Le parole da salvare. Una Biblioteca per la Buonsanto.

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9 Gennaio 2019


i Maila Cavaliere

Promuovere la lettura è un obiettivo che, da anni, la Scuola secondaria di primo grado BUONSANTO persegue tenacemente. “Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.”Così scriveva nel 1951 Marguerite Yourcenar nel celebre romanzo MEMORIE DI ADRIANO.E in questi anni complessi fatti di velocità e immediatezza, di disordine e messaggi contraddittori, la Scuola deve rappresentare una volta di più un punto di riferimento per i ragazzi, un luogo in cui trovare risposte, una sponda sicura nel mare agitato delle possibilità.
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Il libro è lo strumento principe di questa presa di coscienza. Non solo come mezzo per apprendere ma soprattutto come luogo dell’immaginazione, viaggio iniziatico verso mondi lontani, monumento di carta della nostra storia e delle nostre emozioni.Da anni, in quest’ottica, la Scuola Buonsanto propone incontri con autori e attività legate al libro come bene da custodire.Da alcuni anni, inoltre, aderisce all’iniziativa editoriale #IOLEGGOPERCHE# e ha accumulato, grazie ad essa, oltre 350 libri fruibili liberamente da tutti gli alunni.

Man mano che il numero dei volumi è aumentato si è fatta più urgente l’esigenza di avere a scuola un luogo deputato ad accogliere i libri, un luogo delle parole da salvare: una Biblioteca scolastica.

La Scuola e il Comune, tuttavia, non dispongono delle risorse necessarie per acquistare gli arredi.Che fare? Rinunciare? Non per la scuola che si appresta a festeggiare 50 anni di storia e che forma i ragazzi al cambiamento, alla soluzione di problemi, al riciclo, al senso della comunità e all’attenzione per il passato come nodo fondamentale per la gestione del presente e la preparazione del futuro.Così Dirigente, docenti, alunni e personale Ata si sono impegnati, hanno raccolto cassette di frutta in legno, le hanno dipinte, fissate al muro come scaffali e riempite di libri.
Hanno acquistato alcuni sgabelli, fatto stampare e appeso citazioni famose e allestito quasi a costo zero uno spazio fisico che non è solo una “piccola biblioteca instabile” ma il risultato di uno sforzo comune che crea appartenenza e genera bellezza.

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