Mastė Pėnzillė

Anticamente gli scarponi dei contadini erano corredati da lacci di cuoio (stringhe) perché i normali lacci di cotone si rompevano troppo facilmente. Tali stringhe erano diffusi un po’ ovunque nel meridione e si chiamavano, con diverse flessioni dialettali “curiulė” ( da cuoio) o “crisciuli”.
Il cuoio utilizzato per confezionare tali lacci era ricavato, molto spesso, dalla pelle dei cani randagi da piccoli artigiani che avevano imparato l’arte della conciatura delle pelli per antica tradizione, spesso familiare.
Per quanto possa sembrare strano, fino a non molti anni fa, coloro che in un modo o nell’altro, abbattevano i cani randagi, per qualsiasi uso, erano guardati con rispetto e ringraziati dalla collettivitą perché, soprattutto nelle campagne, tali animali erano numerosi e molto pericolosi, aggressivi e spesso, erano anche malati di rabbia , né c’era una politica governativa che proteggeva il popolo da tali situazioni.
Anche a Casalnuovo Monterotaro (FG), c’era un contadino che arrotondava i suoi guadagni conciando le pelle dei cani per farne lacci di scarponi: tale personaggio persiste nella memoria dell’intera comunitą casalnovese che lo ricorda come “Mastė Penzillė”, e c’č un detto popolare che lo richiama in modo specifico quando ci si trova di fronte a persone particolarmente fastidiose.
Tale detto suona cosģ:

<<Mastė Pėnzillė scurciavė i canė e tu scurcė i crėstėjanė”( Mastė Pėnzillė scuoiava i cani e tu scortichi le persone –cristiani)

Liberamente tratto dal libro di Donato Iannantuoni
Ricordi del paese
Stampato dalla tipografia Zizza di Casal,vecchio di Pugliia (FG)