L’anėmė di mortė (l'anima dei morti)

A Casalnuovo Monterotaro (FG), la ricorrenza del 2 novembre (festa dei morti ), fino a non molti anni fa, era un’occasione di particolare gioia per i bambini, perché c’era un’usanza molto particolare che li coinvolgeva in un piacevole pellegrinaggio di casa in casa, da tutti i parenti e compari di loro conoscenza.
Per antichissima tradizione si pensava che le preghiere dei pił piccoli fossero particolarmente gradite ai defunti che, magari, stavano in un limbo o nel purgatorio, in attesa di arrivare alle porte del paradiso: per questo motivo si davano ai piccoli delle leccornie in cambio di qualche opportuna preghiera.
Col tempo, perņ, la lagna delle preghiere si č persa e, negli anni ’50, ad un bimbo era sufficiente andare dai nonni e dire :
<<Wué no’, so’ mėnutė pė’ l’anėmė di mortė>>
(Nonna, sono venuto per l’anima dei morti).
Questo era sufficiente per riempirsi le tasche di fichi secchi, dolcetti fatti in casa ed altre piccole leccornie che i nonni avevano messo da parte proprio per l’occasione.
Dopo la visita ai nonni bisognava andare dagli zii, da altri parenti e dai compari e, ogni volta, bisognava tornare a casa per svuotare le tasche.
Oggi quest’antica usanza č scomparsa completamente, anche perché con la grande emigrazione, incominciata nel dopo-guerra e che ancora non si arresta, i bambini che vivono in paese non hanno pił tutti i loro parenti nelle vicinanze pronti a coccolarli.

Liberamente tratto dal libro di
Donato Iannantuoni
“Ricordi del paese”
Stampato dalla tipografia Zizza
di Casalvecchio di Puglia (FG)