Il cardinale Müller “corregge” la dottrina del Papa nel “Il Manifesto della Fede”


10/02/2019
Città del Vaticano
Non cita esplicitamente il Papa, ma le «correzioni» sono precise e appaiono mirate.
Nel «Manifesto della Fede» il cardinale Müller, che si firma «Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal 2012-2017», esprime forte preoccupazione su vari aspetti della Chiesa odierna a cominciare dalla crescente confusione dottrinaria, dando l'impressione di una sottintesa colpevolizzazione del pontificato di Francesco.
Il suo documento è pubblicato e rilanciato in sei lingue - insieme a una petizione di sostegno - da Lifesitenews, il sito conservatore americano che già diede ampio risalto alla richiesta di dimissioni al Pontefice da parte di monsignor Carlo Maria Viganò.



C'è chi interpreta questa iniziativa come una nuova offensiva organizzata contro Jorge Mario Bergoglio.
Il testo di Gerhard Ludwig Müller vuole essere una correzione dei presunti errori dottrinali che starebbe compiendo e trasmettendo la Chiesa del Papa argentino.
Su Lifesitenews si legge che l'intenzione del Porporato era di pubblicare il manifesto il 10 febbraio, vigilia dell'anniversario dell'annuncio della rinuncia al pontificato di papa Benedetto XVI nel 2013, e dell'ordinazione del Cardinale al sacerdozio. Ma un sito web polacco ha rotto l'embargo e dunque il documento viene rilasciato in anticipo.
Non si può non ricordare che Francesco non ha rinnovato il cardinale Müller nel suo incarico di capo della Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2017.
Müller non menziona il Papa, ma dice che «dinanzi a una sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa mi hanno invitato a dare pubblica testimonianza verso la Verità della rivelazione».
Il Prefetto emerito denuncia che «oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna». Tuttavia, compito «proprio della Chiesa rimane quello di condurre gli uomini verso Gesù Cristo, luce delle genti».
Müller, per trovare e indicare «il giusto orientamento», si affida a «Giovanni Paolo II», secondo cui «il Catechismo della Chiesa Cattolica rappresenta una “norma sicura per l’insegnamento della fede”». E sul numerose citazioni del Catechismo basa questa sua produzione.
Il testo viene diffuso anche sulla scia del «Documento sulla Fratellanza Umana - Per la pace mondiale e la convivenza comune», firmato il 4 febbraio negli Emirati Arabi Uniti da papa Francesco con il grande imam di al-Azhar Ahmed Muhammad al-Tayyib, in cui si afferma che «il pluralismo e le diversità di religione sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani.
Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi». Scrive Müller: «La differenza delle tre persone nell’unità divina segna una differenza fondamentale nella fede in Dio e nell’immagine dell’uomo rispetto alle altre religioni. Riconosciuto Gesù Cristo, i fantasmi scompaiono. Egli è vero Dio e vero uomo».
Suona la carica il Cardinale: «È con chiara determinazione che occorre affrontare la ricomparsa di antiche eresie che in Gesù Cristo vedevano solo una brava persona, un fratello e un amico, un profeta e un esempio di vita morale. Egli è prima di tutto la Parola che era con Dio ed è Dio, il Figlio del Padre, che ha preso la nostra natura umana per redimerci e che verrà a giudicare i vivi e i morti».
Lui solo «adoriamo in unità con il Padre e lo Spirito Santo come unico e vero Dio».
Il Manifesto incalza su temi come la comunione ai divorziati risposati, l'eternità dell’inferno, il sacerdozio femminile e il celibato sacerdotale.
I divorziati risposati civilmente, «il cui matrimonio sacramentale davanti a Dio è ancora valido, come anche tutti quei cristiani che non sono in piena comunione con la fede cattolica e pure tutti coloro che non sono debitamente disposti», non devono ricevere «la santa Eucaristia fruttuosamente, perché in tal modo essa non li conduce alla salvezza», afferma. Metterlo in evidenza «corrisponde a un’opera di misericordia spirituale».
E ancora: «La S. Eucaristia è “fonte e culmine di tutta la vita cristiana”.
Il sacrificio eucaristico, in cui Cristo ci coinvolge nel suo sacrificio della croce, è finalizzato alla più intima unione con Lui. Per questo la Sacra Scrittura ammonisce riguardo alle condizioni per ricevere la santa Comunione: “chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore”, dunque “Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione”».
Müller sostiene che «molti si chiedono oggi per quale motivo la Chiesa esista ancora se gli stessi vescovi preferiscono agire da politici piuttosto che da maestri della fede proclamare il Vangelo».
Poi dice: «Ogni essere umano ha un’anima immortale, che alla sua morte si separa dal corpo, però con la speranza della risurrezione dei morti. La morte rende definitiva la decisione dell’uomo a favore o contro Dio». Tutti devono affrontare «il giudizio personale subito dopo la morte: o sarà necessaria ancora una purificazione oppure l’uomo andrà direttamente verso la beatitudine celeste e gli sarà permesso di contemplare Dio faccia a faccia». Esiste però anche «la terribile possibilità che una persona, fino alla fine, resti in contraddizione con Dio: rifiutando definitivamente il Suo amore, essa “si dannerà immediatamente per sempre”». L’eternità della punizione «dell’inferno è una realtà terribile, che riguarda tutti coloro che “muoiono in stato di peccato mortale”». Tacere su queste e altre «verità di fede oppure insegnare il contrario è il peggiore inganno contro cui il Catechismo ammonisce vigorosamente».
Questo rappresenta per il Cardinale «l’ultima prova della Chiesa, ovvero “una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia della verità”». Si tratta dell’«inganno dell’Anticristo, che viene "con tutte le seduzioni dell’iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l’amore della verità per essere salvati"».
Ecco poi l’ordinazione sacerdotale, che conferisce al prete «un potere sacro»: è insostituibile perché attraverso «di essa Gesù diventa sacramentalmente presente nella sua azione salvifica». E i sacerdoti «scelgono volontariamente il celibato come “segno di questa vita nuova”.
Si tratta della donazione di sé stesso al servizio di Cristo e del Suo Regno che viene».
Poi puntualizza: «Al fine di conferire validamente l’ordinazione nei tre gradi di questo sacramento, la Chiesa si riconosce vincolata alla scelta compiuta dal Signore stesso, “per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile”. A tale riguardo, parlare di una discriminazione della donna dimostra chiaramente una erronea comprensione di questo sacramento, che non riguarda un potere terreno ma la rappresentazione di Cristo, lo Sposo della Chiesa».


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