Il giorno delle nozze a Casalvecchio di Puglia (FG)



Casalvecchio di Puglia è un paese di origine arbrësche e, inizialmente, tutti i riti religiosi del borgo erano di tipo greco-bizantino; col tempo, però, essi sono stati indotti a lasciare il loro credo originario e ad accodarsi (integrazione!) alla religione romana.
Tuttavia, ancora oggi, qualcosa è rimasto, fra i loro usi e costumi, che ricorda le loro antiche origini.
Nel linguaggio comune Arbrëshe si dice ancora oggi, per una coppia che si sposa , “vegnen kuror” che significa “mettere la corona”.
Il motivo di questa espressione di uso corrente è semplice: nel rito greco-bizantino il celebrante scambia per tre volte le corone in testa agli sposi a voler significare l'indissolubilità dell'unione.
Fino a non molti anni fa c'erano regole molto rigide da rispettare anche durante il fidanzamento.
Bisogna evitare di accoppiarsi prima del matrimonio, soprattutto se si trattava di giovani appartenenti a famiglie di ceto diverso e, se succedeva e poi il ragazzo si rifiutava di “riparare” con il matrimonio al danno, era un'affronto che si risolveva in modo cruento.

Nelle famiglie numerose i figli si dovevano sposare per ordine di anzianità e, se accadeva che la sorella più piccola si doveva sposare prima, era necessario il permesso della sorella più grande.
Il primo figlio maschio, anche se era più grande, doveva sposarsi dopo il matrimonio della prima sorella.
Anche la situazione finanziaria di partenza dei novelli sposi era soggetta e regole ben precise. Lo sposo doveva garantire la casa di abitazione, anche se in affitto; la sposa pensava al corredo e all'arredo, ma i mobili erano ridotti al minimo: una madia, un tavolo, qualche sedia, un letto ed una cassapanca (l'armadio era già un lusso).
Le donne portavano in dote anche tutto il vasellame di cucina e la conca di rame per andare ad attingere l'acqua.
Il corredo (la dote della sposa), veniva esposto al pubblico otto giorni prima del matrimonio e doveva essere sufficiente per tutta la vita, ma a seconda delle possibilità delle varie famiglie di appartenenza, c'erano corredi molto poveri (in serie di 4 pezzi per ogni capo di biancheria) ed altri più ricchi e pregiati (da 6, 8 e fino a 24 pezzi per ogni capo di biancheria).
Prima di portare il corredo e tutta la dote della sposa nella casa allestita dallo sposo, era normale firmare un documento (il contratto di matrimonio) in cui si elencavano, analiticamente, tutti i pezzi ed il relativo valore, di proprietà della sposa.
La biancheria esposta al pubblio prima delle nozze era poi ben sistemata in appositi cesti intrecciati e trasportata, in testa, dalle parenti della sposa, con una vera e propria sfilata, e il tutto si concludeva con un pranzo offerto dalla mamma dello sposo.
L'abito della sposa era a cura della mamma dello sposo, ed era sempre lei che doveva provvedere al pranzo di nozze.
Il giorno delle nozze i parenti stretti dello sposo si facevano il giro di tutte la case degli invitati per accompagnarli alla festa.
Lo sposo, insieme a tutti i suoi familiari, si recava a piedi a casa della sposa e poi, tutti insieme, a coppia, seguendo un ordine ben preciso e stabilito nei giorni precedenti, andavano in chiesa per la cerimonia. All'andata si disponevano, nel corteo, dietro gli sposi, prima i parenti della sposa; all'uscita della chiesa, dopo la cerimonia, si faceva l'inverso. Stranamente, però, la mamma della sposa era esclusa dal corteo e dalla cerimonia in chiesa!
Durante il corteo gli invitati lanciavano confetti a destra e a manca per far felici i ragazzini che aspettavano curiosi, ai bordi delle strade.
Prima di arrivare a casa per il pranzo, gli amici più stretti della coppia si premuravano di sbarrare la strada con un nastro ed un tavolo con una bottiglia di liquore e dolci e, per passare, gli sposi dovevano bere e dare un regalo in denaro agli occupanti.
Tornati a casa , la mamma dello sposo attendeva i giovani sulla soglia e li avvolgeva entrambi con un laccio d'oro che poi donava alla sposa.
Il pranzo era organizzato in case private.
Prima di mettersi a tavola, anche gli sposi lanciavano, ai bimbi in festa che si radunavano nel vicinato, confetti, dolcetti e monetine.
La vera festa si svolgeva a tavola e si concludeva a tarda notte con canti, balli e danze varie. Durante i balli era normale avvolgere gli sposi con le stelle filanti (quelle che, di norma, si usano a carnevale), e non era insolito che, qualche burlone, ne inventasse di tutti i colori per movimentare la festa.
Finita la festa, gli sposi andavano nella loro nuova casa che era piena di adeguate provviste per vivere senza uscire da casa, per almeno otto giorni.... perché per otto giorni essi dovevano vivere in isolamento; poi uscivano per andare in chiesa e lei indossava il suo “secondo abito di nozze”.


Tratto dal libro
di Mmichele Boccamazzo
Riscopriamo le nostre radici arbëshe
Casalvecchio di puglia