti i suoi nipoti l'avevano cercata ansiosamente per tanti anni e che ora desideravano riabbracciarla, ma lei non ne fu entusiasta, perché aveva sperimentato sulla sua pelle la falsità di tanta gente ed era scettica anche nei riguardi di sua sorella... lei l'aveva abbandonata a se stessa, completamente, in una situazione disperata!
    . Insomma, in tanti anni, non era stato per nulla vero che quell'indirizzo di Norimberga, per esempio, fosse sbagliato, semplicemente lei aveva respinto al mittente ogni e qualsiasi lettera che le arrivava da persone che l'avevano delusa. Poi aveva vissuto all'ombra del suo nuovo compagno facendo sparire le sue tracce da ogni ufficio per evitare un qualsiasi ritorno del passato. Lei voleva, semplicemente, essere dimenticata.


    .............................. continua …..........................

  4. #24

    Il viaggio di Nerina- Il racconto di Andrea

    Il viaggio di Nerina- Il racconto di Andrea






    Fu Andrea, il suo uomo, che mi spiegò quello che da sempre avevo cercato invano:
    <<La tua mamma, non ti ha mai abbandonata;>> mi disse con voce tonante, <<....né mai ti ha dimenticata. E' successo tutto per motivi economici. Appena arrivammo in Germania, nel'68, avevamo bisogno di soldi per mettere su casa ma lei dovette lasciare il lavoro perché era incinta e stava tanto male che dovette rimanere coricata per tutta la gravidanza. Non riuscimmo a pagare la retta mensile all'orfanotrofio ma ci eravamo proposti di venirti a prendere appena lei sarebbe stata in condizioni tali da poter affrontare il viaggio. Nel frattempo la direzione dell'Istituto mandò a chiamare tuo padre per chiedergli delle spiegazioni e fu lui che firmò l'atto di abbandono. Quando noi l'abbiamo saputo era ormai troppo tardi...>>
    Avevo sempre avuto, nella mia mente, un ricordo lontano: era un giorno d'estate e faceva molto caldo. Mi avevano da poco trasferita in un orfanotrofio di Asti e giocavo nel cortile quando fui costretta a lasciare tutto perché mi voleva vedere la
    direttrice. C'era un uomo, con lei, che mi aspettava; ripensandoci bene era lo stesso che molti anni dopo ho rivisto dietro i meloni: era mio padre. Lo guardai intimorita, perché lui mi fissava con certi occhi che sembravano rimproverarmi di esistere. Mi vide più abbronzata che mai e poi, distogliendo lo sguardo, disse:
    <<Non è mia figlia...>>
    C'era un'aria severa in quell'ufficio; mi sentii trattare
    dall'istitutrice in modo quanto mai caritatevole e ritornai tranquilla ai miei giochi. Dopo un po' di tempo avevo una famiglia che mi amava e non compresi subito che avevo perso la mia mamma.....
    Ora il racconto di Andrea aderiva perfettamente a questo mio lontano ricordo ed era un altro tassello che si aggiungeva al mosaico della mia storia.
    Un pensiero mi balenò per la mente: fino a che punto era sincero Andrea? Lui, che recitava la parte dell'uomo buono, se avesse avuto veramente nel cuore un po' di carità e di pietà verso quella donna che diceva di amare, non avrebbe potuto trovare il modo di evitare quella tragedia? Non sarà stato, invece, che,
    egoisticamente, trovò più conveniente una simile soluzione?
    Ha ragione Mamm'Annella: c'è troppa gente in giro che ha il miele sulle labbra e il fiele nel cuore....
    Certamente, dopo tutto l'intrigo che stavo scoprendo, non potevo credere ciecamente nemmeno a mia madre, tuttavia non era opportuno far trapelare i miei dubbi e perdere la sua amicizia prima ancora di conoscerla.
    Non mi poteva bastare la spiegazione delle "circostanze" per dimenticare le mie sofferenze, perché il cuore di una persona è un groviglio di sentimenti difficile da penetrare e da spiegare. Chi è alla ricerca del proprio "io" trova molte difficoltà
    ad attribuire le prorie sventure al caso.
    Ciò nonostante, l'aver ritrovato mia madre è stato fondamentale per la mia personalità, perché idee e pensieri che da sempre in me erano stati repressi ora sono diventati chiari ed espliciti. Ho acquisito maggiore consapevolezza, delle mie capacità e della mia forza. Ora non sono più una trovatella, una figlia di nessuno, e per questo mi sento liberata da uno
    stato di ansia che è durato anni. Per me èstata come una seconda nascita perché Mamm'Annella, nonostante tutti i suoi problemi, mi garantisce un passato e un futuro. Inoltre, vero o falso che sia, mi fa piacere pensare di essere nata in una famiglia come tante altre, da una donna buona, e che sia stata solo una serie di circostanze sfortunate che mi hanno
    allontanata da lei.




    .............................. continua …...........................

  5. #25

    misto Il viaggio di Nerina- mamm'Annella racconta: IL TENTATO SUICIDIO.

    Il viaggio di Nerina-


    mamm'Annella racconta: IL TENTATO SUICIDIO.


    Appena sveglia aprì la finestra e respirò profondamente l'aria profumata di alghe, carica di iodio e di forti odori salmastri.
    Il sole tramontava all'orizzonte ed il mare era ancora un poco agitato, ma le sembrò più calmo di come l'aveva visto al suo arrivo. Si mise a contemplare i cavalloni che si rincorevano e che, schiumando, si rinfrangevano pesantemente contro la vicina scogliera. Fra gli scogli c'erano, a tratti, delle insenature dove l'acqua era profonda e dappertutto si vedevano alghe nere e scivolose, che venivano continuamente spostate dalle onde. Lei spaziò con lo sguardo sull'arenile deserto e vide me che giocavo con i bambini.1.jpg
    Sentii il suo sguardo amorevole.
    Mia madre, realisticamente, non aveva osato sperare, nei lunghi anni trascorsi in Germania, di potermi rivedere, ma era un'eventualità che aveva sognato tante volte ad occhi aperti. Si era vista spesso, nei suoi sogni, di fronte ad una figlia ormai adulta con cui avrebbe potuto parlare liberamente di tutto l'accaduto per essere alla fine compresa. Aveva tanto sperato di riuscire a superare inevitabili malintesi e difficoltà ed ora, quello che le era sempre apparso come uno sfogo del suo cuore dolorante nei cieli liberi della fantasia, si stava progressivamente realizzando. Bisognava, però, trovare dei momenti di tranquillità per parlarmi a cuore aperto.
    Le andai incontro e, poco dopo, passeggiavamo, a piedi nudi, sulla spiaggia.
    Tutto invitava alla felicità ma lei era turbata e, di tanto in tanto, si asciugava furtivamente qualche lacrima. Me ne accorsi e volli sapere:
    -<<Perché, perché mamma? Non voglio che tu pianga; questa deve essere un'estate di gioia.....>>
    << E' la prima volta che vedo il mare,>> rispose, << ma questa spiaggia me ne ricorda un'altra: era una spiaggetta di sabbia grossa, con degli alberi che facevano ombra, vicino al lago di Avigliana...>>
    Mentre la fissavo con espressione interrogativa, vidi che trasecolava e faticava a respirare, per cui, cercando di contenere il mio stupore, l'invitai a sedersi su uno scoglio. Sentii il suo cuore che batteva forte e le dissi, quasi mormorando:
    <<Mamma, tu non ridi mai. Anche la tua gioia è soffusa di tristezza, non sei mai veramente serena e voglio sapere il motivo. Parlami di te, del tuo passato, dei tuoi dolori, delle tue angosce...>>
    Lei, tremando, sorrise mestamente, poi continuò:
    <<Fu una donna anziana, grande e grossa, sulla sessantina, con un viso piuttosto severo, che salvò me e te da una tragica morte in quel lago. Lei mi conosceva perché era originaria, come me, di Casalnuovo, abitava in un casolare lì vicino ed aveva l'abitudine di alzarsi presto la mattina.>>

    .............................. continua …...........................

  6. #26

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: IL TENTATO SUICIDIO.

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: IL TENTATO SUICIDIO.

    Mamm'Annella si bloccò di nuovo, ma era una pausa per ingoiare
    le lacrime, poi, decisa a raccontarmi tutto, proseguì, ignorando la mia espressione terrorizzata.
    << Già da alcuni mesi, vivevo una vita d'inferno perché Arturo aveva un comportamento bestiale. Mi offendeva spesso in modo rozzo e spregevole; mi picchiava e anche le bambine, respirando quell'atmosfera avvelenata, si sentivano depresse. Pur essendo tanto piccole, raramente, nei giochi, saltavano e si rincorrevano; di solito non sapevano cosa fare e nei loro occhi si leggeva un'ansia profonda. Anche tu, che avevi appena un anno e mezzo, eri sempre triste. Guardavo le tue pupille scure e sentivo un peso nel cuore perché avevo la sensazione che tu fossi preoccupata per qualcosa che ti aveva turbato l'anima. Quando mi fissavi, i tuoi occhioni sembravano volermi parlare, sembrava che tu capissi....E quella notte fu terrificante.....
    C'erano, insieme a mio marito, anche i suoi fratelli che mi accusavano di adulterio ed esigevano che ammettessi le mie presunte colpe.
    Erano spaventosi.

    Mi sentivo piccola ed indifesa sotto una potenza cieca e bestiale perché loro urlavano e mi picchiavano e tanto mi stordirono che non riuscivo a rispondere. Il mio silenzio li indispettiva
    maggiormente e, mentre minacciavano orribili vendette, mi gettarono a terra, ed ognuno di loro mi tirava calci e m'insultava.
    Ebbi la senzazione che mi avrebbero uccisa, ma non lo fecero.
    Verso l'alba andarono via tutti e rimasi sul pavimento, incapace di muovermi e con un ronzìo nella testa.
    Non so quanto tempo stetti stesa per terra, ma mi accorsi che c'era silenzio dappertutto, all'interno ad all'esterno della casa e, solo di tanto in tanto, sentivo qualche parola bisbiliata che proveniva dalle camere da letto: erano le mie creature che non dormivano ed erano ansiose: che cosa era successo?
    Che cosa avevano fatto alla loro mamma?
    Quando riuscii ad alzarmi mi trascinai da loro, le baciai e, con
    la mente che ormai non funzionava più, mi avvicinai alla tua culla; ti vestii, calzai un paio di ciabatte vecchie ( perché non andassero perdute le scarpe buone...), e mi avviai con te verso il lago. Strada facendo ti dicevo:
    " La vita non ci vuole, in quel lago ci sono già tante anime e ci saranno anche le nostre."
    Tu mi guardavi, ascoltavi e camminavi docile e svelta con la tua manina nella mia. Avevi piena fiducia di me, che non capivo più nulla e mi sentivo tanto piccola, quanto lo eri tu allora. Ero sgomenta di fronte all'incertezza del futuro e in uno stato d'incoscienza.
    Il lago era immobile e azzurro. Di fronte c'era il bosco che, verde e maestoso, s'inerpicava sui monti scoscesi. Il mattino era splendido, ma non riuscivo a gustarne la bellezza; mi fermai
    all'ultimo limite di una grossa roccia, quando non vidi piùdavanti a me che l'acqua cupa e profonda. Fissai uno sguardo ebete, smarrito, su quella superficie che si estendeva a perdita
    d'occhio; avanzai due o tre volte, tenendoti per mano, verso quell'abbisso che poteva inghiottire le nostre vite ma ogni volta sentii una forza che mi afferrava e mi tratteneva. Poi caddi e, mentre le onde che arrivavano di tratto in tratto sulla
    riva, mi bagnavano, piansi e tu, sola soletta, mi giravi intorno e parlottavi, con un linguaggio tutto tuo, che solo gli Angeli potevano comprendere.3.jpg
    Quella donna ( si chiamava Tuccia), vedendo te in così grave pericolo si spaventò, ci chiamò, ci venne incontro, mi scosse e ci spinse verso casa sua. Poi svegliò il marito e, insieme, ci diedero soccorso.
    Intanto, un tragico fatto di cronaca fece rapidamente il giro del paese: una signora, di cui ancora non si conosceva l'identità, era stata travolta da un treno nei pressi della locale
    stazione ferroviaria. Arturo ed i suoi fratelli si precipitarono a casa perché avevano la coscienza sporca e temevano...
    Avendo trovato la porta aperta e le altre tre bimbe sole, abbandonate a se stesse, credettero di avere una conferma dei loro sospetti: quella donna ero io... Ma che ne era stato di te?
    Furono presi dal panico: "Che scandalo!... La gente cosa avrebbe detto?..."
    Quando, dopo alcune ore, seppero che noi due eravamo vive perché ci aveva soccorso la vecchia Tuccia, si sentirono sollevati.
    Ricevettero aspri rimproveri dai nostri soccorritori che minacciavano di denunciare il fatto ai carabinieri e, nei giorni che seguirono, evitarono di picchiarmi, ma la loro ostilità restava
    insopportabile.>>
    Mentre raccontava, tra lacrime e sospiri, Mamm'Annella non aveva avuto il coraggio di sostenere il mio sguardo. Ora, quasi per
    darsi un tono, chinò la testa e si fece scorrere la sabbia fra le dita, poi lentamente si alzò.
    Impalata sugli scogli, con un profondo senso di tristezza, pensava alla sofferenza che mi stava dando. Capii e le posai sulle guance un bacio timido e frettoloso perché un nodo alla gola m'impediva qualsiai altra reazione.
    Seguì il silenzio.
    Calava il crepuscolo e gli ultimi raggi di sole chiazzavano di un pallido chiarore gli alberi, che proiettavano grandi ombre sul suolo. S'incominciava a sentire nell'aria una piacevole
    frescura. Il mare sembrava nero e le onde, schiumando, sciabordavano sulla riva. In breve tempo ogni cosa si tinse di bruno e noi c'incamminammo verso casa.2.jpg
    Mia madre taceva, ma aveva già detto abbastanza. Avrei voluto dirle: "Coraggio, è acqua passata", ma la seguivo muta, piena di amarezza.



    .............................. continua …...........................

  7. #27

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: Vita matrimoniale con ARTURO.

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta:
    Vita matrimoniale con ARTURO.


    L'indomani, a colazione, Mamm'Annella fu molto silenziosa, ma aveva una certa aria di possesso nei miei confronti che mi fece piacere. Ci occupammo insieme della casa e dei bambini, poi uscimmo e ci avviammo a fatica sulla sabbia cedevole e morbida.
    Il mattino era stupendo, non c'era più il vento, il mare era calmo ed il sole cocente bruciava la pelle. Ogni cosa ardeva nella calura estiva. Noi ci sedemmo a qualche passo dalla battigia, dove trovammo a stento un posticino perché la
    spiaggia si era rapidamente popolata di villeggianti.
    Mia madre poco dopo si avviò nell'acqua; si muoveva guardinga e sorrideva; era la sua prima esperienza e le piaceva.
    La seguii.
    << Com'è bello>> diceva e, mentre parlava, strizzava gli occhi e reclinava il capo.
    <<Ti piace? >>
    << Sì. >> Rispondeva felice.
    << Allora le tue vacanze le godrai sempre qui. >>
    << Va bene...>>
    Quando uscimmo dall'acqua la felicità era dipinta sui nostri volti ma avevamo bisogno di sapere ancora tante cose l'una dell'altra e, timidamente, le chiesi:
    << Te la senti di raccontarmi qualche altro episodio della tua vita? >>
    Lei fece cenno di "sì", con il capo, ma rimase in silenzio; si asciugò, si pettinò, si accomodò su una sedia a sdraio, rimase ancora qualche attimo pensierosa, poi cominciò:
    -<< Arturo riusciva a dominarmi perché mi sopraffaceva col ricatto e con mille altri sistemi. Con lui non mi ero mai sentita libera ed autosufficiente, né mai avevo potuto scegliere ciò
    che mi piaceva o rifiutare qualcosa che non era di mio gradimento.
    Ero sempre inchiodata in una posizione d'impotenza.
    Lui, con la complicità della sua famiglia, mi aveva resa simile ad un animale addomesticato perché dovevo essere sempre docile, di un'abnegazione estrema e dovevo usare tutta me stessa per
    soddisfare ogni sua esigenza. Quando partorivo era lui che sceglieva il nome dei miei bambini, non si preoccupava neanche di chiedere il mio parere, perché ero così passivamente sottomessa che accettavo tutte le sue scelte senza lamentarmi.
    Mi teneva in pugno, mi trattava come una stupida, mi umiliava, mi derideva e mi sentivo tanto indifesa perché non riuscivo a ribellarmi e non trovavo il modo per farmi apprezzare.
    Un lavoro avrebbe potuto darmi una certa indipendenza economica ma ero inchiodata in casa a trafficare tra lui, i bambini ed anche diversi animali da alllevare. Certamente lavoravo e mi sacrificavo più di lui, ma gli utili non tornavano a me e lui aveva sempre svalutato tutto ciò che facevo; a sentir lui non ero ordinata, la minestra che gli preparavo non era mai buona e le sue camice non erano mai ben stirate.... Però, diceva che era colpa della mia mamma che non mi aveva insegnato nulla, ed anche dei miei parenti e di tutto il mio passato.
    Una volta mi azzardai a chiedergli:
    -" Ma insomma, se di me non ti va bene nulla perché mi hai sposata? Chi ti ha mai cercato? Se non valgo nulla, perché sei venuto giusto da me? Chi ti ha impedito di sposare un'Albanese come te?"
    Non l'avessi mai fatto!... Non puoi immaginare con quale violenza di linguaggio mi aggredì riducendomi al silenzio.
    Lontana dal mio paese d'origine, dai miei parenti, dalle mie amiche e costretta a vivere isolata, in quella cascina, sotto lo stillicidio quotidiano delle critiche sue e dei suoi familiari, si svilupparono in me un'angoscia ed un senso d'insicurezza
    continui e costanti. Lui, che valeva meno di me, nell'intento di "migliorarmi" mi distrusse. A sentir lui, sbagliavo sempre, qualunque cosa facessi o dicessi, e per questo divenni anche,
    per comportamento e carattere, sempre più debole ed incerta.
    Vedendomi così insicura, lui credeva che gli mentissi, che gli nascondessi qualcosa e, infine, che lo tradissi....
    Quanto più ero debole, tanto di più lui diventava aggressivo e la mia angoscia aumentava perché si era messo in moto un vortice distruttivo da cui non riuscivo a uscirne.
    Con le nozze avevo cercato di superare la solitudine in cui mi ero trovata da ragazza, ma la sua compagnia l'ho pagata a carissimo prezzo...>>
    A questo punto il racconto di Mamm'Annella si bloccò e, per qualche minuto, si sentì solo il suo respiro affannoso, poi sviò lo sguardo per non incontrare i miei occhi, arrossì anche, ma,
    quasi sussurrando, continuò:
    -<< Lui aveva continuamente bisogno di provare la sua virilità fisica col sesso. >>
    Fece un'altra pausa, temeva una mia reazione di disgusto, ma c'era poco da stupirsi ed il mio sguardo comprensivo la rassicurò.
    -<< Mi faceva partorire a ritmo incalzante e accettava ogni femmina che nasceva come una sconfitta, un fallimento, avrebbe voluto solo figli maschi.....
    Sottomessa con la mente e con l'intero corpo mi sentivo sempre più avvilita e distrutta, ma lui non si accorgeva delle mie sofferenze; gli sembrava tutto normale e qualche volta gli ho
    sentito dire che con me aveva realizzato un suo progetto: quello di sposare una ragazza sola, senza genitori o fratelli che potessero dargli fastidio....

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  8. #28

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: la visita del cugino Nicola

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: la visita del cugino Nicola


    Era la fine di maggio del 1960 quando ricevemmo la visita di mio cugino Nicola.
    Arturo aveva sempre invidiato la sua intelligenza e la sua cultura e ora, vedendolo in casa nostra, anche lui emigrante, anche lui in cerca di una sistemazione migliore, si sentì orgoglioso di essere stato più svelto e capace nel dare un'impostazione vincente all'economia della nostra famiglia.
    L'invitò ad accettare la nostra ospitalità e gli trovò anche un lavoro ad Avigliana; insistette molto, perché mio cugino non si convinceva. Io non fui neanche interpellata per un parere.
    Nicola ebbe un comportamento corretto e, appena gli fu possibile, tolse il disturbo ed andò ad abitare, con la sua famiglia, in una vecchia casa del centro storico del paese.
    Ero contenta di avere mia sorella vicino.....
    L'anno dopo nascesti tu; sembrava tutto normale perché le chiacchiere, le maldicenze non nacquero subito, ma forse qualcuno, alle mie spalle, già spettegolava.
    Tu avevi un anno quando resero pubbliche le loro cattiverie e cominciò il mio calvario.
    Il motivo che li indusse a tanto fu la tua pelle scura, uguale quella di Nicola.>>
    Avevo già sentito questa storia perché me l'aveva raccontata zia Rocca, ma mi venne spontaneo interrompere il racconto per dirle:
    << Senti mamma, tu che avevi già tre belle figlie, se avessi abortito quando aspettavi me tutto sarebbe andato diversamente tra te e papà; sono io la responsabile del vostro disaccordo.>>
    Mi sorprese la sua immediata e brusca risposta:
    << No!... Ci mancherebbe altro. Che centri tu? E' l'ignoranza, la cocciutaggine, la maleducazione, la mancanza di carità che rovinano l'esistenza di tanta gente. Ormai è andata così, ma Dio
    è grande... Sapessi quante volte ti penso e rimpiango ancora di non averti avuta vicino per tutti questi anni... Ma che tipo di donna saresti stata tu oggi se fossi cresciuta tra me ed Arturo? Non avevo mai tempo per coccolarti e farti sorridere, non avevo soldi per i tuoi giocattoli, né ti potevo aiutare negli studi...
    Tu stessa hai visto che tipo di educazione hanno ricevuto Rita, Adele e Michela e puoi considerare quanto sia straordinario il fatto che sei proprio tu oggi che mi fai riscoprire la gioia di vivere; ora mi sento anch'io parte della creazione e sono certa che il Signore dall'alto guarda e sostiene anche me.
    Trent'anni fa mi sentivo persa, non sapevo reagire e attesi passivamente che passasse la tempesta, ma la mia debolezza attirava e centuplicava la cattiveria di Arturo e dei suoi familiari.
    Rifiutavo la taccia infamante di essere spregevole, che mio marito e l'autorità anonima della pubblica opinione mi avevano appiccicato addosso, ma non avevo mezzi per far valere le mie ragioni.

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  9. #29

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: cinque maiali per comprare i mobili ma...

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: cinque maiali per comprare i mobili ma...



    A volte, per avere qualche spicciolo da poter spendere per la famiglia, vendevo i prodotti della campagna: verdura, legumi, uova... In una circostanza, con il ricavato della vendita di pochi chili di fagioli, comprai una bambola. Era un giocattolo che, da piccola, non avevo mai
    potuto avere ed ora lo desideravo per voi, ma per mia sventura venne a saperlo mia suocera e non puoi immaginare che successe.... Avevo venduto una cosa utile per una bambola!....
    Mi trattavano come una serva...
    Fra le tante privazioni della mia vita c'è anche il fatto che non ho mai potuto comprare i mobili della camera da letto. Per averli, proprio quando aspettavo te, crebbi cinque maiali. Dalla loro vendita ricavammo duecentomila lire ma, come al solito, li incassò lui e siccome glieli aveva chiesti in prestito la cognata Memena, l'acquisto del mobilio fu rimandato. Nel frattempo scoppiò lo scandalo in questione ( e pare che la principale
    pettegola sia stata proprio la stessa donna), e del mobilio non se ne parlò più.


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  10. #30

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: ARTURO CI CACCIA DI CASA

    Il viaggio di Nerina-mamm'Annella racconta: ARTURO CI CACCIA DI CASA

    Tu avevi quasi due anni quando Arturo mi restituì il mio denaro per mandarmi via da casa:
    " Ecco" disse, "Sono duecentomila lire, contali bene, poi prenditi quella bastarda e vattene via; in casa mia non voglio né te né lei."
    Ero letteralmente terrorizzata perché non volevo lasciare le altre mie figlie, ma lui era violento, incontrollato ed un giorno o l'altro avrebbe potuto anche ucciderci. Le sue parole erano prive di razionalià, sembrava pazzo perché si mostrava dapprima convincente ed appiccicaticcio, poi diventava spaventoso ed aggressivo, magari urlando il contrario di quanto aveva affermato prima. Riusciva a capovolgere le cose in modo che chiunque avrebbe dubitato delle proprie capacità mentali.
    La sua era una "follìa lucida", mascherata e nascosta nella routine della vita quotidiana, che minava lentamente, ma inesorabilmente, la mia intelligenza e la mia stabilità emotiva.
    Mi resi conto che ragionare con lui era impossibile e, per evitare il peggio, rinunciai al combattimento e me ne andai con te.
    Trovai lavoro come domestica nella casa di un avvocato a Torino ma fui costretta a chiuderti in un orfanotrofio poco distante e, tutte le volte che potevo, ti venivo a prendere.



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