Il carburo di calcio e il miracolo di Santa Lucia

Il carburo di calcio a contatto con l’acqua sviluppa acetilene e basta una piccola fiammella per provocare un’esplosione
Esso è liquido ma, in fondo ai recipienti che lo contengono, si possono trovare dei piccoli pezzetti di carbuo solidificati.
Tale carburo, fino agli anni ’50 del secolo scorso, era utilizzato dagli artigiani anche per fare delle saldature. Oggi l’uso più frequente è quello per alimentare le lampade al carburo usate dagli speologi.
A Casalnuovo Monterotaro (FG) i ragazzi avevano imparato a confezionare dei “razzi” che avevano come combustibile dei pezzetti di carburo solidificati.
Essi mettevano qualche pezzettino di carburo in un barattolo forato, lo riempivano d’acqua, sistemavano il tutto in una buca e ricoprivano ogni cosa con della terra, poi con uno stoppino che bruciava sull’estremità di una canna, davano fuoco.
Donato era un bambino un po’ troppo sveglio per la sua età (frequentava le prime scuole elementari) aveva visto più volte fare questo “gioco” e quando trovò un po’ di tale carburo si sentì abbastanza grande per poter fare da solo.
Gli bastò un barattolo piccolo, piccolo… un buco fatto con un chiodo, un po’ di carburo, acqua e interrò il tutto in un po’ di terra fra le pietre del basolato sconnesso che c’era proprio davanti casa sua. Poi coprì tutto con un po di terra, e, con un fiammifero… Booom!
Il razzo partì e lui fu investito in pieno volto dalla terra che lo ricopriva.
Si ritrovò per terra con la sua mamma che piangeva disperata e tutto il vicinato che era stato richiamato dal boato.
Lui non vedeva più!
Fu portato nella casa di una signora che aveva il quadro di Santa Lucia e tutte le bigotte lì presenti cominciarono una nenia di preghiere e giaculatorie varie per invocare un miracolo.
Donato si spaventò e cominciò a piangere disperatamente.
Le lacrime furono così abbondanti che detersero i suoi occhi come solo la natura può fare e, in breve tempo, recuperò la vista, fra lo stupore di tutti: centinaia di persone che gridarono al miracolo.

Angelina Stanziano

Liberamente tratto dal libro di
Donato Iannantuoni

Stampato dalla tipografia Zizza
di
Casalvecchio di Puglia (FG)