Una scolaresca napoletana nel Regno di Napoli

Capitolo I

(Diario del piccolo Francesco Latella). Fatti e personaggi del Regno delle due Sicilie viste con gli occhi di un bambino

Il ragazzo torinese
thumbnail_P.Cezanne-Il-ragazzo-dal-panciotto-rosso-Zurigo-coll.-part.-218x300.jpg

Sabato 22 ottobre 1859

di
Domenico Iannantuoni



La giornata di oggi è iniziata nel peggiore dei modi.
Iarossi non occupava il suo banco e tutti pensammo che fosse al San Gennaro.
Il maestro, in piedi, si appoggiò con le braccia leggermente allargate sul piano della cattedra e ci guardò tutti con fare tristissimo, il silenzio che si generò fu totale. Poi ci disse:
- Cari ragazzi, vi devo dare una brutta notizia. Il Papà di Iarossi è morto stanotte pur tra mille cure e assistenze date dall'ospedale. Questa mattina ho parlato lungamente con il direttore per poter dare, dopo le esequie, una sistemazione al piccolo Angelo Iarossi, che voi sapete era già orfano di madre. Ora è rimasto solo con se stesso e solo la vostra profonda amicizia potrà lenire il suo dolore.-
Gli occhi del maestro erano umidi e tra di noi qualcuno iniziava a piangere.
Il maestro fissò lungamente il soffitto dell'aula per poi riprendere a parlare visibilmente emozionato.
- Vedremo come aiutare Angelo. Il direttore avrebbe proposto l'Ospizio dei Poveri, lì oltre diecimila giovani di ogni estrazione sociale trovano ricovero, scuola e formazione fino al lavoro. Oppure potremmo sentire l'assistente speciale di nostro Re Francesco, per una eventuale sistemazione presso la Nunziatella, il nostro famoso collegio militare, che saltuariamente e per particolari situazioni accoglie anche giovani orfani...vedremo.-
Proprio in quel mentre bussarono alla porta e subito dopo entrarono il direttore ed un ragazzo alla sua mano. Si avvicinò al maestro Riggio e confabularono un attimo, poi egli si girò verso la nostra scolaresca.
- Cari ragazzi, so che il vostro maestro vi ha dato notizia del Sig. Iarossi. Per i funerali tutta la scuola vi parteciperà e darò quindi la giornata di riposo con l'impegno che il nostro corteo funebre partirà da qui, e dunque vi chiedo di essere puntuali alle ore 10 del giorno di dopodomani, davanti all'ingresso.
Tutti gli insegnanti faranno il servizio d'ordine.
Per il vostro compagno Angelo Iarossi, io mi sto muovendo ai massimi livelli per trovargli la miglior sistemazione, ma come potete ben immaginare, nella sua condizione di orfano di entrambi i genitori, non sarà facile mantenere una sua autonomia personale.
Gli unici parenti che Angelo ha vivono in un paese lontano da Napoli, e non vogliamo che i suoi promettenti studi abbiano a fermarsi.-
Il direttore finite le comunicazioni si volse verso il ragazzo che aveva accompagnato e disse:
- Pur se oggi è una circostanza triste, voglio e devo presentarvi un nuovo vostro compagno, Roberto Cirio, che viene da molto lontano e precisamente dalla Città di Torino, capitale del Regno di Sardegna.-
In aula iniziò a sentirsi un brusio crescente subito fermato dal maestro con un'alzata di mano.
- Egli viene nel nostro Stato al seguito del padre che è un industriale esperto di "appertizzazione", ossia di confezionamento di prodotti in scatola metallica. Dovrebbe fermarsi per tutto l'anno; accoglietelo con un applauso di benvenuto!-
Il direttore uscì velocemente dall'aula accennando ad un saluto.
Tutti applaudimmo al nuovo arrivato che andò a sistemarsi provvisoriamente al banco di Iarossi che in quell'occasione era naturalmente vuoto.
- Bene- Proseguì il maestro. - L'arrivo di Roberto Cirio, con il quale tutti sarete amici, mi ha fatto venire in mente dei progressi del nostro Stato nel settore alimentare ed in particolare al viraggio della barbabietola da zucchero per ottenere un prodotto industriale sopraffino che qualcuno inizia già a chiamare il “carbone della macchina umana”.
Il maestro con gli occhi già rapiti dall'immaginazione si recò alla cattedra e si sedette comodamente. Riprese così:
- Il nostro ing. Luigi Giura costruì proprio a Sarno, in provincia di Salerno, il primo stabilimento per l'ottenimento dello zucchero dal viraggio della barbabietola. Era il 1836 e quello fu il primo stabilimento del genere in tutta l'Italia, un orgoglio delle Due Sicilie. Un genio, questo è il nostro ingegnere di Stato...
- Mi fa piacere che proprio qui, sul suolo napoletano, altri luminari, come il Sig. Cirio, si cimentino in ardite applicazioni di ingegneria...
La campana iniziò a suonare la fine delle lezioni mentre eravamo incollati alle sedie per ascoltare il racconto del maestro.
Il maestro facendo spallucce ci disse:
- Bene ragazzi, uscite con calma e formate la fila fuori dalla porta...con l'ing. Luigi Giura proseguiremo più avanti.
Facendo la fila tutti volemmo salutare di persona Roberto Cirio e dargli un bacio di benvenuto. Egli ne fu felicissimo e sicuramente commosso ci abbracciava con forza.

Tratto dal libro
FEGATO
di Domenico Iannantuoni