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Discussione: Nerina Storia di un viaggio nello spazio di un piccolo mondo di piccoli uomini

  1. #11

    Il viaggio di Nerina- Annella, orfana, si isolò nella sua stanza...

    Il viaggio di Nerina- Annella, orfana, si isolò nella sua stanza...



    Il racconto di zia Rocca.




    Annella soffriva non soltanto per aver perso, in
    breve tempo, entrambi i genitori, ma anche per il fatto che non
    andava d'accordo con mio marito e questo la faceva sentire
    ancora più sola perché complicava la sua situazione.
    Non le piaceva Nicola nel ruolo di cugino-cognato perché lui, avendo studiato più degli altri, si dava arie di essere anche
    più intelligente, mentre in realtà, per quanto potesse essere colto, non era in grado di far fronte ai bisogni più elementari della famiglia con un qualsiasi lavoro.
    Annella era sicura, inoltre, che la mamma aveva accusato problemi di pressione proprio a causa del dolore che aveva per aver maritato una figlia con un fannullone stizzoso.
    Lei aveva ragione perché allora mio marito era disoccupato
    e io dovetti lavorare nei campi anche quando la mia gravidanza era avanzata.... e con me lavorava anche lei, nostra madre... insomma noi donne dovevamo mantenere, col nostro lavoro, anche lui!
    Nicola aveva studiato fino all'età di venti anni in un seminario, poi cambiò idea e si sposò, ma il titolo di studio che aveva conseguito non era riconosiuto dallo Stato Italiano e non gli fu
    utile per trovare un lavoro qualificato; d'altra parte nei campi
    non sapeva fare nulla e così stava semplicemente in casa e diventava, giorno dopo giorno, sempre più nervoso.
    Mia madre ne soffriva e si sentiva anche colpevole di quella situazione perché, affascinata dalla cultura di quel nipote, si
    era adoperata per favorire il nostro matrimonio.>>
    Un calmo distacco si stava impadronendo ora di zia Rocca.
    La commozione di poco prima si stava via via dissolvendo e mi
    stava raccontando la vita sua e di mamm'Annella con un'espressione da ebete, quasi ipnotizzata, e sfuggiva il mio sguardo.
    Per qualche minuto non disse altro, poi bevve la sua arancia
    ta d'un fiato e, decisa a completare con sincerità il suo racconto, riprese.
    << La mamma aveva dato a mezzadria il terreno ad un brav'uomo
    e, appunto in luglio, avrebbe dovuto riscuotere un quintale di grano. Ora l'avremmo diviso fra noi due.
    Intanto Annella decise di vivere da sola nella sua stanza, ben separata da me e da mio marito. Sapeva che così facendo avrebbe dovuto lavorare molto, ma il lavoro non la spaventava.
    I primi quattro giorni, dopo il funerale, fummo nutrite da
    alcune comari. Esse, a turno, ci portarono il loro "ricunsolo": si trattava di pranzi semplici ma sostanziosi perché ognuna fece
    del suo meglio per darci la forza di andare avanti.
    Rimanemmo chiuse in casa otto giorni perché così si usava.
    In quel silenzio non avevamo nulla da fare in quanto non toccava a noi nemmeno lavare le stoviglie (sarà una superstizione ma porta male), e le comari, dopo ogni pranzo sparecchiavano e portavano via tutto.
    Quei giorni furono dedicati a lunghe riflessioni. Ricevemmo molte visite di amici e conoscenti e, con ognuno di loro, si
    ragionava della mamma, di storie passate e della nostra sfortunata famiglia.
    La mamma era stata una donna bella ma, ora che non c'era più,
    la sua immagine diventava nella nostra mente quanto mai aggraziata.
    Lei non aveva studiato, era semplice, modesta, educata al duro lavoro dei campi ed alla rigorosa osservanza dei precetti religiosi.
    Era sempre piuttosto stanca, parlava poco e ogni tanto si asciugava la fronte con un fazzoletto.
    In quei giorni ognuno di noi aveva qualcosa da raccontare o da
    ricordare ed ogni volta ci si chiedeva perché il Signore se
    l'era presa così giovane.>>
    Zia Rocca, mentre rovistava nella sua scatola, interruppe per qualche minuto il racconto, quasi per riflettere meglio
    sulle sventure passate.
    <<Eccoli.>>Disse d'un tratto con orgoglio.
    << Questi sono i miei genitori e quella piccolina che sta in
    piedi sulla sedia sono io.>>
    Così dicendo mi mostrò un'altra vecchia foto in cui erano
    raffigurati un uomo smilzo, con i capelli ricci, una donna bruna e ben fatta ma con uno sguardo avvilito, ed una piccina che era stata sistemata, ritta su di una seggiola, davanti ai genitori. nonni.jpg

    Erano i miei nonni, ancora giovani, con la loro primogenita!....
    Intanto zia Rocca continuò:
    in seguito a tale gravissimo lutto, Annella si isolò nella sua stanza
    nella sua stanza. L'arredamento era spartano: un lettino
    di ferro battuto, con un copriletto abbruzzese, un vecchio
    armadio di quercia, un comò, qualche sedia, il tavolo, poche
    pentole appese vicino al camino ed una catinella.... Insomma
    tutto ciò che era della mamma era stato traslocato per lei e,
    con quattro chiodi, inchiodammo pure la bussola che ci divideva.
    Cominciò così, per noi, un nuovo tipo di vita, molto triste.


    .............................. continua …...........................

  2. #12

    Il viaggio di Nerina- le nozze di Annella.

    Il viaggio di Nerina- le nozze di Annella.



    Il racconto di zia Rocca.


    Annella amava molto il suo Arturo perché, in un periodo di immenso bisogno di calore umano, le era apparso come una divinità; purtoppo, però, quel bel viso virile nascondeva tanta crudeltà mentale che era destinata a rovinarle l'esistenza.
    Di questo Annella se ne rese conto quando ormai era troppo tardi: allora non era in grado di ragionare, perché era stravolta dalla recente morte dei genitori ed io che sono più grande, per quanto mi sentissi responsabile del suo avvenire, non potei fare altro che adoperarmi per farla sposare dignitosamente: fu uno di quei classici matrimoni “riparatori” quei riti che si officiavano di buon mattino, senza particolari segni di festa e di gioia..
    Le feci da tutrice perché era minorenne (allora la maggiore età si raggiungeva a ventun anni), e quel matrimonio sembrò a tutti i compaesani una grazia di Dio di cui Annella aveva particolare bisogno.
    Purtoppo, però, dopo il matrimonio, ella ebbe un'esistenza spiritualmente misera e limitata, senza slanci affettivi e con incredibili sofferenze. Il suo amore fu mortificato, tanto mortificato da far vacillare i sani principi che erano stati il fondamento della nostra educazione familiare. >>
    A questo punto il racconto di zia Rocca s'interruppe
    di nuovo perché i bambini chiedevano attenzioni e coccole e lei, da brava nonna accudiva affettuosamente a quella frotta di nipotini. Avrei voluto unirmi a lei nel porgere, di tanto in tanto, una mano carezzevole a quei bimbi, ma ero molto interessata al racconto e, benché si trattasse di una storia triste, provavo un tale senso di calore e di pace nell'ascoltare, che quel vociare gioioso di bimbi mi dava fastidio.


    .............................. continua …...........................

  3. #13

    Il viaggio di Nerina- Annella lascia il paese natìo ed emigra ad Avigliana (To) .

    Il viaggio di Nerina- Annella lascia il paese natìo ed emigra ad Avigliana (To) .



    Il racconto di zia Rocca.




    Dopo una pausa che a me sembrò lunghissima, la zia ricominciò a parlare dimostrando una grande vivacità d'intelletto, perché non perdeva mai il filo del discorso.
    << In paese non c'era lavoro e Arturo, dopo appena un anno di matrimonio, emigrò ad Avigliana dove gli offrirono un'occupazione in qualità di manovale edile.
    Lì prese in affitto una casupola e vi abitava con altri tre fratelli ancora scapoli; così, in quattro, a turno, dovevano cucinare e sbrigare le faccende domestiche: una cosa inaudita per degli uomini maschilisti quali erano loro!....
    Annella, intanto, a Casalnuovo, partorì una bella bambina che fu chiamata come la suocera: Michela.
    La piccola aveva un anno quando Arturo pensò che il dovere di sua moglie fosse quello di raggiungerlo in Piemonte, perché doveva servire non solo lui ma anche i suoi fratelli.
    Ella raggiunse raggiante il marito, ma l'entusiasmo iniziale le passò quando si accorse che, in due piccole stanze, lei e la sua bimba dovevano coabitare con quattro uomini che le davano ordini ed erano molto esigenti.
    Non le davano l'onore di fare la spesa quotidiana, né di avere qualche soldo in tasca per le esigenze della famiglia mentre, in casa, mancava il necessario.
    Un giorno fu sorpresa in lacrime dall'assistente sociale della zona perché non riusciva a pulire adeguatamente una vecchia tavola che avevano trovato in un angolo del cortile e che doveva servirle per preparare i cavatelli!
    Come poteva non piangere?

    Era anche una questione di igiene; in casa nostra, al paese, per quanto poveri fossimo, una cosa del genere non era mai successa!
    Era costretta a cedere ogni spazio decisionale a tutti perché i quattro fratelli, perfettamente coalizzati, sistematicamente le dimostravano come lei non fosse capace di fare nulla di buono.
    Scivolò verso la disistima di sé ed un profondo sgretolamento della sua già poca sicurezza. Lontana dal suo mondo e da chi le voleva veramente bene, costretta a subire, giorno dopo giorno, soltanto parole di critica e di disprezzo, perse, sia pure lentamente, la sua identità.
    Si era consegnata debole ed indifesa alla crudeltà mentale del marito e si sentiva spenta, inaridita, ingabbiata nella sua routine senza scampo.


    .............................. continua …...........................

  4. #14

    Il viaggio di Nerina- Annella vittima di un brutto incidente... .

    Il viaggio di Nerina- Annella vittima di un brutto incidente... .



    Il racconto di zia Rocca.




    Annella, per far fronte a tanta miseria che la stava perseguitando anche ad Avigliana, per aiutare il bilancio familiare e poter disporre di qualche spicciolo, cominciò ad allevare dei conigli. Per questo motivo, si recava nei campi vicini, con la sua piccola, per raccogliere l'erba, ma un brutto giorno, sul ciglio di una strada di campagna, fu travolta da un motocarro che trasportava un carico di tavole sporgenti e fu ricoverata in ospedale in gravi condizioni.campagna.jpg
    La convalescenza fu lunga soprattutto per le gravi lesioni che aveva riportato alla testa; successivamente, con il denaro riscosso dall'assicurazione ed altri pochi risparmi, si comprarono una casa e del terreno in una cascina.>>
    A questo punto del racconto ebbi un sussulto: mi raddrizzai sulle spalle e serrai le labbra, poi distolsi un po' lo sguardo
    dalla zia e strinsi i pugni che lentamente ritraevo in grembo, sotto il tavolo. Zia Rocca se ne accorse.
    <<Che c'è?>>Disse passandosi le dita tra i capelli.
    <<Non sapevi di quell'incidente?>>
    Scossi la testa in segno di diniego. Lei mi guardò benevolmente e continuò:
    << Se lui fosse stato un uomo onesto quella casa l'avrebbe
    intestata alla moglie.
    Lei era così sottomessa alla volontà del marito ed alla sua
    pretesa superiorità che accettava tutto mortificata e rassegnata ma non era scema e non poteva essere certo felice di quella situazione.
    Per fortuna i cognati, ad uno, ad uno, nel giro di due anni si
    sposarono tutti e se ne andarono con le loro mogli. C'erano,
    però, altri problemi: animali da accudire, bambini molto piccoli da crescere e, ogni domenica, una gran quantità di gente a
    tavola. Si trattava sempre dei parenti di suo marito, compresi i
    suoceri, che nel frattempo avevano lasciato il paese natìo per
    stare vicino ai figli.
    Ognuno di quegli uomini era un buon bevitore di vino, soprattutto il suocero che da giovane doveva essere stato un bell'uomo, ma ora era rugoso e cattivo. Egli aveva il naso
    rubizzo, il volto quasi rosso ed i tratti grossolani; bestemmiava, era iracondo, svagato, ottuso, insomma era un alcolizzato... Quel vecchio, nell'ebrezza, pronunciava i peggiori sproloqui; così, per esempio, orgoglioso com'era di aver messo al mondo ben quattro figli maschi, spesso si rivolgeva loro dicendo: "Ma insomma che cosa fate la notte? Datevi da fare in modo che le vostre mogli vadano sempre con la pancia piena!!..."
    E purtoppo, di tutti i figli, l'unico che prese alla lettera
    le esortazioni paterne fu proprio Arturo perché Annella, dopo le
    nozze, quando non era incinta allattava...
    Tu sei la quinta figlia, perché un'altra bimba, nata prima di
    te, morì durante il parto.
    Anche allora c'era la possibilitàdi abortire, sia pure clandestinamente, e quando la tua mamma aspettava te, se avesse voluto farlo, le sarebbero bastate cinquemila lire.
    La sua coscienza, però, certe cose non le ammetteva, anzi, benché si sentisse stanca, sfinita e sfiancata dalle continue gravidanze, stava attenta a non ingerire medicinali, cibi e bevande che avrebbero potuto nuocerti, e si asteneva da comportamenti che avrebbero potuto compromettere il buon esito della gravidanza.
    Intanto lui sperava sempre che nascesse un figlio maschio....
    Nove mesi sono lunghi e solo una mamma può comprendere queste cose!....
    Voi siete quattro figlie e avete succhiato tutte il latte dal suo seno!... Non vi trascurava per nessun motivo e, fino a quando vi ha cresciuto lei, avete vissuto tutte in buona salute: mai avete avuto una febbre, né mai una tosse. Vi invidiaì
    vano tutti.>>
    Zia Rocca, presa dal fervore, aveva alzato un po' troppo il tono della voce ma ora, quasi per aggiustare il tiro e ritornare ad un discorso pacato, fece una pausa, si massaggiòlievemente il collo, si calmòe proseguì a bassa voce:
    << Cara, bella nipote mia.....Il racconto è lungo, ma è necessario che tu conosca per intero la storia della tua mamma,
    altrimenti non riuscirò a farti capire i motivi per cui non
    posso credere a tutte le cattiverie che sono state dette sul suo
    conto.>>


    .............................. continua …...........................

  5. #15

    Il viaggio di Nerina- Anni '50: zia rocca racconta la sua vita a Casalnuovo

    Il viaggio di Nerina- Anni '50: zia rocca racconta la sua vita a Casalnuovo


    La zia era turbata, si passò nuovamente una mano sul collo e si schiarì la voce che le si era velata.
    Io, che finora l'avevo ascoltata in religioso silenzio, le chiesi con un filo di voce:
    <<Zia, eri anche tu ad Avigliana?>>
    <<Per i primi anni no, perché sono arrivata lì nel '60; quindi alcune cose le ho viste direttamente ed altre me le ha racconta te mia sorella. Nicola non voleva lasciare Casalnuovo.
    Nessuno lascia il paese natìo a cuor leggero, ma per noi è stato particolarmente difficile perché quel borgo e quella campagna hanno un fascino misterioso, irresistibile......
    Il nostro terreno si trovava a nord del paese, dove i campi declinano dolcemente verso un canale detto “di Don Nicola”, quello che gira a semicerhio intorno alla collina.
    Di fronte ci sono i monti del Molise, sempre lussureggianti di vegetazione e, nelle giornate chiare, senza foschìa, si vedono anche, in lontananza, i ghiacciai della Maiella. fontana rurale.jpg
    Qua e là, sui monti, fra i querceti ed i campi seminati, ci sono ancora molte antiche masserie che potrebbero raccontare la storia di un intero popolo.
    Da quelle parti, chissà per quale prodigio della natura, tira quasi sempre un venticello asciutto, che rende l'aria pulita ed il respiro piacevolissimo; inoltre, passeggiando per quelle strade di campagna, ci si imbatte spesso in fontanelle rudimentali da cui sgorga un acqua buonissima e pura.caccetta.jpg
    Per la mia famiglia non era facile la vita, ma ci accontentava mo e non avremmo mai voluto lasciare quell'angolo di paradiso.fortore.jpg
    Mio marito pensò di poter risolvere i nostri problemi economici allevando polli e riuscì ad organizzare un bel pollaio, dopo aver comprato, per corrispondenza, un'incubatrice e delle uova di una razza speciale.
    Il nostro allevamento era unico nella zona.
    Inizialmente riuscimmo ad acquistare anche dell'ottimo ecchime a buon prezzo, ma poi non ci fu più possibile ed i guadagni furono scarsi.
    Era anche molto difficile lo smercio dei prodotti, perché ancavano delle buone vie di comunicazione con i paesi vicini.
    Comunque tiravamo avanti, sia pure a fatica.
    I bambini crescevano poveri ma felici, perché il traffico automobilistico era scrso ed essi, appena cominciavano a sgambettare, potevano scorazzare tranquillamente per ogni via.
    Ogni sera, poi, c'era per le strade un carosello di giochi di bimbi con un repertorio di filastrocche e cantilene che si tramandavano di generazione in generazione.
    Quanti bambini!... Se fossero cresciuti tutti lì oggi in Puglia ci sarebbe un'altra bella città.
    Nessuno di noi si rendeva conto che eravamo gli ultimi testimoni di una civiltà millenaria che stava declinando.
    Lo svuotamento del paese era iniziato già da tempo ma, dopo il '60, ce ne andammo in massa.... Infatti la radio, che ormai c'era in tutte le case, e la televisione, che attirava molti clienti nei locali pubblici, diffondevano immagini e notizie di un mondo ricco e comodo, che ognuno confrontava con la propria vita quotidiana.
    C'erano in paese già dei genitori che erano rimasti soli
    perché i figli, sempre numerosi, erano emigrati per motivi di lavoro e, proprio vicino casa nostra, abitava un'anziana signora,'scia Rusinella, che, sospirando, rispondeva a chi le chiedeva notizie dei suoi figli:
    "Stanno a Torino, tutti a Torino. Io li aspetto tutto l'anno, loro vengono, stanno otto giorni e vanno via. Passano veloci in casa mia come una folata di vento e per me ricomincia un altro anno di attesa."
    Nicola, osservando tutte queste cose, cominciò a pensare che forse sarebbe stato meglio anche per noi partire, perché avevamo bisogno di soldi per far studiare i figli e con la sua attività non riusciva a guadagnare abbastanza. Anche se non potevo dargli torto, non ero d'accordo e non riuscivamo a deciderci. Fu un ladro che decise per noi: in una notte sparirono tutti i polli!...
    Maledetto ladro!....

    Il diavolo usa tutti i mezzi per realizzare i suoi progetti!


    .............................. continua …...........................

  6. #16

    Il viaggio di Nerina- Anni '60: le due sorelle Rocca e Annella, si ritrovano ad Avigl

    Il viaggio di Nerina- Anni '60: le due sorelle Rocca e Annella, si ritrovano ad Avigliana





    Il racconto di Zia Rocca

    Mio marito andò via; si recò ad Alpignano, un altro paese in provincia di Torino, perché là si era raggruppato un terzo degli antichi abitanti di Casalnuovo ed alcuni amici gli offrirono
    ospitalità e gli trovarono anche un lavoro alla fornace.
    Per noi era una buona soluzione e, se fosse rimasto là, non sarebbero successi tanti guai.
    Con Arturo, il marito di Annella, a causa di un malinteso, non eravamo in buoni rapporti e Nicola, dopo alcuni giorni, pensò di recarsi a fargli visita per fugare inutili rancori.
    Questi, per quanto possa sembrare strano, l'accolse festosamente e fece di tutto per convincerlo a rimanere ad Avigliana.
    Tale accoglienza fece piacere a mio marito che pensò, molto semplicisticamente, che la taccagneria e la litigiosità che il cognato aveva dimostrato in passato fossero stati causati solo dalla povertà, e che ora egli era estremamente espansivo, ospitale e generoso perché aveva finalmente risolto i suoi problemi. In realtà non era così e Nicola, che scemo non è, avrebbe potuto e dovuto riflettere di più prima di accettare le sue offerte. I proverbi antichi non falliscono mai:" Gente sciamannara né pi amici, né pi cumpari..."
    Ricordatelo bella mia, perché è importante....
    Arturo era orgoglioso della sua casa e di quanto era riuscito a realizzare in così breve tempo. Spiegò a mio marito che lì avrebbe avuto un posto per dormire comodo perché, essendo l'abitazione disposta su due piani, era ben disimpegnata, e inoltre c'era la possibilità di poter lavorare già dall'indomani come manovale edile, presso la stessa ditta dove lavorava lui.
    Nicola si lasciò convincere ed accettò.
    Fu suo ospite per circa un mese: il tempo necessario per trovare una casa d'affitto e trasferire tutta la famiglia.
    Alla fine di giugno anch'io ero là con i bambini.
    Mio marito aveva fatto tutto in fretta per far pesare il meno possibile la sua presenza in casa del cognato.
    Successivamente abbiamo vissuto due anni di serenità.
    Con Annella andavo molto d'accordo; eravamo contente di esserci ritrovate nello stesso paese e ci aiutavamo a vicenda in tante piccole cose.
    Spesso la sera, all'ora di cena, mi ritrovavo suo marito in casa e siccome eravamo a tavola era d'obbligo, per me, invitarlo con un: "Favorisci".
    Lui si sedeva e mangiava, poi andava da sua madre e lì continuava a rimpinzarsi. A tarda notte si ritirava a casa sua, un po' brillo, e non sempre si era ricordato di comprare il pane.
    Quando non cenava con noi era sicuramente a tavola presso qualche altra famiglia della sua "tribù", ma non con la moglie ed i figli; era quello il suo modo di vivere: uno sciampagnone debosciato, detto all'uso paesano, e povera quella sorella mia che c'è
    capitata.
    Noi siamo gente onesta da tante generazioni; abbiamo sangue buono nelle vene e tu, Nerina, ne sei la conferma, perché, nonostante tutto quello che hai patito, sei una ragazza a posto.
    Anche mia sorella era una donna onesta ma, in mano a lui, era diventata "puttana"...
    Quando racconto queste cose, a chi non mi crede sai che dico? Che ci capiti!.....>>
    Zia Rocca aveva quasi gridato la sua rabbia mentre due lacrimoni prepotenti le bagnavano il viso. Si asciugò con un grosso fazzoletto, poi si soffiò il naso, sorseggiò un po' d'acqua e, quasi mormorando, con la voce arrochita ricominciò a parlare.
    << Non le dava mai un soldo, solo di tanto in tanto le affidava qualche mille lire per piccoli acquisti, ben determinati, che non poteva fare lui.
    Una volta Annella comprò una caffettiera con le uova: un baratto.
    Lei voleva bene a me e soprattutto a voi; un giorno passò da casa mia con tre gelati che già si stavano sciogliendo:
    "Che cosa devi fare con quei gelati?" Le chiesi.
    "Li devo portare alle bambine che ho lasciato a casa, vado di fretta e non avevo in programma di passare da te ma ci ho ripensato: “sono arrivata fin qua e non saluto mia sorella?'"
    Ci salutammo e andò via, di corsa.... Questa era la nostra educazione...>>
    <<Zia, zia, scusa.>> La interruppi. << Conosco quella cascina, so dov'è. E' abbastanza lontana dal paese. Mia madre veniva a piedi a casa tua?>>
    << No! Questa è un'altra cosa.... Aveva imparato a guidare la bicicletta e, per una come lei, fu una grande conquista perché a Casalnuovo non era una cosa permessa alle donne. Lei, invece, era brava perché vi agganciava dietro anche un carrettino che
    le serviva per andare a ritirare il mangime per gli animali.>>
    << Zia, ascolta, scusa, ma vorrei sapere....>>
    << Non ti preoccupare, dì... Tutto quello che so te lo posso raccontare tranquillamente....>>
    << Ecco, vorrei sapere questo: tutte le volte che lei lasciava la cascina per andare in paese, noi bimbe restavamo sole?>>
    <<Ah!... Sapessi.... Abitava una signora nella stessa cascina, una Piemontese, tanto buona; lei fu il vostro Angelo Custode: spesso prestava il pane alla tua mamma perché voi avevate fame e vostro padre si era dimenticato di comprarlo!....
    Era lei stessa che si offriva per darvi uno sguardo quando era necessario.>>
    << Era forse la signora Laura?>> Chiesi ansiosa.
    <<Si, brava, Laura si chiamava, si. Ché, la conosci?>>
    << E' stata la prima persona che mi ha dato notizie della mia famiglia. Abbiamo parlato a lungo.>>
    << Ah!... Ma allora è proprio come ho detto prima: è un Angelo Custode che il Signore vi ha messo lì.
    Come sta, sta bene? Gli anni saranno passati anche per lei, piacerebbe anche a me rivederla.>>
    <<Sta bene ed è ancora buona e gentile come hai detto tu.>>
    ...Ci fu una pausa.

    .............................. continua …...........................

  7. #17

    Il viaggio di Nerina- 20 aprile del '61...è nata un'altra femmina!

    Il viaggio di Nerina- 20 aprile del '61...è nata un'altra femmina!


    Vidi zia Rocca masticare qualche nocciolina e rimasi pensosa ed in religioso rispetto. Di tanto in tanto giravo lo sguardo intorno e sorridevo mestamente a qualcuno dei bambini presenti. Finalmente la zia, mescendo svogliatamente la birra nei bicchieri, proseguì il suo racconto.
    << Il venti aprile del '61 nascesti tu: femmina!.... Con te
    adesso avevano radunato quattro femmine!... Che delusione per
    quell'energumeno di tuo padre! Con quel ritmo avrebbe potuto
    riempire un convento, altro che figli maschi!...
    Il nome che ti hanno dato, poi... la dice lunga!
    Secondo me, certe volte, è proprio il diavolo che si diverte.
    Magari, chissà, sarebbe bastato semplicemente che fosse nato un maschio e tante chiacchiere non ci sarebbero state. Comunque, a parte la delusione, non notammo niente altro di strano, perché tu crescevi bella e robusta e tutto era tranquillo.


    .............................. continua …...........................

  8. #18

    Il viaggio di Nerina- nella primavera del '62 un fuoco che covava sotto la cenere ...

    Il viaggio di Nerina- Il racconto di Zia Rocca: nella primavera del '62 un fuoco che covava sotto la cenere divampo' spaventosamente!





    Tu avevi già un anno quando, in una splendida mattina di primavera, mentre noi eravamo ancora a letto e sentivamo i passeri sul davanzale della finestra, qualcuno bussò vigorosamente alla porta.
    Nicola si vestì in fretta ed uscì per primo.
    Era una cosa davvero insolita, per le abitudini della nostra famiglia, essere svegliati a quell'ora.
    Pensammo a qualche disgrazia, invece....
    Era Arturo che si era alzato così di buon ora, per venire ad accusare mio marito di una cosa assurda: diceva che tu assomigliavi in modo straordinario a mio figlio Lino (hai capito? Più che a mio marito, tu assomigliavi al mio bambino più piccolo), per questo motivo lui aveva riflettuto a lungo ed era arrivato alla conclusione che, in realtà, tu non eri figlia a lui ma a Nicola!....
    Roba da matti!... Se avesse sorpreso insieme la moglie ed il cognato in atteggiamento equivoco, se avesse avuto dei sospetti per il loro comportamento, l'avrei potuto pure capire; ma così, dopo quasi due anni, solo perché due bambini si assomigliano!...
    Mio marito cercò di dissuaderlo come meglio gli fu possibile ma quello non capiva ragioni, era collerico, intransigente e fermamente convinto che fosse meglio la morte (degli altri naturalmente), che il disonore.
    Seppi poi che quella notte per Annella fu un inferno, perché lui, incapace di controllarsi, la minacciò e la picchiò.
    Anche se i rapporti fra le nostre famiglie furono bruscamente interrotti, dopo un breve periodo di disorientamento, decisi di andare incontro ad Annella.
    L'aspettai davanti all'edificio scolastico, all'uscita dei
    bambini dalla scuola, e non mi fu facile dialogare con lei perché le sue parole e le frasi che pronunciava, non sempre avevano una sequenza logica ed era incapace di dare risposte sensate a domande precise.
    Non mi ascoltava, aveva lo sguardo fisso nel vuoto e sembrava un animale spaurito; aveva il cuore gonfio e tanta voglia di piangere, malediceva il giorno in cui si era presentato Nicola a casa sua, cercava una soluzione ai suoi problemi e non riusciva a trovarla.
    Mi accorsi che nel suo cuore l'angoscia aumentava di minuto in minuto, che si sentiva la gola secca e la bocca amara. Era in preda ad una disperazione furiosa, senza illusioni perché si sentiva con la testa nel sacco e vedeva oscurità.
    Ecco il risultato: lei aveva sopportato ogni dispotismo del marito senza ribellarsi ed ora non poteva fare più nulla perché viveva in una casa dove si soffriva sinceramente e si supplicava invano.
    Ebbi la certezza che mia sorella si trovava al centro di un pasticcio da cui non poteva uscirne da sola in quanto le mancavano una cultura adeguata e le capacità intellettive necessarie per fronteggiare una simile situazione. Ella doveva combattere non solo con suo marito e con tutta la sua tribù che, in coro, l'accusavano, ma temeva che non le credessi nemmeno io.
    Di questo si sbagliava.
    E' chiaro che avevo prima di tutto il dovere di salvaguardare il mio nucleo familiare perché quell'animale di Arturo minacciava di morte mio marito, ma studiai come fare per darle una mano.
    Sarebbe stata necessaria una terza persona di famiglia per aiutarla, ma chi? Non avevamo nessuno.
    Povera sorella mia! Era bella e buona ma a che le è servito?
    A volte nella vita occorre la forza di un demonio per superare gli ostacoli e lei non l'aveva.


    .............................. continua …...........................

  9. #19

    Il viaggio di Nerina- la calunnia di un'intera tribù e la distruzione generale di....

    Il viaggio di Nerina- la calunnia di un'intera tribù e la distruzione generale di un mondo intero!.



    Il racconto di Zia Rocca








    Decisi di affrontare il problema alla radice: andai a far
    visita ad una certa donna... Sua suocera!
    Certamente quella lucciola sapeva com'era nata una tale calunnia....E infatti... Incontrai nella sua casa anche alcune cognate di Annella (del resto abitavano tutte nello stesso condominio, in prossinmità di Piazza Conte Rosso..) ed insieme discutemmo a lungo della questione.
    Parlarono tutte liberamente e con veemenza perché, dando per scontato il tradimento, credettero che anch'io mi sentissi mortalmente offesa sia da mio marito che da mia sorella.
    Fu così che seppi tutto.
    La calunnia era partita da sua cognata Memena e fu un modo come un altro per spostare su un'altra persona di famiglia delle accuse che inizialmente erano rivolte a lei. Infatti anche Memena aveva ospitato in passato un cugino e succedeva spesso che, a mezzogiorno, tale signora si trovasse a pranzo con lui e non con il marito, che invece lavorava.
    La suocera, che abitava a rimpetto, osservava tutto ed accumulava rancori: "Mio figlio sgobba sul lavoro e quella, tutti i giorni, si sbafa in compagnia del cugino..."
    Alla fine Memena veniva indicata come la "puttana di Foggia",
    anche perché aveva un figlio che assomigliava a quell'uomo.
    Lei aveva schivato quell'insulto come meglio aveva potuto per tanto tempo, poi, quando, guardandosi intorno, si accorse che anche Annella aveva una bimba che assomigliava al cugino, sbottò:
    "Puttana io? E' puttana quella che ha la figlia che assomiglia
    tanto a Nicola. Guardate anche l'ultimo bimbo di lui e ne avrete la conferma."
    Bastò questo per alimentare tutta una serie di pettegolezzi che ha portato la tua famiglia, cara bella nipote mia, alla rovina.
    Dopo qualche giorno tua madre venne con te a casa mia per chiedere aiuto.
    Entrò quasi senza bussare e ci guardò disperata mentre il cuore le batteva furiosamente nel petto. Era allarmatissima e si rivolse a Nicola dicendo:
    " Hanno deciso di far fare l'analisi del sangue a tutti: a me, a te, e a Nerina.
    Quelli me la faranno morire questa bambina. Che cos'è
    quest'analisi? La mia bambina non la potrà certo sopportare. Io non voglio, non voglio!...."
    Adesso può sembrare una cosa stupida, ma allora le analisi del sangue non erano molto diffuse e facevano paura un po' a tutti, specie poi se si trattava di farle ad una creatura di appena un anno. Tieni presente, poi, che noi avevamo visto morire nostra
    madre dopo un salasso....
    Mio marito cercava di rassicurarla e di farle coraggio dicendole:
    " Non ti preoccupare, nessun dottore farà ad una bambina sana, qualcosa che le possa nuocere."
    Annella non si convinceva, era spaventata e ribatteva:
    "Lui l'ha già rifiutata ed anche se è ancora così piccola lei sente il rifiuto. Crescetemela voi, per favore, starò tranquilla se me la crescerete voi..."
    Nicola non era d'accordo:
    "Sei matta? Come posso prenderla in questa situazione? Sarebbe come accettare le loro accuse. Se è figlia a lui perché me la devo tenere io?"
    Tua madre piangeva, singhiozzava e più volte ripeteva:
    " Tu mi devi aiutare, perché mi trovo in questo pasticcio a causa tua. Se tu non fossi mai entrato in casa mia tutto questo non sarebbe accaduto."
    Nicola era molto dispiaciuto, ma non sapeva come aiutarla e ripeteva:
    " Non è prendendomi la bambina che ti posso aiutare, anzi così alimenterei i loro dubbi; lui si deve convincere che sta sbagliando e che la somiglianza è dovuta al fatto che noi due siamo cugini, figli di due fratelli.
    Mentre loro discutevano ti presi in braccio e non so quante volte ti baciai. Eri una bimba deliziosa, per nulla viziata, ascoltavi muta con due occhioni attenti e spalancati, e sembrava quasi che tu già capissi la gravità della situazione.
    Era vero che assomigliavi tanto a mio figlio, ma crescevi molto più robusta e più alta; si vedeva, già allora, che la tua crescita era diversa.
    Tornaste a casa, ma la tua mamma era più sconsolata che mai.
    Intanto la notizia dello "scandalo" aveva fatto il giro del paese e, per Arturo, sentirsi additare come "cornuto" era insopportabile.
    Vista la situazione, appena ne ebbi l'occasione, gli andai incontro e gli feci una proposta. Gli dissi:
    "Noi siamo già emigrati una volta, questo non è il nostro paese, spostiamoci di nuovo con le nostre famiglie: noi ce ne andiamo da una parte e voi da un'altra. Cerchiamo di salvare il salvabile; il tuo è soltanto un dubbio, frutto di un pericoloso pettegolezzo. Col tempo ti accorgerai che questa è la soluzione più saggia. Hai quattro bimbe che hanno bisogno della loro mamma".....
    Arturo, però, non mi volle ascoltare, quello che io mettevo in dubbio per lui era una “certezza” e poi... era troppo attaccato alla sua tribù... Era stato lui, primogenito di tutti i fratelli, che si era adoperato per radunare tutto il suo clan familiare lì, ed ora che l'obbiettivo era stato raggiunto, non voleva allontanarsene.


    .............................. continua …..

  10. #20

    Il viaggio di Nerina- La denuncia ai carabinieri e l'addio definitivo fra le sorelle.

    Il viaggio di Nerina- La denuncia ai carabinieri e l'addio definitivo fra le due sorelle.



    Il racconto di zia Rocca


    L'atmosfera diventava sempre più minacciosa tanto che credetti opportuno denunciare tutto ai carabinieri.
    Feci una denuncia analitica, cautelativa, indicando i nomi ed i cognomi di tutti i membri della famiglia che, con le loro chiacchiere, avevano dato vita al dramma.
    Non ritenni opportuno procedere con la querela perché speravo molto in un'azione "diplomatica" delle forze dell'ordine, che, infatti, chiamarono in caserma per un colloquio tutte le persone che avevo denunciato e, alla fine, chiamarono anche me:
    " Cara signora." Mi dissero dopo un breve colloquio, ".... è una brutta situazione; è importante tener conto anche della psicologia delle persone che vi stanno di fronte per evitare guai peggiori. Si tratta di gente ignorante che può diventare anche pericolosamente violenta e lei, signora, non può aiutare sua sorella più di quanto abbia già fatto. E' suo dovere stare vicino a suo marito perché avete anche voi dei bambini da cre-
    scere, anzi, sarebbe meglio se ve ne andaste lontano, al riparo da questa storia."
    Ne parlai a Nicola che, nel frattempo aveva trovato un buon lavoro alla Duco e si sentiva finalmente realizzato.
    Egli aveva sofferto tanto prima di trovare quel posto in fabbrica ed ora non aveva proprio voglia di lasciarlo per andarsene via, ma, proprio in quel periodo, la stessa società stava costruendo il petrolchimico di Brindisi, dove avevano bisogno di personale qualificato. Inoltre la Duco di Avigliana doveva essere demolita, perché era troppo vecchia ed anti-economica e, nel giro di qualche anno, tutti i dipendenti dovevano essere trasferiti in un'altra sede.
    Non era questo un segno della Provvidenza?
    Anche Arturo era stato assunto dalla stessa fabbrica ma lui, anziché cambiare residenza, preferì licenziarsi e, con i soldi della liquidazione, avviò una rivendita di frutta e verdura.
    Noi venimmo a Brindisi, cioé Nicola venne a lavorare a Brindisi, ma di fatto lui fa una vita da pendolare perché per noi tutti di famiglia lui stesso ha scelto, come vedi, l'aria pura di in questa splindida campagna.
    Partì prima mio marito, prese lavoro, poi trovò una casa d'affitto e, dopo un paio di settimane, lo raggiunsi anch'io con i bambini. Prima di partire, però, andai ad aspettare Annella al solito posto ed alla solita ora: davanti all'edificio scolastico, all'uscita dei bambini.
    Era un addio!....
    Mi ero occupata di lei quand'era piccolissima e l'avevo guidata quando si doveva sposare, ma ora che per la terza volta aveva bisogno di me, dovevo scegliere: o lei o mio marito!....
    Cercai di darle qualche consiglio, le dissi:
    "La casa dove abiti si può dividere agevolmente in due piccoli appartamenti ed è intestata sia a te che a tuo marito; se lui ti dovesse ripudiare non dovrai assolutamente abbandonarla: ti sceglierai le tue cose e ti sistemerai in una parte di essa.
    Qui ad Avigliana ti sarà facile trovare un lavoro e così potrai stare vicino alle tue bambine. Se sarai forte e capace di far valere i tuoi diritti col tempo verrà anche la pace, ne sono sicura.... Del resto è una cosa che hai già fatto a Casalnuovo quando morì la mamma, ti ricordi? Ti ricordi quando, a soli diciassette anni, ti isolasti nella tua stanza con i pochi mobili della mamma e poi hai vissuto da sola fino alle nozze?
    Ora ti tocca fare la stessa cosa... Ognuno ha il suo destino.... Se Arturo ha ancora un po' di cervello non ti dovrebbe più picchiare, perché c'è già una denuncia ed i carabinieri sono informati di tutto; però, se si dovesse azzardare a toccarti, non esitare a denunciarlo perché qui non hai più nessuno che ti possa difendere."
    Lei mi ascoltava desolata, con quello sguardo strano, un po' assente.... Si era ridotta davvero male, bastava osservarla come vestiva, come si muoveva....
    Il dolore cupo aveva scavato dentro la sua mente un vuoto nel quale era caduto tutto il suo mondo. Si sentiva una nullità e temeva, o forse sperava, una disgrazia improvvisa che le togliesse la coscienza dei suoi guai; anzi, a giudicare da come mi apparve, era come se si sentisse già invasa da una languidezza mortale....
    Si era già opposta con ribellione impotente al crollo improvviso della sua famiglia e non dava più importanza a me che cercavo di scuoterla per farla reagire. Le dicevo che era necessario trovare la forza morale e fisica per risolvere alla meglio la situazione, ma lei non mi dava retta.
    Ci salutammo e né io, né lei avremmo mai immaginato che non ci saremmo più riviste.>>
    Mentre l'ascoltavo in silenzio, stordita, quasi annicchilita, zia Rocca, raccontando, aveva dato sfogo ad un dolore a lungo soffocato. Ora sentimmo entrambe il bisogno di alzarci e passeggiare un po' per alleviare una certa oppresione che ci sentivamo nel petto. Intanto i bambini ci saltellavano intorno
    e noi rispondevamo ai loro cinquettii senza slancio e con parsimonia di linguaggio. Di tanto in tanto mi chinavo per raccogliere qualche fiore di campo e ne feci un mazzetto variopinto ma la zia quasi si offese perché intendeva raccogliere, per me, i più bei fiori del suo giardino.
    Il crepuscolo era ormai prossimo. Il cielo splendeva dei colori accesi del tramonto, ma l'aria si era fatta più opaca ed un venticello alleviava la calura estiva.
    Le colline circostanti si facevano sempre più scure ed una farfalla notturna svolazzava intorno a noi.
    Per quanto cercassi d'impormi la calma, i miei pensieri si facevano sempre più tumultuosi perché non avevo ancora saputo la cosa più importante e cioè: com'era arrivata mamm'Annella ad abbandonare me? E perché, poi, era sparita così?



    .............................. continua …...........................

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