LA “ZITA” DI TURRE (di Torrepaduli) e LA “ZITA” DI PULSANO
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* Torrepaduli è l’unica frazione di Ruffano in provincia di Lecce.
Due fidanzati volevano sposarsi nella chiesa Madre di Torrepaduli, così prima del loro matrimonio organizzarono ogni cosa per bene affinché tutto andasse per il meglio.
La sposa il giorno delle nozze era felice e raggiante: aveva indossato un abito bellissimo; come del resto anche lo sposo.
Lui arrivò per primo in chiesa con i suoi familiari e con i suoi amici e dopo qualche minuto arrivò anche la sposa.
Tutto sembrava perfetto. Ma ben presto si trovarono di fronte ad un grande problema. Lei non riusciva ad entrare in chiesa perché era troppo alta. (Proprio come successe alla “zita di Pulsano”
La soluzione arrivò dai suoi parenti che gli consigliarono di risolvere il problema tagliando la testa alla sposa, in modo che potesse entrare in chiesa. E lui così fece.
Da questo storia surreale, tramandata da padre in figlio, deriva l’espressione ripetuta tutte le volte che un problema appare irrisolvibile.
” Comu facimu?”
” Comu fìcera a Tùrre… ca ne taiàra a càpu alla zìta!


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“La zita di Pulsano”


(Sulla vicenda della “zita di Pulsano” girano diverse versioni. Ma da accurate ricerche web e interviste ad alcuni vecchi saggi del posto, questa risulta essere la storia più accreditata.)
La storiella che dà origine a questo modo di dire tutto tarantino è ambientata a Pulsano, un paese a circa 15 km dalla città di Taranto. Durante un corteo nuziale, la sposa era sul punto di varcare la soglia della chiesa in cui doveva tenersi il rito, ma rimase bloccata all’ingresso perché la porta era troppo bassa. Immaginatevi la scena: la donna di bianco vestita, invece di fare la sua entrata trionfale fra gli sguardi ammirati e commossi dei parenti, se ne stava lì, imbarazzata e impacciata, perché non sapeva come fare a raggiungere l’altare. Quella porta troppo bassa sembrava un ostacolo insormontabile creato apposta per impedire il lieto evento, manco fosse stato premeditato da una suocera contrariata. Il corteo nuziale si inceppò dinanzi alla chiesa. Tutti coloro che assistevano all’evento, parenti e non, fecero proposte per ovviare all’inconveniente e far cominciare la cerimonia.
Il consiglio prevalente era quello di colpire a picconate la porta per renderla adeguata all’ingresso della sposa, quando qualcuno – un vero genio – si fece largo fra la folla e sollecitò la donna a chinare il capo quel tanto che bastava per accedere in chiesa.
Grazie all’illuminante proposta del nostro Einstein – scommetto che voi non ci avreste pensato, vero? – la sposa entrò in chiesa e la cerimonia si celebrò.
Da questa storia assurda ha origine l’espressione “Agghij remaste com’a zite de Puzane”, cioè inceppata per uno stupido e improvviso impedimento.
(da: TarantoMagna.it)

NOTE. Sul fatto che la zita di Pulsano si bloccò di fronte alla porta della chiesa sono tutti d’accordo. E’ l’unico dato certo che abbiamo di questa storia.
Ma perché non riusciva a passarci da quella porta?
Qui le versioni sono assai…
1. C’è chi sostiene che la sposa fosse semplicemente troppo alta.
2. Altra versione parla di un gigantesco cappello che la sposa indossava e che non voleva assolutamente togliere per vanità.
3. Altri parlano di un mattarello legato alla schiena della sposa per farla stare dritta. I contadini erano curvi.
4. C’è invece chi sostiene che la porta della chiesa fu fatta abbassare dalla suocera per impedire il
matrimonio.


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