Il porcellino di Sant’Antonio


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In alcuni paesi del Subappennino Dauno, non molto tempo fa, ogni anno un allevatore donava un maialino appena svezzato a Sant’Antonio da Padova o San Matteo apostolo.images.jpg
Tale maialino aveva un segno di riconoscimento: un nastro rosso intorno al collo, era battezzato col nome del santo cui era stato donato, era libero di circolare per le vie del paese ed era coccolato da tutti. Esso viveva della carità pubblica e, a volte, era accompagnato presso le varie famiglie del paese da una bigotta.images.jpg

Nessuno si permetteva di dare una pedata al porcellino perché la maledizione di Dio e la riprovazione pubblica avrebbero pesato su di lui. Molto spesso il maiale girovagava da solo per le vie del paese e le donne dovevano precipitarsi a servirlo con religiosità, perché si trattava di un animale benedetto.

Il maiale non aveva una fissa dimora, e poteva capitare che, grugnendo e correndo, s’infilava in qualche casa o in qualche esercizio pubblico; in questi casi bisognava chiamarlo per nome e mandarlo via con dolcezza.

Si racconta che donne che non hanno avuto abbastanza pazienza con la bestia benedetta, abbiano partorito figli handicappati o abbiano visto demoni o spiriti maligni che poi sono stati la causa delle disgrazie più svariate per la famiglia. La sera, chi aveva una stalla se lo teneva fra le sue bestie, gli altri dovevano in ogni caso preparargli un giaciglio confortevole in casa o, se la notte era calda, all’aperto.images.jpg

Quando il maiale era ben grasso, un macellaio del paese si offriva volontario per ammazzarlo e il ricavato era donato al parroco del paese.

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Sembra una storia medioevale e invece sono ricordi ancora vivi nella mente dei più anziani….