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Discussione: Una scolaresca napoletana nel Regno di Napoli

  1. #21

    Racconto mensile 1848, la guerra di liberazione di Milano e Venezia contro l’Austria


    Racconto mensile
    1848, la guerra di liberazione di Milano e Venezia contro l’Austria, Curtatone, Montanara e Goito

    In questo contesto, ed in prossimità del fatto che nel brevissimo periodo Pio IX, avrebbe fatto cadere il suo disegno di sostegno alla Lega Italiana, vi racconto cosa accadde al primo corpo di spedizione napoletano.
    Mentre una certa donna lombarda, Cristina Trivulzio Belgioioso, venuta a Napoli, formò un gruppo di centoventi volontari per inviarli nello scacchiere di guerra ove il loro comportamento fu vicino al pessimo, il 1° Battaglione del 10° di Linea di 800 uomini, al comando del Colonnello Rodriguez, partiva quel 5 Aprile, prima via terra poi sul Palinuro verso Livorno e poi per la Lombardia, non avendo ancora il Papa concesso il libero passaggio delle truppe.
    Il 14 aprile un secondo battaglione di volontari crociati (Rossaroll) di 558 uomini, insieme ad un secondo Battaglione (altri 800 uomini) del 10° di Linea, al comando del maggiore Viglia, partì via mare sul piroscafo a vapore Archimede.
    “Re Ferdinando sottoscriveva il 7 aprile una proclamazione nunziante ai suoi popoli la partenza delle soldatesche; e dichiarante:
    “Pigliar la causa italiana con quelle forze che lo Stato del Regno permetteva.
    Tener come fatta la lega italica, dacché volevala il consenso unanime dè principi e dè popoli; egli primo averla proposta, egli primo mandar ministri a Roma Già iti soldati e militi per mare e per terra per operare con l'esercito dell’Italia di mezzo: le patrie sorti decidersi su campi lombardi; i Napolitani doversi stringere al loro principe, uniti esser temuti e forti.
    Confidare nel valore dell’esercito, nella magnanima impresa: per ispiegar vigore fuori, volersi dentro pace e concordia; però sperar nell’amor pel popolo, nella Guardia nazionale, per serbar l’ordine e tutelar le leggi; contassero sulla sua lealtà alle libere istituzioni che ha giurate e vuol mantenere. Unione, abnegazione e fermezza; e sarà certa l’italiana indipendenza. Tacciano avanti a tanto scopo le men nobili passioni; e ventiquattro milioni di italiani avranno una patria potente, comune patrimonio di gloria, e nazionalità da pesare nelle bilance d’Europa.”
    Fatti d’arme.
    Al 1° Battaglione di linea Napolitano, Carlo Alberto medesimo gli ordinò di prendere possesso del Ponte di Goito (in muratura), mentre egli si dirigeva a Pastrengo.
    Il nostro 2° Battaglione del 10° appena arrivato al campo toscano del Gen. Ferrari ha il suo battesimo di fuoco con gli austriaci, poi d’impeto il giorno 8 , il 2° Battaglione sloggiò il nemico.
    Il Battaglione Napolitano del Viglia, più due battaglioni di volontari di cui uno Napolitano e due di linea toscani, rioccuparono Montanara lasciata libera per errore del Gen. Ferrari. Il giorno 13 maggio gli austriaci attaccarono a Curtatone, Il battaglione volontari napolitano, uno di livornesi, altro di granatieri toscani, due compagnie di bersaglieri, ventiquattro cavalli, e pochi artiglieri attorno a un obice e un cannoncino: poco più che duemila.
    I Napolitani usciti dalle trincee l’affrontarono, seguiti dal resto del campo; il che, parendo fossero più che non erano, sgominò gli Alemanni, che cadder lasciando morti e prigionieri.
    Ivi cadde il livornese Dott. Montanelli, arringatore di studenti per la guerra italica.
    Contemporanea zuffa seguiva a Montanara. V’eran due battaglioni di linea toscani, quattro compagnie del nostro 10°, due battaglioni volontari, cinque cannoni, e pochi cavalli toscani, intorno a duemila.
    Il generale Laugier, udendo l’inimico.
    Pose due cannoni sulla strada.
    Fra due battaglioni di volontari trincerati, sostenuti dalla linea toscana dietro il centro. I Napolitani, da manca sulla via di Curtatone serbavan le comunicazioni con quest’altro campo, con a destra i cavalli nascosti da una casina.
    I Tedeschi assaltaron di fronte, lanciando tre Battaglioni a molestar la sinistra; ma il Laugier ordinò al Giovannetti e quindi ai Napolitani e a due compagnie toscane di avanzare sul destro del nemico.
    La cosa riuscì; e una delle compagnie nostre col capitano Cantarella prese di forza una casina.
    Il ministro toscano Corsini presente alla battaglia battea le mani dicendo: Viva i Napolitani!
    Radetzki con oltre ventimila uomini si diresse quindi a Curtatone e Montanara con superiorità numerica di oltre quattro volte … dopo aspri combattimenti e privi di artiglieria Laugier ordinò la ritirata.
    Le compagnie Napolitane, trovatesi tra due fuochi, passarono a nuoto il fiume.
    Il napolitano Pilla, morì sostenendo con il suo battaglione pisano la generale ritirata.
    Il Battaglione Napolitano perduti 250, tra morti e prigionieri e 86 feriti, ridotto a duecento appena, passò la notte a Goito, e a dimane andò a Brescia.
    A Montanara comandava il Giovannetti.
    I nostri stavan divisi così.
    La compagnia cacciatori a sinistra, l’ottava fucilieri al centro, e i granatieri e la quinta indietro.
    Dalle undici del mattino sino a tardi la sera, il combattimento contro gli austriaci fu violentissimo.
    Quindi fu ordinata la ritirata verso Castelluccio.
    Le nostre compagnie che al mattino contavano 287 uomini, a sera contarono 183 mancati 104 tra morti e prigionieri.
    Questo misero avanzo fu messo a guardia del ponte di Goito.
    Al vecchio Caldarella, salvato sulle braccia dei soldati, fu assegnata da Carlo Alberto la medaglia al valor militare.
    Il 10° di linea, del colonnello Rodriguez, stava fermo sul ponte di Goito.
    Egli ordinò ai suoi di non prendere sgomento e di essere prodi. Gli alemanni tardarono e fu la salvezza.
    Carlo Alberto visitò a mezzodì il ponte e lodò le difese fatte dai soldati Napolitani.
    Colà eranvi otto compagnie del Rodriguez e’l maggiore Viglia: tre stavano sul parapetto della testa del ponte, una presso un muro di giardino con feritoie, guardanti il fiume verso il molino, altra su due case dietro il ponte, e l’ultime tre a sinistra della linea di battaglia sarda, di costa alla riva del fiume.
    I Tedeschi li investirono sulle ore tre, occupando una casina propinqua: però i nostri lasciato il parapetto per sloggiarli, rischiaron di cader prgionieri, e furono salvi da un’altra compagnia mandata dal Viglia. Rinnovarono l’assalto, e da ultimo aiutati da un battaglione sardo, a forze unite li respinsero.
    Gli austriaci allora si raggomitolarono sulla dritta, e urtarono sulla sinistra avversa; ma patirono gravi danni dalle artiglierie, sicchè disordinati retrocessero a Rivalta. Peschiera si arrese.
    Al Rodriguez fu data la croce di S. Maurizio e Lazzaro; ad altri ufficiali medaglie del valor militare.
    Una grande vittoria che vide i Napolitani artefici in tutto e così paganti in tutto a livello di vite .
    Il maestro fermò la lettura ma nella nostra classe rimase un silenzio tombale.
    Avevamo quasi tutti la bocca semichiusa, per non dire aperta. Un racconto bellissimo, vero e sentito.
    Il maestro ci disse:
    - Cari ragazzi, sulla situazione delle nostre altre truppe al comando del generale Guglielmo Pepe, e della resistenza di Venezia, ve ne parlerò in un altro racconto. Vorrei ora soffermarmi su Curtatone, Montanara e Goito.-
    La classe iniziò a risvegliarsi e vociare in silenzio, ma il maestro alzò il braccio destro a mezz’aria e chiese di nuovo il silenzio.
    - Questo che vi ho letto è un corto brano di storia che il nostro Giacinto dè Sivo rilasciò tempo fa ai giornali.
    E’ storia vera.
    Quale la mia preoccupazione?
    Che questa storia verissima non sarà riportata ai posteri, che i nostri morti napoletani non saranno ricordati nel futuro!
    Io sento, spero sia solo mia immaginazione, che la Storia ci sarà contro, che l’Inghilterra vincerà con una dinastia che non sarà la nostra e sarà posta la “damnatio memoriae” nei nostri confronti.
    - Poi l’Inghilterra sta preparando il Canale di Suez che permetterà di “scavalcare l’Africa per i navigli provenienti dall’oceano indiano … e questo fatto non mi convince …
    Quanta verità usciva dalle parole del maestro, pensai io.
    E’ vero, se il Rodriguez, se il Viglia, se Ferdinando II non saranno mai ricordati nel futuro … allora tutto sarà perso.
    Chi scriverà la storia vera?
    Ma sarà mai scritta di nuovo?
    La campana di fine studio suonò e lasciammo la scuola in gran silenzio.
    Ognuno di noi era un Rodriguez, ognuno un Viglia, ognuno un soldato di Curtatone, Montanara e Goito, ognuno un napolitano!

    Giuseppe Antonio Pasquale Barletta, noto ricercatore scientifico, nato ad Anoia il 30/10/1820 e morto a Napoli il 23/02/1893, anche fondatore e direttore dell’Orto Botanico di Napoli.
    *
    [1] Tratto da uno scritto di Giacinto dè Sivo, drammaturgo, letterato e storico del Regno delle Due Sicilie, Maddaloni (Regno delle Due Sicilie)

    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  2. #22

    L’albergo dei poveri


    Martedì 29 novembre 1859

    Caro Francesco, sono stata proprio contenta di essere riuscita a venire alla tua uscita da scuola; ma forse tu eri stanco ed io distratta, abbiamo camminato fino a casa senza dirci una parola.
    Ne approfitterò ora per lasciarti questo scritto, sapendo che a te è gradito, per dirti di come la nostra Città, che già oggi conta seicentomila abitanti (pensa che Torino ne ha solo 180.000!), si sia presa cura[1]delle classi più deboli della società.
    Credo che sarà importante per te trovare domattina sul tuo comodino questa mia lettera.
    Avrai infatti notato che in Città non vedi facilmente persone dedite all’accattonaggio o alla pia elemosina, ma questo è frutto di un forte impegno politico e sociale che si è sviluppato nel tempo.
    Proprio nel 1749 Ferdinando Fuga fu chiamato a Napoli, nell'ambito del programma di rinnovamento edilizio di re Carlo III di Borbone, con l'incarico di progettare il gigantesco Albergo dei Poveri rivolto ad accogliere le masse deboli del Regno.
    L'opera, pensa Francesco, è sempre in fase di costruzione e ampliamento anche se vista frontalmente essa pare già completa nel suo sviluppo di circa seicento metri di fronte di ingresso.
    Ed in effetti oggi mi dicono che abbiano alloggio oltre 10.000 ospiti.
    Uno degli scopi di questa istituzione caritatevole fu quello di garantire le necessità legate allo sviluppo della prima industrializzazione, che a Napoli aveva conosciuto una crescita eccezionale.
    Un altro scopo fu quello di assicurare agli orfani della Santa Casa dell'Annunziata, accolti a partire dal 1802, i mezzi di sussistenza e l'insegnamento di un mestiere che li avrebbe potuti rendere autonomi nella vita quotidiana.
    In altri stati d’Italia, questo concetto di sussidio delle classi povere e meno agiate, non esiste e quindi la miseria vi regna sovrana.
    Infatti dicono, non so per quale ragione profonda, che la nostra monarchia sia di tipo socialista mentre in Europa vorrebbero che quella liberale debba diventare dominante con l’Inghilterra a capo di tutto.
    Io credo invece che la nostra monarchia borbonica sia sempre stata “illuminata” da un sano senso del progresso e da un criterio di spesa da parte delle classi dirigenti sempre oculato.
    Ecco, Francesco, affinché tu non possa pensare che il caso ed il clima abbiano fatto Napoli ricca e gioiosa; in realtà ti dico che solo l’impegno di tutti noi ci ha consentito questo meraviglioso risultato.
    Tua madre
    [1]Già nel 1859 a Napoli vi era il record italiano per numero di orfanotrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza e Formazione. In particolare fin dal 1749 esisteva il Real Albergo dei Poveri per oltre 10.000 posti educativi.


    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  3. #23

    CAPITOLO III Il mio amico del Rione Sanità


    CAPITOLO III



    Il mio amico del Rione Sanità



    Giovedì 1Dicembre 1859

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    Questo giorno mi toccò andare a fare i compiti con un compagno con il quale non ero mai riuscito a legare bene: Salvatore Sannino.
    Un ragazzo più alto di me almeno di una spanna, con i capelli nerissimi e gli occhi corvini, vestito spesso con un abito fatto da una giacchetta striminzita, coloro rosso “rubbia”, un pantalone in flanella beige ed una camicia bianca.
    Egli abitava proprio davanti alla Chiesa del Rione Sanità, quella che tutti noi diciamo di San Vincenzo Monacone, ma che in realtà è dedicata a Santa Maria della Sanità; quella di struttura ottagonale e che al suo interno nasconde le catacombe di San Gaudioso cui si perviene passando sotto l’altare principale ed entrando quindi in una precedente Basilica protocristiana. Io l’avevo visitata, seppur fugacemente, con mio padre durante una delle nostre passeggiate domenicali. Quello che ricordo, con un po’ di spavento ancora oggi al solo pensiero, erano i crani incastonati nelle mura con i disegni degli scheletri e in particolare la saletta della “colatura”, dove i morti venivano messi ad essiccare prima della loro tumulazione.
    Da questo fatto derivò il detto “puzza culà! Epiteto indirizzato in senso buono del termine tra le persone, poiché si augurava una morte in grazia di Dio.
    Mentre raggiungevo la casa di Salvatore, osservavo con attenzione l’intrico di vie e viottoli del Rione, i suoi palazzi, per quanto belli, denotavano un inizio di abbandono manutentivo.
    Il traffico viario, fatto di carri e carrettini a mano era limitato rispetto al resto della città.
    Tutta colpa del ponte fatto costruire da Gioacchino Murat, pensavo, ponte che ha tagliato il Rione dal resto delle comunicazioni cittadine importanti.
    Finalmente giunsi a casa del mio amico Salvatore, che era al piano terra.
    Bussai e venne proprio Salvatore ad aprirmi.
    - Ehi, ciao Francesco!- Mi disse battendomi dolcemente la mano sulla spalla.
    - Ciao Salvatore!
    Gli risposi ed entrai in casa.
    Dentro casa non c’era tanta luce e l’ambiente anteriore restava dedicato a soggiorno e sala da pranzo, mentre un secondo locale, retrostante al primo, tutto buio, credo fosse dedicato a camera da letto. Il tutto era particolarmente angusto.
    - Bene Francesco, benvenuto a casa mia!- Mi disse Salvatore.
    - Ne sono felice…- Gli risposi.
    Salvatore accese subito una candela e la sistemò sopra un piccolo tavolino nel primo locale che già era stato apparecchiato con due sedie diverse e mi invitò ad accomodarmi. Egli aprì il libro ed il quaderno per iniziare a fare i compiti, ma io ero rimasto fermo come un allocco al centro della stanza.
    - Beh, che hai!- Mi disse Salvatore.
    - Niente niente, stavo pensando al Monacone.- Dissimulai io.
    - Ah, il nostro Santo prediletto… che nacque a Valencia in Spagna. Fu un grande predicatore Domenicano… sai quelli che hanno la veste “bianca e nera”. Qui da noi è molto onorato e gli dedichiamo sempre una processione di devozione.-
    Mi sedetti al tavolino, di fianco a Salvatore, ed aprii anch’io il libro ed il quaderno. Iniziammo a fare i compiti, che poi erano una serie di numerazioni ed alcuni “pensieri” da fare scritti sulle nostre esperienze di vita.
    Avevamo quasi finito che una voce proruppe dall’altra stanza.
    - Salvatore, Salvatore…- Essa diceva in modo flebile.
    - Ah, mia nonna. Scusami Francesco, avrà necessità. Sai, io sono al momento solo in casa, mio padre non tornerà che a Pasqua per lavori fuori provincia e mia madre sta facendo i servizi con le mie sorelle maggiori in una casa di persone nobili qui nel Rione.- Detto questo, si alzò e scomparve nell’altro locale.
    Salvatore era andato con il lume a candela ed io lo seguii fino all’ingresso del locale che vedevo essere dotato di diversi letti, di cui uno matrimoniale.
    A lato, adiacente ad una parete, ve ne era uno con sopra una persona anziana.
    - Vieni Francesco, non aver timore, è mia nonna!.
    Io mi avvicinai al letto vicino a Salvatore.-
    - Nonna come stai, hai bisogno?- Disse Salvatore-
    - Sì, ho sete, caro Salvatore. Puoi darmi da bere?-
    - Certamente!- Rispose Salvatore e prontamente prese un tazza ed andò a riempirla in un anfora che stava nel primo locale.-
    La signora era sofferente ma mostrava una estrema dignità. Era anche ben acconciata nel suo letto ed aveva un lenzuolo bianco che la copriva.
    I suoi capelli canuti e le rughe sul suo viso denotavano una età antica. Quando Salvatore tornò con l’acqua ella ne bevve solo piccoli sorsi mostrandosi subito soddisfatta e, approfittando della luce della candela, mi osservò e mi disse con voce tremolante:
    - Tu sei venuto a fare i compiti con Salvatore?-
    - Sì signora.- Le risposi.-
    - Che tu sia benedetto figlio mio, questa tua è una buona azione e Salvatore ne trarrà profitto e gioia.- Rimasi zitto e l’unica cosa che seppi fare fu quella di avvicinarmi a lei e darle un bacio sulla fronte.-
    - Sì sei proprio un bravo bambino.- Mi disse per poi zittirsi fissando un punto indecifrato sulla parete a lei opposta.
    Salutai in fretta Salvatore, un mio nuovo amico, promettendogli che una volta che lui avesse avuto qualcuno a casa per curare la nonna, lo avrei volentieri invitato a casa mia. Lo baciai sulla guancia, presi i miei libri ed uscii dalla casa.
    Mentre tornavo a casa, con gli occhi un po’ umidi, pensavo alla vita ed al suo significato, a come essa sia poi così breve nonostante i tanti anni che ti può regalare. Pensavo anche a Salvatore ed al suo impegno quotidiano di curare la sua nonna malata. Un grande!



    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  4. #24

    Nozioni di Economia Commerciale.

    Nozioni di Economia Commerciale.

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    Lunedì 5 dicembre 1859

    - Oggi cari ragazzi, vi voglio parlare di economia ossia dell’insieme delle azioni positive e propositive che l’uomo si ingegna ad applicare spesso anche con grande inventiva, per il benessere e la felicità della Società.
    Noi qui nel Regno delle Due Sicilie abbiamo avuto un uomo molto importante in questo senso e che risponde al nome di Antonio Genovesi[1].
    Non voglio parlarvi di questo grande scienziato dell'economia nostrana ed internazionale, giacché chi vorrà conoscerlo bene, approfondirà su ben più appropriati libri.
    Voglio parlarvi un po' a braccio di ciò che si sta facendo attivamente nel nostro Stato e di come questi fatti siano interconnessi tra di loro per dare un senso positivo appunto al "Progresso" ed allo "Sviluppo" economico. Se mi promettete di non sorridere vi propongo di parlare, per prima cosa, dell'olio e delle olive, per esempio.
    - Noi siamo il primo Paese al mondo per produzione di olio extravergine d'oliva e lo esportiamo ovunque con notevole profitto...vediamo come.
    - Noi siamo sempre stati fin da duemilacinquecento anni fa grandi produttori di olio e gli antichissimi alberi di olivo che potete ritrovare in terra d'Otranto, in Calabria ed in Sicilia e parzialmente anche in Campania ne sono la testimonianza.
    A questi antichi alberi, crescendo la richiesta di olio di tipo lampante, ossia utilizzato per i lumi, si sono aggiunti, almeno un secolo fa, altre piantumazioni che hanno trovato accoglienza in particolare in terra delle Calabrie.
    Questo olio lampante. non ha un gradevolissimo odore, però costa poco in quanto le olive si fanno cadere a terra e dunque si inacidiscono.
    Questo olio è ottimo anche per la lubrificazione di motori a vapore e delle macchine operatrici in genere.
    Non costa molto.
    - Il nostro Orto Botanico[2] selezionò tempo fa specie arboree di olivo molto più resistenti alle basse temperature per poter fare piantumazione sulle colline degli Abruzzi, della Daunia, delle Calabrie, della Campania, quadruplicando da un lato la produzione di olio ma soprattutto producendone di qualità superba e veramente gustosa oltre che medicamentale.
    - A novembre e dicembre, proprio anche in questo periodo, i nostri "trappeti"[3] lavorano a pieno ritmo per produrre il nostro olio, mentre le olive da consumo , vengono trattate nei vari modi conosciuti per poterle gustare sulla nostra tavola.
    Ad esempio vengono addolcite con la cenere, oppure in semplice salamoia, essiccate al forno e così via.
    - L'olio extravergine da noi prodotto in parte va per il nostro autoconsumo, ed in grande parte per l'esportazione negli Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Paesi Germanici, Austria, Russia, Olanda, Danimarca, Svezia, Belgio e perfino nel Sud America ed altri Paesi che ora proprio non ricordo.
    - A Gallipoli abbiamo una discreta flotta mercantile di navi olearie, ma anche a Bari, Brindisi, Napoli, Palermo ed altre città delle nostre coste. Questa flotta mercantile non opera a caso, ma vive sulle commesse di olio extravergine ed in funzione dei risultati commerciali degli anni precedenti.
    Ovunque nel mondo possiamo dire che la crescita dei consumi di olio extravergine e lampante è in costante aumento ed è per questa ragione che noi abbiamo la prima flotta mercantile del Mediterraneo mentre a Bari lavora con efficacia la Borsa delle Merci che tratta tra i diversi prodotti anche l'olio d'oliva.
    Il maestro sembrava una fiume in piena e spiegava e spiegava con passione le ragioni economiche dell’olio…ragioni che noi comprendevamo benissimo!
    Poi proseguì per finire:
    - Cari ragazzi, se vi fermate per un attimo a riflettere, scoprirete che questo mercato è molto importante. Pensate a quante persone esso impegna, dall'olivicultore, ai sensali, ai commercianti, ai trasportatori via terra, al naviglio per il trasporto su acqua, ai banchieri, ai funzionari della Borsa, al Banco delle Due Sicilie, ai rivenditori e giù, giù fino al consumatore. Tutto questo che vi ho raccontato forma l'economia dell'olio extravergine e lampante d'oliva oltre che delle olive in sé.
    Questa esportazione ci garantisce proventi annuali di grande riguardo che a loro volta ci permettono di acquistare ciò che a noi necessita, come il cotone per i nostri filati e tante altre merci.
    - Tutto questo vuol dire stare nel contesto delle nazioni civili e progredite, ed il nostro Antonio Genovesi fu il mentore internazionale indiscusso delle nuove tecniche economiche e commerciali.
    Uscimmo di scuola completamente frastornati da questi nuovi concetti … era come se avessimo assistito ad una lezione “unversitaria”; ma avevamo capito tutto, e nel modo più semplice possibile, e cioè che la filiera dell’olio extravergine d’oliva era complessissima nello scacchiere produttivo delle Due Sicilie.


    [1]Prima Cattedra di Economia, nel mondo, affidata a Napoli ad Antonio Genovesi. Nacque il 1 novembre 1712 a Castiglione e morì a Napoli il 22 settembre 1769. Tratto da Wikipedia.

    [2]Anno 1807, inaugurazione del primo Orto Botanico sul suolo italico, a Napoli.

    [3]Presse per l’estrazione dell’olio dalla molitura delle olive.





    Tratto da

    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  5. #25

    S. Maria Immacolata Concezione, festa nazionale Del Regno

    S. Maria Immacolata Concezione, festa nazionale

    Del Regno

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    Giovedì 8 dicembre 1859

    Oggi è una festa eccezionale e siamo tutti a casa in vacanza, studenti e lavoratori.
    E’ la festa nazionale del nostro Regno delle Due Sicilie ed il programma di tutti i napoletani è davvero speciale … con un’agitazione massima soprattutto per i piccoli.
    La nostra famiglia è al completo, io e mia sorella e mio padre e mia madre, pronti a vivere gli eventi bellissimi che si sarebbero succeduti durante la giornata.
    Per prima cosa mia madre aveva preparato fin dalla sera precedente, un pranzo da consumare freddo il giorno dopo. Mozzarella di Caserta; con melanzane al funghetto, come antipasto; una buonissima frittata di pasta (con spaghetti) come primo; un pollo ripieno con patate al forno per secondo; pane “cafone” a volontà e frutta secca, tra cui le prelibatissime noci di “Sorrento” e le nocciole di Avella; come dolce aveva preparato una buonissima zuppa inglese.
    Mio padre aveva riservato un paio di bottiglie di ottimo Aglianico avellinese.
    - Sveglia ragazzi, sveglia sono già le sette del mattino!- Tuonò mio padre aprendo gli scuri delle nostre finestre.
    - Forza che la messa, che seguiremo qui nella nostra Chiesa di S. Francesco non aspetta ritardatari …-
    Io e mia sorella ci alzammo a razzo, ma il bagno era unico e lei si infilò dentro rapidamente. Non mi restò che fare una buona colazione, la mia preferita, caffelatte e pane cafone secco, e aspettare.
    Intanto mi madre, già vestita e pronta quasi per uscire mancandole solo la mantella, mi baciò con affetto e iniziò a sistemare la tavola per il mezzodì, sistemò a dovere il cibo nello stipetto della cucina, tenendo separate le cose più odorose in un altro vano a lato. Anche mio padre era già vestito di tutto punto, gli mancava il cappello e la mantella.
    Finalmente il bagno fu libero ed io mi ci gettai velocemente per la mia toilette. Un quarto alle otto eravamo già in strada per raggiungere la chiesa.
    La messa in devozione a S.S. Maria Immacolata Concezione, che è appunto la nostra festa nazionale del Regno, era cantata … in latino!
    Finalmente la Comunione, cui parteciparono anche i miei genitori e mia sorella, la benedizione e poi via, verso Campo di Marte!
    - Francesco, ricordati di starci sempre vicino, mi raccomando.- Mi disse mio padre mentre io acceleravo il passo per giungere prima al luogo della manifestazione militare.
    Mi girai a guardare la mia famiglia che mi parve bellissima in quella circostanza.
    Mio padre con una mantella e piccola tuba nera, e caramella in mano, sotto vestiva un abito di fustagno grigio e la camicia metteva bene in risalto una cravatta nera strisciata di grigio. Mi madre, con ampia gonna di velluto leggero, rigonfia, color amaranto con nastrini rosa ricadenti sul grembo, tutto alla moda naturalmente, corpettino in colore sempre amaranto, camicetta e mantellina ricamata. Un grazioso cappellino del colore della mantellina, appoggiato inclinato sul suo dolce capo, le dava un tocco di eleganza materna.
    Mia sorella era vestita con un abito simile a quello di mia madre ma di color seppia e portava solo la mantellina nera sopra le spalle.
    Io ero vestito bene per questa occasione. Un bel completo in velluto verde scuro, camiciola bianca con nastrino verde al collo, calzettoni al ginocchio e scarpe di vacchetta marrone. La mantellina mia era rigorosamente nelle mie mani, perché avevo un caldo “becco”.
    Finalmente raggiungemmo Campo di Marte ove la folla, assiepata, a me parve subito immensa.
    Mio padre ci portò sotto le tribune ove aveva riservato i posti per noi.
    C’erano già in posizione le bande musicali della Marina Militare e di fianco quella dei Granatieri.
    In lontananza si vedevano già i militari pronti alla sfilata.
    La nostra tribuna era molto vicina al Palco Reale che era già gremito dalla Corte, dopo poco giunsero insieme il nostro Re Francesco II e la Regina Maria Sofia di Wittelsbach.
    Una coppia bellissima e veramente regale.
    Re Francesco, solo ventunenne, era bello e slanciato e parecchio più alto di sua moglie Maria Sofia.
    Quando il palco reale fu completo, Re Francesco diede un cenno e le bande musicali, insieme suonarono il nostro inno nazionale . Musica perfettamente coordinata ed effetto brivido assicurato.
    Tutta l’immensa folla, che in gran parte cantava l’Inno al Re, alla fine osannò Re Francesco e la Regina Maria Sofia e l’applauso che ne uscì parve un boato.
    Intanto il sole decembrino intiepidiva l’aria.
    - Francesco, Maria!- Disse mia madre.
    - Volete un tarallo, avete fame?-
    - No mamma, risposi io…casomai verso la fine delle sfilate.- Mia madre mi accarezzò e si strinse a mio padre.
    Dopo qualche minuto di silenzio, la banda dell’esercito iniziò a suonare una delle sue innumerevoli marce cavalleresche e subito dopo giunse un Battaglione di Dragoni a Cavallo con la sciabola sguainata. Le loro divise rosse, con i corpetti inclinati sulla spalla e l’elmo metallico tipo “antica Roma”, facevano molto effetto.
    Dietro i Dragoni, con diversa marcia suonata dalla banda, giunsero i Fucilieri a cavallo. Si riconosceva il fucile in loro dotazione detto “Mongiana”, a fulminante, prodotto nelle ferriere di Mongiana in Calabria . Poi fu la volta della Marina, e sfilò in leggero passo di corsa un battaglione intero di fanti-marinari, che avevano una divisa atta all’uso anfibio di colore grigio. Una pistola a tamburo alla cintola ed un fucile a canna corta a fulminante tipo Mongiana.
    Sempre a suon di musica, tutti pezzi diversi, cambiò la scena e fu il turno degli “Zappatori”, un battaglione ordinatissimo con zappa sulla spalla e fucile a tracolla ad acciarino, giacche rosso rubbia e pantaloni azzurri. All’arrivo della Guardia Reale a Cavallo la gente uscì in ovazione, i cavalli spesso nitrivano.
    Le loro divise blu con pantaloni in blu più chiaro ed i piumaggi dei loro elmetti diedero una visione stupenda.
    Passarono poi i Cacciatori di Linea, un corpo diffusissimo nel nostro esercito, Giacca blu, bandoliere incrociate e pantaloni rosso rubbia o beige.
    Essi marciavano con un passo di riferimento più forte ed il rumore generale del loro passo era intonato alle note musicali.
    Gli allievi della Nunziatella giunsero in due battaglioni, uno a cavallo e quello dei cadetti di corsa, tutti con lo sguardo rivolto al Re.
    Poi fu il turno dell’artiglieria a cavallo con traini di obici semipesanti e due cavalli appaiati per traino, è questa artiglieria l’orgoglio del nostro esercito.
    Quindi la nostra cavalleria, molto numerosa e dotata dei meravigliosi cavalli “Persano” , passò con tre battaglioni.

    ......................... continua ..................



  6. #26

    S. Maria Immacolata Concezione, festa nazionale Del Regno

    S. Maria Immacolata Concezione, festa nazionale

    Del Regno

    Le guarnigioni Svizzere, con i loro colori rossi, marciarono in strette file tattiche con i moschetti incrociati al petto.
    Molto effetto diede il battaglione degli Ussari, con i loro copricapi in pelo nero alti quasi due palmi. Quindi fu il turno dei Carabinieri a cavallo, semplicemente maestosi nelle loro divise bellissime, giacche nere e pantaloni bluette; carabina a tracolla.
    Infine ancora la Marina, almeno quattro battaglioni di marinari, con le loro giubbe blu ed i pantaloni bianchi. In dotazione avevano corti fucili alla spalla.
    I vessilli erano ovunque, frammisti alle bandiere dinastiche.
    A mezzodì la parata militare era finita e lo capimmo perché nella rada del porto la nostra cannoniera ad elica “Monarca” aveva iniziato a sparare 91 colpi di cannone che facevano tremare i vetri dei palazzi in Città.
    Il Re e la Regina, salutarono la folla e furono contraccambiati con ovazioni.
    Io rimasi molto colpito dalla parata militare e presa la mano di mia madre mi incamminai silenzioso verso casa.
    Mia madre mi porse un tarallo friabile che aveva riposto in borsetta.
    Lo mangiai di gusto.
    Poi a casa avemmo il nostro pasto già cucinato che sparì in un battibaleno ed io ebbi per somma decisione di mio padre, ben tre assaggi di vino. Mia madre chiuse gli occhi, mi sorrise, e strinò con lo sguardo mio padre che fece finta di nulla, il quale aggiunse con fare da guida turistica:
    - Ragazzi, la giornata è ancora lunga, adesso ci immergiamo nella moltitudine di Napoli per goderci la nostra città e stasera, prima di tornare a casa, passiamo da via Partenope a goderci i fuochi d’artificio … e poi, pizzaaaa …. tutti insieme al ristorante “il Cacciatore” qui vicino casa!-.
    Grande mio papà, è sempre colmo di entusiasmo e soprattutto è un grande amico sia per me sia per Maria.
    Anche mia madre era contenta … per un giorno intero la cucina sarebbe stata un ricordo.

    [1] Inno al re, di Giovanni Paisiello

    [1] Ferriere di Mongiana, primo sito siderurgico sul suolo italiano, del Regno delle Due Sicilie 1770.

    [1] La Persano è una razza equina creata nelle scuderie reali del Regno di Napoli, site nell'omonima località vicino a Serre, in provincia di Salerno. La razza fu voluta dal Re Carlo di Napoli che ordinò nel 1741 di incrociare stalloni turchi con fattrici locali. Nel 1761, il Re ,divenuto Carlo III di Spagna Invio in allevamento a Persano ,tre stalloni spagnoli.


    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

    L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854[1] con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento; tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria. Il dogma dell'Immacolata Concezione riguarda il peccato originale: per la Chiesa cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente: in vista della venuta e della missione sulla Terra del Messia, a Dio dunque piacque che la Vergine dovesse essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo.

  7. #27

    Visita al Museo Mineralogico Di Napoli

    Visita al Museo Mineralogico Di Napoli


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    Venerdì 9 dicembre 1859

    Questa mattina eravamo tutti agitati, da un lato per la trascorsa festività nazionale e dall’altro perché il maestro ci avrebbe condotto in visita al museo Mineralogico di Napoli[1].
    Inoltre, sempre il nostro maestro, già ci aveva anticipato future visite a tanti musei napoletani al chiuso ed anche all’aperto, tra questi Ercolano e Pompei, per i quali stava studiando con il Direttore il percorso più comodo e meno costoso-
    La nostra classe stava davanti alla scuola … eravamo particolarmente vocianti fino a che non ci raggiunse il maestro Riggio.
    - Ragazzi, un po’ di contegno, per favore. L’elenco è completo e all’appello non manca nessuno; quindi prendetevi per mano in fila per due e seguite me ed il bidello, Felice Caruso, che ci accompagnerà nella visita.-
    La nostra fila era lunga almeno trenta passi, ma procedeva ordinata andando in direzione della Federico II, zona ove si trovava il Museo Mineralogico. In un quarto d’ora arrivammo ed il maestro si assentò dentro la struttura per il disbrigo delle pratiche.
    Al suo rapido ritorno ci disse:
    - Ragazzi miei, oggi per voi si apre una giornata nuova e ricca di scoperte. Entreremo tra poco nel “Mondo Minerale”, il nostro terzo mondo … animale, vegetale, minerale.
    State sempre rinserrati vicino a me ed ascoltatemi con pazienza.-
    Entrammo subitaneamente nella sala principale, attraverso due salettine che ospitavano alcune teche con diversi minerali fluorescenti e fosforescenti di bellezza inaudita ma dove potemmo soffermarci solo con un colpo d’occhio.
    La sala principale esponeva un’immensità di teche vetrate che ne ricoprivano l’intero perimetro.
    Il maestro alzò il braccio e ci radunammo vicino a lui.
    - Qui potrete osservare oltre 25.000 reperti suddivisi in varie collezioni. Questa grande collezione del Real museo è costituita da minerali rappresentativi di numerose realtà geologiche del mondo; alcune per bellezza e grandezza sono vere rarità. Numerosi esemplari, raccolti tra il 1789 e il 1797, sono considerati già oggi “storici” e rivestono particolare interesse scientifico e collezionistico provenendo da località minerarie europee ormai dismesse.
    La collezione Grandi Cristalli vanta cristalli di notevoli dimensioni e con forme perfette; fra tutti spicca la coppia di cristalli di quarzo ialino del Madagascar di 500 rotoli[2] di peso, donata a Carlo III di Borbone nel 1740 e immessa nel Museo nei primi dell’800.
    - La Collezione Vesuviana è unica nel suo genere sia per la rilevanza scientifica sia per la rarità e bellezza di alcuni reperti. La collezione dei Cristalli Artificiali è composta da esemplari sintetizzati di Arcangelo Scacchi, mentre quella dei tufi Campani, iniziata nel 1807, presenta vere e proprie rarità quali la “fluoborite”, corrispondente alla discreditata nocerite e l’hornesite.
    Il silenzio era totale nella nostra classe e perfino gli addetti museali erano pietrificati.
    Il nostro maestro si intendeva pure di mineralogia, dunque!
    - Ragazzi vorrei narrarvi di alcuni pezzi speciali tra i quali, nella Collezione delle Meteoriti, vi segnalo l’esemplare di siderite di oltre 8.000 rotoli di peso, rinvenuto nel 1784 nel Messico a Toluca.
    Poi la Collezione di Pietre Dure con cammei tipici dell’artigianato napoletano, la Collezione delle Medaglie coniate con la lava del Vesuvio fra cui spiccano quelle del 1805 riproducenti i profili di Ferdinando IV e Maria Carolina. Inoltre la Collezione degli Strumenti Scientifici fra cui vi segnalo il goniometro (che serve a misurare gli angoli) a riflessione di Angelo Scacchi.
    - In questo museo hanno operato famosi mineralogisti tra cui anche Matteo Tondi, ma il massimo prestigio tale Museo lo raggiunse nel 1845, anno in cui esso fu scelto come sede del VII Congresso degli Scienziati Italiani che vide la partecipazione di ben milleseicentoundici scienziati.
    La nostra visita ebbe così inizio e percorrendo il perimetro delle teche nelle diverse sale espositive, la voce del maestro Riggio sempre prevaleva sul rumore dei nostri passi. Nessuno osò mai interrompere il suo soliloquio di narrazione, nessuno pose domande poiché era tutto evidente e ben presentato.
    Finimmo la visita nel salone monumentale del più vecchio Museo Mineralogico del Mondo.
    - Ragazzi, la visita credo sia stata per voi importantissima, la Scienza della Mineralogia, come avete avuto modo di osservare, è profonda e particolarissima. Quando camminate per strada e poggiate i piedi sulle lastre di roccia lavica, domandatevi sempre da dove essa derivi. Niente il mondo lascia al caso e voi non siete il “caso”.
    Tornando a casa mi sentivo partecipe di un nuovo mondo, quello minerale!
    Museo Mineralogico di Napoli
    *
    [1]1801, istituito a Napoli da Ferdinando IV di Borbne il Real Museo Mineralogico primo del mondo.
    [2]Un rotolo=0,898 kg

    11
    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  8. #28

    Napoli sotterranea

    Napoli sotterranea
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    Venerdì 16 dicembre 1859

    Anche questo venerdì il maestro Riggio ci portò a fare una gita altrettanto stupenda rispetto a quella del Mineralogico.
    Facemmo un percorso all’indietro nel tempo … agli albori della nostra Civiltà.
    L’incontro tra tutti noi fu stabilito per le ore 9 in Piazza San Gaetano, che è una piazzetta prospiciente Via dei Tribunali.
    In questa occasione venne anche il nostro Direttore che si mischiò fra noi ragazzi e stette anche lui attentissmo alla lezione di Riggio.
    - Sig. Direttore…- Proferì Riggio. – Venga pure vicino a me!-
    - Neanche per idea …- Rispose il Direttore. – Voglio stare in mezzo ai miei ragazzi, mi sento meglio … più a mio agio.- Detto questo mi vide che eravamo vicini e si attaccò al mio braccio, chiedendomi:
    - Tu come ti chiami?-
    - Francesco …- Risposi
    - Ottimo disse lui, vuoi essere mio compagno in questa visita?-
    - Certamente sì!- Gli risposi …e credo diventammo anche amici dopo quella giornata.
    Il personale che ci accompagnava era dotato di torce e lucerne protette ed erano sei persone.
    A noi ragazzi, a quelli più alti, distribuirono una torcia ogni cinque ragazzi già accesa e ci organizzarono in doppia fila indiana per iniziare l’esplorazione di queste meravigliose vetustà.
    Prima di scendere il maestro Riggio ci diede alcune spiegazioni:
    - Cari ragazzi, Sig. Direttore, oggi visiterete un luogo che nemmeno la più fervida immaginazione vi avrebbe fatto pensare: Napoli Sotterranea. Voi dovete pensare che gran parte della nostra Città è costruita con il materiale ricavato nel sottosuolo della medesima e pertanto possiamo affermare che le caverne, gli anfratti ed i percorsi che tra poco percorreremo insieme rappresentano di fatto il “negativo” di ciò che all’esterno la nostra città mostra agli occhi di tutti.
    Il “tufo” è questo materiale, questa roccia piroclastica magmatica.
    Da noi, qui a Napoli, è particolarmente diffuso il “tufo giallo” formatosi dalla cenere vulcanica di colore biancastro, detta pozzolana.
    Essa si formò tra i 35.000 e 10.000 anni fa, nel secondo periodo Flegreo.
    Il cratere da cui emerse questo “tufo”, con centro in Pozzuoli, è compreso tra Posillipo, Camaldoli, Quarto, San Severino, Cuma e il Monte Procida.
    - Ora con silenzio iniziamo ordinatamente la nostra discesa.
    Mentre scendevamo pian piano il silenzio ebbe il sopravvento, e si udivano solamente i rumori dei passi ed il nostro respiro rimbombava nelle orecchie.
    Il direttore scendeva accanto a me e portava lui la torcia.
    Le luci dei nostri lumi creavano fasci ondeggianti che venivano riflessi diversamente dalle pareti a seconda della loro costituzione e del loro taglio.
    Trovato un anfratto abbastanza vasto da contenere tutta la nostra scolaresca, il maestro Riggio si fermò ed alzò la sua torcia sopra di noi e poi disse:
    - Ragazzi, dovete sapere che i primi manufatti di scavi sotterranei risalgono a circa 5.000 anni fa, quasi alla fine dell’era preistorica.-
    - Uohhhhhh…!- Esclamammo in molti nel sentire questa notizia.
    - Successivamente, nel terzo secolo a.C., i Greci aprirono le prime cave sotterranee per ricavare i blocchi di tufo necessari alla costruzione delle mura e dei templi della loro Neapolis e scavarono numerosi ambienti per creare una serie di ipogei funerari.
    Tra questi, vi cito le famosissime Catacombe di San Gennaro per le quali, con il permesso del Direttore, vorrei organizzarvi una visita insieme a quella del cimitero delle Fontanelle … se Iddio vorrà.
    Io guardai la faccia del direttore che mi sembrava simile ad un “belzebù” avendo egli la torcia che lo illuminava un po’ dal basso, e vidi che assentiva alle parole del maestro. Ne fui felice. Il maestro riprese:
    - Però ragazzi, lo sviluppo imponete del reticolo dei sotterranei iniziò in epoca romana; in epoca Augustea dotarono la Città di gallerie viarie e soprattutto di una rete di acquedotti complessa, alimentata da condotti sotterranei provenienti dalle sorgenti del Serino, a 50 miglia dal centro di Napoli.
    Altri rami dell’acquedotto di età augustea arrivarono fino a Miseno, per alimentare la Piscina Mirabilis, che fu la riserva d’acqua della flotta romana.
    Riprendemmo il cammino nei cunicoli osservando con attenzione le finiture delle pareti spesso contraffortate con mattoni. Ci sembrava di scendere verso l’inferno per via dei bagliori delle torce.
    Anche Maraglino, sempre allegro e scherzoso, si era fatto cupo e truce.
    Il maestro si fermò in un secondo androne e ci chiamò a raccolta.
    - Come avete visto, ragazzi, i cunicoli sono larghi per la necessità di transito dell’uomo, ed essi si diramano in tutte le direzioni, con lo scopo di alimentare fontane ed abitazioni situate in diverse aree della Città superiore.
    A tratti, sulle pareti, avrete notato le tracce dell’intonaco idraulico, utilizzato dagli ingegneri dell’antichità per impermeabilizzare le gallerie. Agli inizi del XVI secolo il vecchio acquedotto e le moltissime cisterne pluviali non riuscirono più a soddisfare il bisogno d’acqua della Città che intanto si era estesa a macchia d’olio e fu così che il facoltoso nobile napoletano Cesare Carmignano costruì un nuovo acquedotto.
    Camminammo ancora un’ora abbondante e ciò che vedemmo fu spettacolare.
    Quando risalimmo ci fermarono nell’ultimo androne semi illuminato dall’esterno e ci dissero di stare qualche minuto lì per riabilitare la vista alla luce solare.
    Le guide ritirarono le torce che ormai erano quasi esaurite e le spensero in vasi colmi di sabbia.
    Quando fummo fuori, il sole di Napoli ci accecò, ed il rumore della Città si impossessò nuovamente di noi.
    Salutammo il maestro Riggio ed il Direttore che se ne tornavano verso scuola confabulando tra di loro, mentre noi tornammo a casa nostra ciascuno per proprio conto.
    Grazie maestro Riggio!
    Tratto da
    FEGATO
    di
    Domenico Iannantuoni

  9. #29

    Il mio presepe

    Il mio presepe




    Domenica 18 dicembre 1859

    Questo Natale del 1859, abbiamo tardato nel fare il presepe almeno di una settimana, ma mia madre, sempre precisa e previdente, aveva già messo in salotto gli scatoloni con i personaggi, ed ogni tanto ricordava a me e mio padre l’impegno.
    Non so perché ma questa incombenza era sempre stata affidata ai maschi della famiglia.
    Poi nel quartiere era un disastro poiché ogni famiglia faceva il presepe, chi grande e chi piccolo, ma tutti ne sentivano la necessità ed allora era tutto un rincorrersi di avvisi e quasi rimproveri:
    - Come, non avete ancora fatto il presepe?…che peccato, noi lo abbiamo completato invece la settimana scorsa!- Diceva una nostra vicina di casa a mia madre ,dal fornaio, ed altre frasi sullo stesso genere erano quotidiane, come se il presepe fosse un obbligo dello Stato.
    In effetti qui, nel Regno delle Due Sicilie, il presepe non è solo tradizione religiosa, esso ha integrato anche molto del “profano” della nostra società, ed è per questo che alle vere immagini sacre quali quelle della Madonna, del Bambino e di San Giuseppe, si sono aggiunte tutte le azioni quotidiane del nostro popolo ad arricchire le scene. Il calzolaio, il fabbro, la venditrice di uova, il sarto…insomma, basta andare a San Gregorio Armeno, per vedere le cose, oserei dire “impossibili”, e che mente umana possa immaginare, ricondotte all’esperienza presepiale. E’ anche una vera fiera dell’artigianato locale ed ancor di più, poiché mi hanno riferito che i nostri presepi sono ospitati in tante Città d’Italia e dell’estero e visti come vere opere d’arte. Il nostro Giuseppe Sanmartino[1], mi diceva mio padre, quello del Cristo Velato, di fatto fondò una vera e propria scuola “presepiale”.
    - Francesco, pur con ritardo, è giunto il momento tanto atteso del nostro presepe…mi aiuti?- Certo papà, eccomi qua.
    Aprimmo le scatole ed estraemmo tutte le statuine che avevamo sistemato con un piccolo imballo di paglia l’anno prima e le appoggiammo sul tavolo della sala.
    - Allora Francesco, dove sistemiamo il presepe quest’anno?- Mi domandò mio padre.
    - Beh, a me piacerebbe dargli un ‘esposizione nuova e un po’ lontano dalla finestra, un modo che la luce colpisca la capanna ed il bambin Gesù verso il tramonto.- Risposi
    - Caspita, questo vuol dire fare un supporto nuovo…vediamo, i cavalletti li ho nel ripostiglio ed anche un ripiano ligneo che ci dovrà servire per tutto il presepe…quello credo di averlo in cantina!.- Rispose mio padre.
    Io intanto avevo già iniziato ad arricciare la carta da pacco utile a rappresentare le montagne e quindi lo sfondo del presepe. Mio padre aveva già spostato una piccola credenza e sistemato i cavalletti ed era sceso in cantina a recuparare il piano ligneo. Sistemammo bene le montagne, mentre a mia madre avevo chiesto di farmi un po’ di colla con la farina per sistemare le forme ed incollare la carta tra di essa. A mia sorella venne in mente di fare un laghetto con un piccolo rivolo d’acqua finta, ma non avevamo metalli a disposizione. A mio padre venne in mente che aveva riservato in ripostiglio una piccola lastrina di zinco che ci permise di riprodurre l’ambiente acquatico. Una breve discussione per la posizione della grotta, anch’essa fatta con carta da pacco. Poi il verde naturale…questo fu facile recuperarlo fresco da un pino marittimo che stava nel nostro cortile.
    Poi i sassolini piccoli che avevamo già dall’anno prima e quindi le pitture delle montagne. La cima la volli dipingere con il bianco per farla sembrare innevata.
    Molte le palme e palmettine che sistemammo sul pianoro, in basso vicino al laghetto.
    Poi le statuine, tutte, asino, bue, La Madonna e San Giuseppe, le pecore ed i pastori e qualche figura profana di falegname al lavoro e di fabbro.
    I tre re magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, li sistemai molto lontani dalla grotta e a piccola distanza l’uno dall’altro sui loro cammelli... il bambin Gesù lo nascosi dietro la grotta, perché doveva nascere il 25 di dicembre.
    Un bell’angelo con una stella cadente, lo misi sopra la grotta. Poi con un panno blu rivestii il fronte della scena per nascondere la parte inferiore del piano ligneo.
    - Beh, disse mio padre, mi sembra un ottimo lavoro.- Io gli sorrisi.
    Ci raggiunse mia madre e poi venne anche mia sorella che si era stancata di fare il presepe ed era andata nella sua cameretta, e restammo davanti alla nostra opera ad ammirarla. Mia madre ne rimase estasiata e mi abbracciò, facendo lo stesso con mia sorella, mio padre mise un braccio sulla spalla di mia madre e restammo così riuniti ad adorare la scena presepiale.
    Dalla strada, proprio in quel momento, si sentirono giungere i suoni delle zampogne e dei flauti dei pastori che per tradizione venivano nelle città importanti, provenienti dai paesi viciniori e dai più lontani Abruzzi. Le note le riconobbi subito ed erano quelle di “Quanno nascette Ninno”[2].
    Il sole stava tramontando ed un raggio di luce illuminava perfettamente il nostro presepe. Quel momento fu di grande riflessione e di sentimento profondo per me, ricordo che dentro di me pregai.
    Io amo la Sua famiglia, come la mia.
    Cristo Velato del Sanmartini
    Il presepe del 1859



    Tratto da
    FEGATO
    di
    Domenico Iannantuoni

    *

  10. #30

    Il Natale a Napoli

    Il Natale a
    Napoli



    Lunedì 19 dicembre 1859

    Questa settimana sarà molto particolare perché è questa la settimana di Natale.
    Forse tra un paio di giorni verranno a casa nostra i nonni, sia quelli materni che stanno in una graziosa casetta ad Amalfi vicino Salerno, sia quelli paterni che vengono da Maddaloni in provincia di Caserta.
    Mia madre ha già messo a posto le nostre camerette, mia e di mia sorella, sistemando dei letti in più che mio padre tiene sempre ben custoditi in cantina, sono di quelli a reti smontabili ma molto robusti.
    Per il viaggio i più fortunati saranno i nonni paterni (Nonno Francesco e Nonna Carmela) che andranno in carrozza fino a Caserta e poi in treno[3]arriveranno direttamente qui nel centro di Napoli.
    Per i nonni di Amalfi, quelli materni (Nonno Max e Nonna Agnese), sarà un po’ più lungo e faticoso il tragitto in carrozza, ma poi anche loro prenderanno il treno, credo ad Angri, e quindi raggiungeranno anche loro Napoli.
    Pensavo a tutto questo mentre mi recavo a scuola e quasi non mi accorsi che stavo per ritardare il mio ingresso.
    Il maestro Riggio era felicissimo questa mattina, lo si vedeva da come parlava e soprattutto da come si muoveva in classe perché quasi saltellava intorno alla cattedra.
    - Ragazzi, non sentite anche voi il profumo del Natale?- Lo guardammo contenti.
    - In questi giorni i vostri impegni scolastici saranno ridotti e dal 23 dicembre venerdì, sarete in vacanza fino a lunedì, 9 gennaio 1860.
    Una bella e lunga vacanza natalizia.-
    - Nel pomeriggio, dopo aver fatto i vostri compiti, scendete in strada ad osservare ed ascoltare “Napoli”.
    A scoprire come miracolosamente nella nostra struttura cittadina trovino spazio oltre 500 Chiese, una più bella e decorata dell’altra.
    Tutte assistite da associazioni o congregazioni religiose che ne garantiscono la manutenzione nel tempo da un lato e la loro vitalità operativa dall’altro.
    Scoprirete come queste chiese sono tutte piene e bellissime per ciò che ci raccontano. Tramite queste chiese si può vivere l’evoluzione architettonica, dallo stile romanico, al gotico, al barocco ed al rococò.
    - La nostra Accademia di Architettura[4] fu molto partecipe nella progettazione e realizzazione delle nostre Chiese.
    - Pensate ragazzi che in Napoli vi sono chiese come quelle di San Francesco di Paola, quella di fronte al Palazzo Reale.-
    Il maestro si fece cadere le braccia e quasi esausto, concluse:
    - Ragazzi, ascoltatemi bene, le chiese sono tantissime e di Napoli si dice essere la Città delle cinquecento cupole.
    Ascoltammo il nostro maestro e i pomeriggi li dedicammo ad osservare Napoli e “sentirla” nei suoi suoni.
    Le musiche degli zampognari erano ovunque, ed ovunque le Chiese accoglievano fedeli e si preparavano alla festività cattolica più importante per noi bambini, il Natale, la nascita di nostro Signore Gesù.
    *
    [1]Giuseppe Sanmartino, Napoli 1720- 1793, grande scultore e cultore di arte prespiale.
    [2]Tu scendi dalle Stelle, canto natalizio composto nel dicembre 1754 a Nola (NA) dal napoletano Sant’Alfonso Maria dè Liguori.
    [3] 1839, viene inaugurata con convoglio Bajard la prima Ferrovia (Napoli Portici) d’Italia. Nel 1845 la nostra ferrovia superava di parecchio Salerno a Sud e Gaeta a Nord. Nel 1859, erano ancora prolungate le tratte e pronte le massicciate anch’esse a doppio binario delle Società Melisurgo e de Riseis, per Brindisi e Teramo.
    [4]1762, Napoli. Nasce l’Accademia di Architettura, una delle prime e più prestigiose in Europa.
    [1] 1839, viene inaugurata con convoglio Bajard la prima Ferrovia (Napoli Portici) d’Italia. Nel 1845 la nostra ferrovia superava di parecchio Salerno a Sud e Gaeta a Nord. Nel 1859, erano ancora prolungate le tratte e pronte le massicciate anch’esse a doppio binario delle Società Melisurgo e de Riseis, per Brindisi e Teramo.
    [1] 1762, Napoli. Nasce l’Accademia di Architettura, una delle prime e più prestigiose in Europa.


    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

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