La cattiva qualità dell’aria ha contribuito alla diffusione del Coronavirus?




È possibile che la cattiva qualità dell’aria abbia contribuito alla diffusione del Coronavirus?
Se in molti cominciano a far notare la relazione tra il miglioramento della qualità dell’aria nel nord Italia e le misure emergenziali, Anna Gerometta di Cittadini per l’Aria affronta la questione da un punto di vista inedito
16 marzo, 2020
SMOG
In questi giorni si legge, non solo sui media mainstream, di relazioni tra i livelli di inquinamento e l’epidemia di Coronavirus. Anche l’Esa ha pubblicato un video dove mostra le concentrazioni di biossido di azoto (NO2) sul nord Italia dal 1° gennaio 2020 al 10 marzo 2020. È lo stesso Claus Zehner, responsabile della missione Copernicus Sentinel-5P dell'Esa, precisa: “Il calo delle emissioni di biossido di azoto nella Pianura Padana nel nord Italia è particolarmente evidente. Anche se potrebbero esserci lievi variazioni nei dati dovute alla copertura nuvolosa e al cambiamento meteorologico, siamo molto fiduciosi che la riduzione delle emissioni che possiamo vedere, coincida con il blocco dell’Italia che ha causato meno traffico e la riduzione delle attività industriali".
Anche la stessa Arpa Lombardia in un suo comunicato stampa dall’inequivocabile titolo “Qualità dell’aria e Coronavirus, presto per trarre conclusioni” mette le mani avanti, rimandando a tempi migliori la valutazione dei dati.
Ma in pochi, per ora, si stanno chiedono se ci possa essere un collegamento tra le aree dove si è diffuso maggiormente il contagio e la pessima qualità qualità dell’aria.
Un approccio alla questione interessante e che merita un approfondimento.
A farlo è stata Anna Gerometta, presidente dell’Associazione Cittadini per l’Aria, in un articolo che pubblichiamo integralmente.
Quel filo sottile

Che collegamento c’è fra lo scoppio dell’epidemia di Coronavirus in Lombardia e la pessima qualità dell’aria registrata in questa regione dallo scorso dicembre fino a metà febbraio? Se questo è il periodo in cui, secondo i ricercatori, il virus ha iniziato a circolare nel nostro paese è lecito domandarsi se la pessima qualità dell’aria lombarda possa aver giocato un ruolo, e quale, nella rapida e micidiale diffusione del virus.
Senza aver l’ambizione di trarre conclusioni può però servire condividere alcune informazioni. Per oltre due mesi, dall’inizio di dicembre alla prima settimana di febbraio 2020, le concentrazioni di particolato, PM10 e PM2.5, e NO2, biossido di azoto, in Lombardia sono state pressoché costantemente ben oltre i limiti di legge. Dopo un dicembre irrespirabile, a metà febbraio erano già stati consumati in Lombardia i 35 giorni annui di superamento del limite dei 50 µg/m3 concessi dalle norme europee per il PM10. Scorrendo i giornali ci si avvede di come, all’aumentare delle concentrazioni di inquinanti, i medici ospedalieri abbiano denunciato in quei giorni sulla stampa, come tante volte in precedenza, l’aumento degli accessi al pronto soccorso di bambini e adulti per l’incremento di patologie respiratorie.
Livelli e concentrazioni di inquinanti spaventosi, quelli Lombardi, spesso visualizzati dal satellite dell’agenzia spaziale europea ESA Copernicus e da un’efficace immagine dalla stazione webcam di Porta Nuova scattata l’8 gennaio a Milano, nella quale appunto, è impossibile vedere alcunché.
E’ solo un caso che il virus abbia scelto, per la sua diffusione in Europa, la pianura padana e, di tutte le regioni padane, la più inquinata? Forse non del tutto.
Nel 2013 un gruppo di ricercatori cinesi ha provato ad analizzare la porzione di particolato atmosferico consistente nei microorganismi inalabili, per intenderci batteri, virus e funghi. La loro ricerca, ha mostrato che al crescere delle
concentrazioni di particolato si verificava un incremento dei microrganismi nell’aria. Ovvero più erano elevate le concentrazioni di inquinanti nell’aria maggiori erano le quantità di microrganismi patogeni nell’aria di Pechino.
Se la conclusione dello studio cinese fosse confermata, si potrebbe supporre che, giunto in Italia a cavallo fra il 2019 e il 2020, il virus abbia trovato in Lombardia terreno, anzi aria, assai fertile per la sua diffusione.
Non solo. I risultati della ricerca scientifica ed epidemiologica sull’inquinamento atmosferico dell’ultimo ventennio indicano ormai chiaramente che l’esposizione dell’organismo umano a concentrazioni elevate di inquinanti atmosferici ha, fra gli altri, effetti irritanti degli organi rendendoli più esposti, fragili e suscettibili ad infezioni e patologie di varia natura. Fra questi la letteratura ha ormai tratto un collegamento diretto fra l’infiammazione delle vie aree per l’esposizione agli inquinanti atmosferici e l’incremento di incidenza di polmoniti, bronchiti, casi di asma, oltre che tumori ai polmoni.
Domandarci quindi se la popolazione lombarda, alla quale lo studio VIIAS , che nel 2015 ha studiato l’incidenza sanitaria dell’inquinamento nel nostro paese, riconduce circa un terzo della mortalità che si verifica in Italia per l’inquinamento atmosferico, possa essere più esposta, più suscettibile all’esplosione dell’epidemia di Coronavirus a causa dell’inquinamento atmosferico è legittimo, anzi, indispensabile.
Lo stesso Bruce Aylward, capo della delegazione dell’Organizzazione mondiale della sanità a Wuhan, ha recentemente parlato, a proposito della diffusione del virus in Cina a carico dei più giovani, di cofattori
incidenti fra i quali il fumo , al quale l’inquinamento può certamente essere assimilato.
Siamo allora sicuri che non vi sia un filo sottile che lega l’inquinamento lombardo e la diffusione così massiccia del virus in Lombardia? Che il propagarsi dell’epidemia in Lombardia non sia stata, insomma, sostenuta indirettamente dagli effetti dell’assenza di quelle politiche volte al miglioramento della qualità dell’aria? Politiche così essenziali per la salute dei cittadini, che gli stessi amministratori oggi invocanti il rigore ignorano in modo altrettanto caparbio, insensato e colpevole da anni.
Trasporti puliti e collettivi, supporto alle città per la creazione di aree a bassissime emissioni, intermodalità, ciclabilità diffusa, utilizzo di carburanti non solidi per il riscaldamento, agricoltura sostenibile .
Ora è pandemia. Che ruolo ha avuto, su questa tragedia mondiale, la stolta mancanza di politiche per tutelare l’aria che respiriamo ?

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