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Discussione: Una scolaresca napoletana nel Regno di Napoli

  1. #81

    Garibaldi organizza la sua spedizione verso la Sicilia partendo da Quarto (Genova)

    Garibaldi organizza la sua spedizione verso la Sicilia partendo da Quarto (Genova)

    Martedì 11 aprile 1860
    Questa mattina il nostro maestro entrò in classe con il viso cupissimo e con diversi giornali sottobraccio.
    Iniziò subito la sua lezione di grammatica e noi ubbidienti ascoltavamo e prendevamo nota delle sue osservazioni.
    Maraglino, curioso all’infinito, chiese al maestro di poter andare in bagno, cosa che ottenne immediatamente, ma recandosi verso la porta passò vicino alla cattedra e riuscì ad osservare le testate dei giornali che il maestro vi aveva appoggiato.
    Erano tutti giornali stranieri e dissimulando uscì dalla porta.
    Al suo rientro un certo bisbiglìo raggiunse tutti gli angoli dell’aula e venimmo tutti a conoscenza dei giornali stranieri.
    Il maestro si accorse della cosa e bloccò la spiegazione dicendo:
    - Ragazzi, che problema avete?-
    Nessuno replicò, tranne Maraglino, ragazzo sempre pronto e perspicace che disse:
    - Sig. maestro, ho notato che avete portato in classe alcuni giornali in lingua straniera… è la prima volta che lo fate. Ci potete dire le ragioni?-
    Il maestro si incupì parecchio, si fermò sul posto ed abbassò la testa; poi lentamente si diresse verso la cattedra e si sedette rimanendo in silenzio per alcuni minuti :
    - Cari miei ragazzi, cosa devo dirvi? Giuseppe Garibaldi sta organizzando una spedizione militare verso la Sicilia. I giornali inglesi e francesi conoscono bene il suo progetto… progetto massonico internazionale.
    Noi qui in Patria ne parliamo in questi giorni, ma la nostra stampa non sa ancora se pubblicare o meno queste notizie.
    La stampa estera invece le dà già per scontate. Quella inglese prevede la partenza per i primi di maggio, quella francese un po’ oltre. Ma i nostri napoletani fuoriusciti, quali il Poerio, il Settembrini, lo Zuppetta e tanti altri, che stanno al ricovero in Piemonte, a Torino per la precisione, fanno pubblicare notizie analoghe.
    Il nostro ambasciatore in Torino ottiene solo rassicurazioni verbali dal Cavour… ma niente di certo e concreto. Abbiamo tutto un mondo contro di noi. Dagli Stati Uniti d’America all’Inghilterra, dalla Francia al Piemonte ed all’Austria… nessuno spende una sola parola per noi.
    Il nostro re Francesco II pare disperato e si dedica solo ai riti religiosi nella speranza che tutto si acqueti.
    Il maestro cadde poi di nuovo in silenzio e ci salutò appena quando uscimmo per la fine degli orari.
    Dunque, pensavo tra me e me, tra poco saremo in guerra.
    Come farà Garibaldi ad entrare nel nostro Stato senza ingaggiar battaglia?
    Tornai a casa ripromettendomi che ne avrei parlato con mio padre la sera stessa.

    Tratto da
    FEGATO
    Di
    Domenico Iannantuoni


  2. #82

    Una mia malattia

    Una mia malattia


    Giovedì 20 aprile 1860
    Invece di parlare con mio padre quella sera, e tornando a casa, mi sentivo strano e con gli arti inferiori appesantiti.
    La testa mi girava e non riuscii a mangiare nulla. Mia madre, già preoccupata, mi aiutò a spogliarmi e a mettermi il pigiama ed immediatamente dopo io caddi in un torpore generale.
    Persi i sensi sicuramente perché non ho grande ricordo dei nove giorni che passai a letto.
    Solo un sogno mi torna alla mente, quello dell’invasione della Sicilia da parte di Giuseppe Garibaldi, un sogno confuso e sicuramente quasi un incubo.
    Mio padre spesso veniva al mio capezzale in ispecie al mattino prima di recarsi a lavoro e la sera quando tornava.
    Io spesso sentivo la sua presenza, ma non riuscivo a parlare né ad aprire gli occhi. Mia madre pure passava ore ed ore al mio fianco ed anche mia sorella, quando era libera nel pomeriggio.
    I miei nonni avevano avuto notizia della mia malattia ed inviavano ai miei genitori messaggi fatti con il telegrafo per avere risposta sul mio stato di salute. Questo creava problemi a mia madre che per rispondere e tranquillizzarli doveva recarsi all’ufficio telegrafico vicino alla stazione dei treni.
    Il medico di famiglia che mi ricordo con i suoi capelli sempre arruffati sulla testa e lo stetoscopio al collo mi guardava dopo avermi svegliato, mi controllava la gola, le orecchie e gli occhi.
    Ma io restavo impassibile alle sue sollecitazioni e dopo poco tempo ricadevo nel mio torpore. Poi ricordo una volta che egli, tentennando la testa e rivolgendosi a mia madre disse:
    - Cara signora, suo figlio ha una strana malattia. Ha la febbre alta ma nessun sintomo di malattia di natura microscopica, direi virale.
    Non mangia, ma beve! E questo mi rasserena sulla mia diagnosi. Ha un certo gonfiore sotto le ascelle e ciò mi farebbe pensare ad una infezione delle vie linfatiche… bah, per me è una crisi di crescita di tipo acuto!-
    Mia madre un po’ sollevata gli rispose:
    - Sì, dottor Carilli, io mi sento serena in fondo. Vedo che Francesco è come se riposasse ma anche questa sua spossatezza legata alla temperatura corporea e quindi alla sua debolezza generale non mi dà ansia. Anch’io sento che migliorerà a breve.
    Quello che mi meraviglia è la mancanza della sua parola, il suo silenzio mi tedia e mi dà brutti pensieri.- Il dottore:
    - Sig.ra Lucia, lei non deve preoccuparsi, i ragazzi a questa età si comportano in modo strano nel bene e nel male. Una volta ne ho avuto in cura uno che rimase in silenzio per oltre un mese e poi una volta svegliatosi diventò più birbante di prima!-
    Io sentivo bene questi discorsi ma in modo lontano, come se avessi avuto un muro che divideva me da loro.
    Poi un giorno, di colpo, mi risvegliai.
    Sentii finalmente le gambe, le braccia, aprii gli occhi e vidi la mia cameretta ed urlai:
    - Mammaaaaa!-
    Mi madre accorse subito al mio letto e mi abbracciò, venne anche mia sorella che anziché essere contenta iniziò a frignare e mi abbracciò con forza pure lei, evidentemente felicissima, e chiamandomi ripetutamente.
    - Mia madre si fermò per un attimo, poi si mise in preghiera giungendo le mani e disse:
    - Dio sia lodato!-
    Cadde anche lei in un pianto liberatore e non smise per almeno un’ora di accarezzarmi le mani ed il viso.
    Mia sorella si sdraiò sul mio letto per starmi più vicina possibile e fu bellissimo.
    Vollero fare una sorpresa a mio padre e mi misero su una sedia a dondolo con una coperta sulle ginocchia, vicino al nostro camino, ma ben davanti alla porta affinchè lui potesse vedermi subito al suo ingresso.
    Quella sera tardò un po’ ma finalmente sentimmo i suoi passi e la porta che si apriva. Quando mi vide rimase bloccato su sé stesso per qualche secondo, poi si avvicinò e mi colmò di baci rimanendo in silenzio.
    Il giorno dopo, già rinfrancatomi per aver mangiato cose leggere ma a sazietà, mi vestii come per uscire, ma sapendo di dover stare ancora in casa mi accorsi che i pantaloni erano più corti di qualche centimetro… ero cresciuto e mi misi a ridere come uno zimbello.
    Andai da mia madre e mostrarle il fatto dei pantaloni e lei disse sorridendo:
    - Lo sapevo caro Francesco, è stata la prima cosa di cui ho parlato con il dott. Carilli, il quale non dimenticarlo mai è collaboratore scientifico del Periodico Psichiatrico del Reale Morotrofio di Aversa[1], un genio! Ne parlai proprio quando venne a visitarti settimana scorsa… lui ha esperienza da vendere. Ha fatto tutti i controlli necessari, perfino una estrazione di sangue e le tue urine anche. Ma non trovando nulla di infetto, sorridendo sotto i baffi, aveva ben diagnosticato la tua malattia. Alcuni maschietti cadono in questa specie di trance durante le crescite veloci del loro corpo e a te è capitato. Ora vediamo se i tuoi pantaloni sono allungabili!

    Grazie mamma, grazie papà, grazie Maria, per il vostro sconfinato amore verso di me!
    [1]Napoli 1843 – Primo Periodico Psichiatrico Italiano pubblicato presso il Reaale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglia


    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  3. #83

    La Madre di Jannace muore

    La Madre di Jannace muore


    sabato 29 aprile 1860

    Tornai a scuola felice, con i pantaloni più corti di almeno mezzo palmo e mi sentivo più alto veramente. Le scarpe erano un po’ strette ma.., con un po’ di pazienza mio padre avrebbe provveduto ad acquistarmene un paio nuovo e di numero abbondante.
    Il nostro maestro Riggio mi ricevette con un largo sorriso e mi abbracciò invitandomi però ad andare subito al mio posto.
    Tutti i compagni mi salutarono e mi abbracciarono chi prima e chi dopo mentre Ciceri mi lasciò sul banco un piccolo pacchettino per me che aprii subito… che meraviglia, un temperamatite nuovo nuovo di pacca!
    Lo guardai e gli feci una carezza subito corrisposta, poi mi disse:
    - Ches’chi te servirà per i to bei disegn, e fa no il bauscia cun gli alter!- Io gli feci l’occhiolino.
    Il maestro era cupo in volto e passeggiava avanti ed indietro davanti alla cattedra con le braccia conserte a modo che una mano, la sinistra, sporgesse in alto perché il suo mento gli rimanesse appoggiato sopra. Poi quando fummo tutti acchetati ci disse:
    - Cari ragazzi, voi sapete che da qualche giorno Jannace non è venuto a scuola… così come è accaduto per Francesco che invece è oggi qui con noi e mi sembra un po’ più alto di come me lo ricordavo...-
    Io arrossii un po’.
    - Per Jannace purtroppo ho da darvi una brutta notizia, sua mamma è morta ieri dopo una lunga malattia.-
    Rimanemmo tutti malissimo per la notizia così brusca ricevuta dal maestro, che riprese a parlare:
    - Pensate ai vostri genitori ed alle vostre madri soprattutto perché averli in vita è la forza della vostra stessa vita. Perdere una madre è drammatico per ognuno di noi. Vuol dire perdere la serenità familiare, vuol dire non ricevere più il suo sorriso dolce quando vi levate al mattino o quando vi coricate di sera. Vuol dire non ricevere più le sue osservazioni educative, i suoi baci e le sue carezze, i suoi rimproveri accurati e sempre fatti con il cuore. Vuol dire non ricevere più le attenzioni per il vostro abbigliamento per la vostra pulizia quotidiana, per il vostro portamento e per la vostra crescita. Jannace sta provando ora un senso di solitudine immenso mentre cerca di ricordare la voce di sua madre che non sentirà mai più se non dentro se stesso.
    Allora anch’egli diventerà un po’ più taciturno di prima, ricordatevelo, e voi amatelo più di ieri.
    - I funerali si terranno domattina alle ore 10 alla chiesa di San Francesco e il Direttore ha dato a tutti voi , suoi compagni, giornata libera perché possiate andare a trovare in chiesa il vostro amico Giuliano Jannace.
    Questo giorno passò in silenzio ed il maestro ci parlò in modo distaccato, strano per lui, della prima nave a vapore da guerra dello Stato delle Due Sicilie.[1]
    L’Ercole, uno dei primi vanti della nostra marina militare fu varata il 21 ottobre 1843 ed entrò in servizio il 28 maggio 1844
    Aveva un dislocamento a carico normale di 1306 t e a pieno carico di 1455 t.
    La sua lunghezza (tra le perpendicolari) è di 59,08 m, la larghezza di 10,28 m. Il pescaggio medio di 4,31 m
    La sua propulsione è ottenuta con 4 caldaie tubolari e 1a motrice alternativa a vapore è una Maudslay & Field della potenza di 300 CV. Il movimento è ottenuto tramite 2 ruote a pale articolate e l’armamento velico è a brigantino. Raggiunge la Velocità 7 nodi (13 km/h) ed ha un’autonomia di 192 ore a 7 nodi di velocità.
    Il suo Equipaggio è di 7 ufficiali e 181 tra sottufficiali e marinai
    L'armamento si compone di dieci bocche da fuoco: un cannone a canna liscia da 117 libbre, uno da 60 libbre, quattro obici lisci Paixhans da 30 libbre ed altrettanti in bronzo da 12 libbre.
    L’Ercole è una delle più belle pirofregate della Real Marina del Regno delle Due Sicilie.
    Anche questo racconto dell’Ercole mi affascinò non poco e tornando a casa facevo conto di tutte le navi che la nostra Marina possedeva, intendevo soprattutto quelle a vapore e tornando a casa me le vedevo nella loro maestosità e cura tecnologica.
    Io le conoscevo a memoria perché mio padre mi aveva iscritto all’opuscolo dell’Armata di Mare che ricevevo ogni mese. Le ripassavo nella mia mente con i loro nomi in ordine alfabetico: “ La fregata Amalia, la pirogoletta Antelope, l’avviso a ruote Aquila, la pirofregata Archimede, la pirogoletta Argonauta, la fregata ad elica Borbone, la profregata Carlo III, la fregata Cristina, l’avviso a ruote Delfino, la draga a vapore Eolo, la pirofregata Ercole, la draga a vapore Erebo, la corvetta a vela Etna, la pirofregata ad elica Farnese, il bastimento a vapore Ferdinando I, il vapore a ruote Real Ferdinando, la pirocorvetta Ferdinando II, la pirofregata a ruote Ettore Fieramosca, la draga a vapore Finanaza I, la seconda draga a vapore Finanaza II, la pirofregata Fulminante, la Draga a vapore Furia, il brigantino a vela Generoso, la progoletta a ruote Flavio Gioia, la pirofregata il Guiscardo, il brigantino Intrepido, la fregata Isabella, l’avviso a ruote Lillibeo, l’avviso a ruote Maria Teresa I, l’avviso a ruote Maria Teresa II, la goletta a vela Menai, l’avviso a ruote Messaggero, l’avviso a ruote Miseno, il vascello ad elica e vela Monarca, l’avviso a ruote Nettuno, l’avviso a ruote Palinuro, la fregata a vela Partenope, l’avviso a ruote Peloro, il brigantinoo Principe Carlo, la fregata ad elica e vela Regina, la pirofregata Roberto, l’avviso a ruote Rondine, la pirofregata Ruggiero, l’avviso a ruote Saetta, la fregata a vele Sannita, la pirofregata a ruote Sannita, la goletta a ruote San Wenefrede, la goletta a vela Sfinge, la goletta a vela Sibilla, il brigantino a ruote Sirena, il cutter a vela Sparviero, la pirocorvetta a ruote Stromboli, la pirofregata a ruote Tancredi, la draga a vapore Tantalo, la pirofregata a ruote Torquato Tasso, la fregata a vela Urania, il brigantino a vela Valoroso, la pirofregata a ruote Veloce, il vascello a vela Vesuvio, la draga a vapore Vulcano I, la vapore Vulcano II, il brigantino a vela Zefiro
    Non ho mai detto a nessuno di questa mia passione per la marina militare ma con mio padre spesso, di sera, facevamo a gara a ricordare i nomi delle nostre tante navi; anche lui era appassionato come me.
    *
    La nave Ercole
    [1]Napoli (Castellammare di Stabia) 1843 – Prima nave da guerra a vapore d’Italia (Pirofregata “Ercole”), varata a Castellammare di Stabia.


    Tratto da
    Fegato
    di Domrnico Iannantuoni

  4. #84

    CAPITOLO VIII Maggio 1860 La meteorologia a Napoli

    CAPITOLO VIII
    Maggio 1860

    La meteorologia a Napoli


    Lunedì 1 maggio 1860

    Il maestro era assente per questioni universitarie questo giorno e da noi venne a tenerci lezione, d’accordo con il direttore ed il maestro, un vecchio assistente del nostro primo osservatorio meteorologico napoletano[1] tal Prof. Sossio Del Prete.
    Era anziano e secondo me doveva superare i settant’anni.
    Era vestito di grigio scuro con una giacchetta ben aderente al corpo ed un gilet in velluto color grigio chiaro.
    I capelli erano ancora ben folti sul capo ma un tantino disordinati mentre i baffi erano larghi ed arcuati all’insù mentre il pizzetto scendeva per qualche centimetro dal mento, giusto a sfiorare la farfalla che era annodata alla gola e che era di colore amaranto.
    Anche le basette erano ben folte. Sulla scrivania era appoggiato il suo cilindro e il suo bastone che aveva il pomello in avorio.
    Sembrava uscisse da una riunione di scienziati, o da un teatro.
    - Bene, bene, bene…
    - Ci disse quando fummo tutti a posto a sedere.
    - Voi dunque siete la classe del maestro Antonio Riggio, gran brav’uomo, ma un tantinello azzardato. Ieri mi ha intercettato al caffè davanti alla Reggia, quello proprio vicino a Largo di Palazzo, ed era insieme al suo direttore. Ha voluto tassativamente offrirmi un caffè bello comodo comodo al tavolino e poi piano piano mi ha chiesto il favore di sostituirlo per questa giornata.
    Il direttore pareva in tutt’altre cose affaccendato e sfogliava alcuni giornali in modo agitato… forse si informava su Giuseppe Garibaldi, sull’inghilterra e sulla Francia… ma Riggio no. Lui stava sul pezzo e mi ha convinto a prendermi un giorno di permesso che non mi sarà retribuito, per venire qui da voi a farvi una lezione di quattro ore che non mi sarà retribuita.
    Un vero affare, vero?-
    In classe scoppiò una breve risata.
    Il personaggio era simpatico e ci sapeva fare; poi riprese il prof. Del Prete:
    - Sicché, una materia che si studia dopo aver portato a compimento i corsi universitari, verso i 26 anni, io dovrei spiegarla a ragazzi delle elementari… e va bene!
    - Mi raccomando ora fate silenzio assoluto ed ascoltatemi con attenzione.- Si diresse verso la lavagna e disegnò alcune linee curve partendo da una più spessa che rappresentava la terra.
    - Vedete ragazzi, l’atmosfera terrestre, è rappresentata da una massa d’aria dal peso pressoché unitario di un kg/mc (alla pressione di 760 mm di mercurio) in termini internazionali, e che si concretizza sopra le nostre teste fino ad una altezza di ca. 10.000 miglia, 15 km in termini di misura francese.
    Essa è composta sostanzialmente dai tre gas principali, l’ossigeno al 21% e l’azoto al 78% ed un 1 % di altri gas quali l’Argon e l’Anidride carbonica e minuzie varie di cui non vi annoio.
    La troposfera è la sede del “Clima” ove avvengono tutte le trasformazioni termiche di rilievo, ove si formano le nuvole, si agitano i venti e così via, in sostanza essa è la sede delle perturbazioni climatiche.
    Poi vi è la Stratosfera, quindi la Mesosfera, la Termosfera e la Esosfera… cose che a noi non interessano nella nostra lezione di oggi. Fermiamoci alla Troposfera.
    - Agli estremi della Troposfera si raggiungono temperature anche di – sessanta Gradi Celsius a partire dalla media terrestre di venti Gradi Celsius, poi detta temperatura torna a scendere nella stratosfera fino ancora a venti Gradi Celsius e poi non sappiamo più nulla poiché le nostre ricerche sono in itinere e le tecnologie internazionali sono ancora ferme al “palo”.
    - Abbiamo detto che la temperatura che più ci interessa da vicino è quella della “troposfera” e qui fermiamoci per capire il Clima e le sue variazioni.
    L’Umidità che noi studiosi dividiamo in “Assoluta” e “Relativa”, rappresenta la quantità di acqua che l’atmosfera può contenere… chiaramente fino ad un massimo del 100% relativo, poi piove!-
    Un’altra fragorosa risata scaturì naturalmente da tutta la classe perché il prof. Del Prete era veramente una specie di attore nelle sue elucubrazioni.
    - E perché piove?... perché la temperatura scende, per motivi che noi non possiamo prevedere, quali l’arrivo di un vento freddo dal Nord che incontra una massa d’aria molto umida che si è formata sul mare!
    E piove… i venti possono essere ciclonici o anticiclonici essi sono ciclonici se ruotano in senso antiorario e anticiclonici se ruotano in senso orario.
    I primi formano una espansione adiabatica in raffreddamento ed i secondi una compressione in riscaldamento… noi qui a Napoli abbiamo prevalenza ciclonica, bel tempo e sole quasi tutto l’anno… in Piemonte, per esempio hanno spesso brutto tempo per quasi tutto l’anno… noi stiamo MEGLIO di loro.
    Un’altra risata ancor più fragorosa scoppiò immediatamente, poiché l’allusione era chiarissima.
    - Poi la Terra, come voi sapete è leggermente inclinata sul suo asse, noi qui a Napoli abbiamo una latitudine di 40 Gradi, mentre in Piemonte essa è di 45 Gradi, talché essi, loro, i piemontesi, hanno un inverno più lungo perché hanno meno luce e noi più breve perché siamo più “illuminati”, siamo più caldi perché il sole ci colpisce meglio e per maggior tempo all’anno. Noi non abbiamo le nebbie che invece imperversano al Nord… e speriamo che a Giuseppe Garibaldi si fermi la barca in mezzo al mare, evviva il Regno delle Due Sicilie, evviva il Re Francesco!
    Immantinente tutta la classe scoppiò in un fragorosissimo applauso che si stentò a chetare.
    Il Prof. Sossio Del Prete iniziò dunque ad alzare ed abbassare le braccia e a fare ripetuti segni di silenzio che dopo poco ottenne.
    - Ora cosa misuriamo e come misuriamo le grandezze giornaliere? Ecco per prima cosa misuriamo ogni giorno la temperatura minima e la massima correlata con l’ora di misura, utilizziamo un preciso termometro a mercurio con apprezzamento del decimo di grado. Facciamo poi la suddivisione in tre parti dei valori di misura termica e li tabelliamo secondo criteri fisici di più leggibile interpretazione.
    - Poi si misura la pressione barometrica, corretta al livello del mare ed utilizziamo un preciso barometro a mercurio con classe di precisione del millimetro al menisco. Ugualmente tabelliamo i valori come per le temperature.
    - Quindi misuriamo l’umidità relativa con un igrometro costituito da uno strumento misuratore la cui parte sensibile è costituita da un piccolo fascio di capelli di “donna persiana”, poiché le donne persiane hanno capelli molto sensibili appunto all’Umidità Relativa che viene segnata su di un tamburo rotante, da un pennino irrorato di inchiostro, su un grafico già prestampato che va da 0% al 100%; si tabella secondo criteri analoghi e corrispondenti a quelli termici e barometrici.
    Il Prof. Del Prete si recò alla lavagna e disegnò un igrometro stilizzato dal quale tutti capimmo il funzionamento.
    - Quindi calcoliamo l’umidità assoluta secondo le Leggi dei miscugli dei gas e dei vapori tenendo conto che essa, la misura assoluta, rappresenta la quantità di vapore presente nell’aria che a sua volta dipende dalla temperatura e dalla pressione della medesima.
    Spesso confrontiamo i dati dell’igrometro a capelli con due termometri, uno detto a bulbo secco e l’altro a bulbo umido… ma questo per voi sarebbe un po’ difficile da capire.
    Vi dico solo che quando l’aria è satura di umidità i valori di temperatura secca ed umida concidono.
    - Di tutte queste misure facciamo una tabella sinottica giornaliera e mensile e ne mandiamo, con messo sicuro, una copia, all’Istituto delle Scienze per la divulgazione nazionale ed internazionale; una copia la custodiamo noi ed una terza va alle Reali Stamperie per la pubblicazione sui mensili degli Annali delle Due Sicilie.
    Sia chiaro che la nostra “Specola”, quella di Napoli ed oggi anche quella di Palermo, è tra le migliori se non la migliore al mondo!
    La lezione finì in un fragoroso applauso e sinceramente avremmo voluto che essa proseguisse per molto tempo ancora, ed uscendo passammo tutti a stringergli la mano… un grande il prof. Sossio Del Prete, grande Metereologo e grande patriota del nostro Stato delle Due Sicilie !
    *
    [1]Napoli, 1845 Primo osservatorio meteorologico italiano posto alle falde del Vesuvio (Prof. Melloni)



    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  5. #85

    Il primo esperimento di illuminazione elettrica d’Italia[1]

    Il primo esperimento di illuminazione elettrica d’Italia[1]


    Martedì 2 maggio 1860

    Anche oggi il nostro maestro non venne a scuola e ad accoglierci c’era proprio il nostro direttore il quale leggeva avidamente alcuni giornali mentre attendeva che l’intera classe nostra si sistemasse.
    Raggiunto il completamento ci osservò in modo strano da sopra gli occhiali che indossava sempre e in quel modo assunse un chè di buffo che ci fece tutti ridere con vocìo.
    Ma non era giornata buona per il direttore che picchiò la mano pesantemente sulla scrivania e si rabbuiò:
    - Voi ridete perché vi guardo da sopra gli occhiali? Sapete ragazzi cosa vuol dire diventare presbite?
    Io ho quasi sessant’anni e per me è naturale vedere bene da lontano ma malissimo da vicino… e a voi stessi non ci pensate? Come sarete fra cinquant’anni per esempio?
    Un silenzio plumbeo cadde in classe con un misto di vergogna per il nostro comportamento stupido ed offensivo.
    - No ragazzi, io alla vostra età mi sarei comportato come voi, non prendetevela con voi stessi, è normale e naturale tendere a prendersi gioco di chi è più anziano, ma dovete moderarvi un po’, solo un po’! Anzi sapete cosa faccio, ora tolgo le mie lenti e promettetemi di non guardarmi il capo rimasto ormai senza capelli. Chiudete gli occhi e pensatemi come uno di voi, della vostra età, che sta seduto tra i vostri banchi …
    - Napoli, la nostra Città… che meraviglia, che poesia, che candore… il nostro Regno, di qua e di là dal faro; bellissimo, il vero giardino d’Italia.
    - Dovete sapere che nel lontano 1852, proprio qui a Capodimonte si fece la prima sperimentazione di illuminazione elettrica… nel 1852! Quando altre città d’Italia, del Nord Italia, erano ancora illuminate con le torce agli angoli delle strade.
    Noi eravamo già pronti a passare dall’illuminazione a Gas, della quale la nostra Capitale poteva ben dirsi terza in Europa ad essersene dotata, a quella elettrica.
    Il direttore si fermò e si sedette con comodo alla scrivania e iniziò a guardarci tutti soffermandosi diversi secondi su ognuno di noi.
    Non diceva una parola, solo ci guardava in silenzio e passò quasi un quarto d’ora poi disse:
    - Quanti ragazzi ho visto in questa scuola, veramente tanti sapete? Ho iniziato la mia attività didattica nel lontano 1825…anno del trattato di Casalanza, quando finalmente gli austriaci se ne tornarono alle loro case chè stavano qui nel nostro Regno da almeno quattro anni per via della Santa Alleanza sancita a Vienna dal Metternich, durante il congresso post napoleonico.
    Erano poco più di 50.000 soldati, molti con famiglia appresso…ma tutto a spese nostre, intendetemi.
    Ci costò una fortuna la loro residenza a Napoli e nel Regno.
    Poi venne un ventennio sereno, fino al 1848 ed ora, nel 1860, siamo ancora sotto scacco dell’Europa massonica.
    Il nostro Stato, diciamocelo francamente, è di tipo socialista, nonostante le dicerie inglesi, francesi e sarde.
    I nostri re hanno sempre governato con parsimonia e sempre hanno dovuto combattere per mantenere un minimo di autonomia, con dignità e con fermezza. Perfino la guerra degli zolfi del 1838, zolfo prodotto dalla nostra Sicilia, praticamente unica produttrice mondiale di questo pregiatissimo non metallo, fondamentale fino al 1856 alla produzione di polvere da sparo, guerra, quella degli zolfi, vinta dall’Inghilterra che dispiegò la sua micidiale flotta militare nel nostro golfo, per bombardare Napoli.
    Già solo questo fatto ci dice che a voler comandare il nostro Regno è sempre stata l’Inghilterra, insieme con la Francia ed ora…ora anche il Piemonte, utile idiota in mezzo ai grandi!
    - Pensate, ragazzi, che il nostro stato, rigorosamente pacifico, vinse nel 1856 il Primo premio internazionale per la produzione di Pasta[2], per la lavorazione dei Coralli[3]… non nella produzione di armi!
    - Sempre nel 1853, ancor prima, facciamo la prima applicazione dei principi della Scuola Positiva Penale[4] per il recupero dei malviventi!
    - E poi nel 1859 diventiamo il primo Stato italiano in Europa, per la produzione di guanti[5]!
    La campana di fine scuola, suonò su queste parole, e ci preparammo ad uscire in silenzio composto e riflessivo.
    Ciascuno di noi aveva capito che il nostro Stato era importante e brillava in Europa per le sue scoperte ed innovazioni. Non c’era che da esserne felici… tuttavia il pensiero dell’avventuriero Garibaldi, la massoneria che imperversava anche a Napoli e che diffondeva idee positive sull’unità d’Italia, la morte del nostro grande Ferdinando II, l’avvento del giovanissimo Francesco II e della nostra regina Maria Sofia di Wittelsbach, mi lasciavano stordito ed incerto… qualcosa stava per avvenire, qualcosa di cui non ruscivo ad afferrarne il senso…. come sentirsi cadere nel vuoto e per giunta all’indietro senza vedere dove sarei caduto.
    A casa trovai per fortuna mia madre e mia sorella che scherzavano tra di loro mentre preparavano la tavola, e mi rimisero di buon umore.
    *
    [1]Napoli, 1852, Primo esperimento di illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte
    [2]Parigi, 1856, Primo Premio Internazinale per la produzione della Pasta (Mostra Industriale di Parigi).
    [3]Parigi, 1856, Primo Premio Internazinale per la lavorazione del Corallo (Mostra Industriale di Parigi).
    [4]Napoli, 1853, Prima applicazione dei principi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi.
    [5]Napoli, 1859, Primo Stato Italiano in Europa, per produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno)


    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  6. #86

    Il nostro maestro è ancora assente!

    Il nostro maestro è ancora assente!



    Mercoledì 3 maggio 1860


    Questa giornata ce la impegnò Padre Rosario Frassinetti, un grande decano della scuola e particolarmente preparato in diritto canonico.
    Bravo e pazientissimo anche verso i più scalmanati.
    La nostra classe comunque non aveva di questi problemi perché si autoregolava ed era dotata di una maturità speciale ed anche il direttore ne era rimasto stupito.
    - Ragazzi, vi dico una cosa che dovrebbe essere un segreto ma io ve la dico lo stesso… il vostro maestro è andato al Ministero della Guerra per arruolarsi!-
    Nacque un brusio immediato che sfociò in un chiacchiericcio quasi assordante e tutti ci domandavamo l’un l’altro come avremmo fatto a chiudere l’anno… il nostro maestro non poteva farci questo scherzo!-
    - Non preoccupatevi ragazzi, soggiunse chiedendo un minimo di silenzio Padre Frassinetti, non è che vi abbandona, sia chiaro, ma inizia a prepararsi ad una situazione grave che egli sente imminente.- Concluse il Padre.
    - E quale sarebbe?- Soggiunsi io alzandomi rispettosamente in piedi.
    - Sembra che i nostri servizi segreti abbiano ormai capito che la missione di Garbaldi, protetta dallo Stato Sardo infingardamente, sarà compiuta tra pochi giorni ed allora il nostro esercito si sta preparando in Sicilia ed arruola volontari.-
    - Sembra che il vostro maestro voglia essere arruolato nelle truppe al comando del Colonnello Beneventano del Bosco, che opereranno in Sicilia, altro non so dirvi ma sono certo che il vostro maestro vi porterà a fine anno che poi cade ai primi di giugno… tra poco.-
    Un silenzio cupo calò improvvisamente in classe permettendo a Don Frassinetti di iniziare la sua lezione.
    - Cari ragazzi fatemi dire ciò che siamo noi dello Stato delle Due Sicilie… noi non siamo guerrieri germanici, né amiamo i folli nazionalismi cui la Gran Bretagna richiama ad ogni piè sospinto.. nè siamo francesi, né austroungarici, né tantomeno americani o meglio statunitensi… noi amiamo la nostra Patria così come il nostro grande Re Ferdinando II amava definirla, una patria circondata da quattro mari, l’Adriatico, lo Jonio, il Tirreno e l’Acqua Santa… ciò vale per chi è convinto che il papato sia forte ed irrinunciabile, cioè che un attacco al nostro Stato sarebbe impossibile finché Pio IX sarà sul soglio… ma altri invece vedono con imminenza un nostro coinvolgimento in fatti d’arme.
    - Il Regno Sardo, povero ed indebitatissimo, ha avuto un sostegno incredibile dalla Francia, e voi sapete che Napoleone III ha ceduto a Vittorio Emanuele II la Lombardia, in cambio di Nizza e Savoia… a Solferino l’anno scorso, morirono per questi fatti oltre settemila uomini tra francesi ed austroungarici, e peraltro in quella occasione nacque proprio l’istituzione della Croce Rossa… il Granducato di Toscana, Lepoldo, lo ha ceduto volontariamente al Piemonte con la sua prima abdicazione, solo ha resistito un po’ il Granducato di Parma e Piacenza e onorevolmente il Ducato di Modena, i cui soldati, mi sembra seimila, andarono tutti in Austria abbandonando le loro famiglie… e le legazioni pontificie tremano alla voce del Farini che guida Bologna fino alle Romagne… ormai nelle mani del Piemonte.
    - Il Nord Italia è già una espansione territoriale del Piemonte… e noi tremiamo al suo cospetto, pur avendo noi la maggioranza delle sostanze economiche di tutta l’Italia che viene agognata dai cosiddetti patrioti. Tra i quali i nostri Settembrini, Poerio, Imbriani, Zuppetta e tanti altri che spiccano per devozione al “loro” Re Vittorio Emanuele I…. vili traditori!
    - Inoltre la battaglia di Crimea, combattuta dal Piemonte con Turchia, Francia e Gran Bretagna, contro la Russia , ci ha inimicato definitivamente l’Inghilterra, mentre la nostra azione belligerante contro l’Austria nel 1848, nel Nord Italia, ci ha reso inascoltabili a Francesco Giuseppe. Gli Stati Uniti d’America ci detestano e così la Svezia e tutto il Nord Europa mentre la Spagna ridotta all’ombra di sé stessa, non può aiutarci.
    Siamo Soli.
    - La nostra flotta Mercantile e la nostra Flotta Militare[1], grandissime, non possono competere sul territorio e molte sono le voci di tradimenti a favore del Piemonte, compreso quello del suo comandante, lo zio del nostro Re, e la nostra prima nave vascello a vapore, il Monarca, azionata ad elica, non troverà fortune di guerra[2], ne sono certissimo.
    - Noi abbiamo primati sociali e vette culturali irraggiungibili, ma che altri non sanno considerare. Come la più bassa percentuale di mortalità infantile[3] d’Italia, o la più alta quotazione dei nostri Titoli si Stato a Parigi[4], ed il minore carico tributario in Europa[5], il maggior tesoro nazionale[6] e perfino il primo comando dei Vigili del Fuoco d’Italia.
    - Potrei tenervi qui fino a domattina a narrarvi dei nostri primati… veramente grandi, ma non vi gioverebbe affatto il conoscerli tutti…
    La campana del finis colpì tutti noi che eravamo rimasti estasiati dalle narrazioni di Padre Frassinetti e soprattutto dal suo modo di parlare particolarmente suadente.
    Tornammo a casa tutti un po’ preoccupati.
    *
    [1]Napoli 1860- Prima Flotta Mercantile e prima Flotta Militare d’Italia (seconda al mondo).
    [2]Napoli 1860- Prima nave ad elica (Monarca) in Italia varata a Castellamare.
    [3]Napoli 1860- La più bassa percentuale di mortalità infantile d’Italia.
    [4]Napoli 1860- La più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120% alla Borsa di Parigi)
    [5]Napoli 1860 – I Minore carico Tributario Erariale in Europa
    [6]Napoli 1860 – La maggior quantità di Ducati d’oro che tramutati in Lire-oro presso il nostro Banco delle Due Sicilie, valgono ben 443 milioni contro un totale di 663 Milioni

    Tratto da
    FEGATO
    di Domenico Iannantuoni

  7. #87

    Riggio parte per la Sicilia!

    Riggio parte per la Sicilia!

    Venerdì 19 maggio 1860

    Questa mattina fu veramente mesta.
    Il nostro maestro, in uniforme perfetta, ci ricevette tutti con una certa solennità ed il suo sguardo era più rude, come se già fosse un militare al comando di Beneventano Del Bosco.
    Ci ricevette tutti e poi fece chiamare dal bidello il nostro direttore che giunse quasi subito e si mise dietro alla cattedra.
    - Eccoci cari ragazzi al nostro ultimo saluto, che bei momenti che abbiamo passato insieme quest’anno… quante cose abbiamo imparato, quanti ragionamenti abbiamo fatto.
    - Vi devo ringraziare tutti per ciò che mi avete saputo dare in questi mesi che abbiamo trascorso insieme.
    I vostri sorrisi ed i vostri crucci mi mancheranno tanto e sono certo che la notte, prima di addormentarmi, mi verrete tutti in mente e, non so come, io parlerò con voi anche se fossi all’addiaccio o sotto una tenda.
    Mi raccomando, di sera, quando voi vi addormenterete, un poco prima, pensatemi e sentirete la mia voce che vi dirà ciò che mi sarà accaduto di giorno.
    Ferrecchia si alzò e con un piccolo pacchetto in mano, si recò proprio davanti al maestro e un po’ tremolante nella voce gli disse.
    - Caro maestro Antonio Riggio, a nome di tutta la nostra classe voglio farvi questo dono che sono certo lei custodirà con affetto e spero anche le sarà utile in diverse circostanze.-
    Il maestro aprì subito il pacchetto e con sorpresa trovò l’acciarino del nonno di Ferrecchia, quello della battaglia di Campotenese del marzo 1806 e disse visibilmente commosso:
    - Non dovevi, non dovevate farmi questo dono, questo è un ricordo importante di tuo nonno… di tutti voi della classe.-
    Lo attivò diverse volte tra le sue mani che erano abilissime nell’avviare i ruotini di sfregamento mentre le scintille uscivano a profusione, e rimase così incantato per qualche secondo quando si sentì bussare alla porta:
    - Avanti disse il maestro all’unisono con il direttore che era anche lui in classe!-
    Entrò un militare, l’attendente del maestro Riggio, che disse:
    - Tenente Riggio, l’avviso a vapore San Ferdinando ci sta attendendo al molo dodici del porto di Napoli, la partenza è prevista tra meno di un’ora.
    I suoi bagagli sono già a bordo!-
    Non so cosa accadde tra tutti noi ma insieme ci alzammo in piedi ed iniziammo ad applaudire ed a piangere contemporaneamente. Eravamo cinquanta ragazzini innamorati del nostro maestro che stava partendo per difendere la nostra Patria.
    Anche il direttore si commosse perché una scena così non l’aveva mai vissuta.
    Riggio prima di uscire dalla nostra aula disse:
    - Una sola cosa vi chiedo ragazzi, qualsiasi cosa dovesse accadere, ricordatevi di ciò che siamo stati e di quello che siamo e saremo obbligati a subire nel nostro futuro!-
    Il Direttore ci trattenne al finis, cupo in volto e con lo sguardo perso nel vuoto.
    Uscimmo quindi dall’aula in silenzio ed io raggiunsi la strada che mi portava a casa, camminavo velocemente e quando me ne accorsi mi fermai di colpo e mi guardai ad un vetro di un negozio… mi scrutai con circospezione e mi accorsi che stringevo sotto l’ascella destra la mia cartella di pelle che io avevo abbellito con uno stemma della nostra bandiera dinastica.
    Il mio cappello di paglia aveva le falde che un pochino svolazzavano insieme con i nastri rossi e gialli di guarnizione e la mia giacchetta di scuola sembrava quasi quella di un militare.
    Accennai ad un sorriso e mi rimisi a camminare verso casa.
    Le gambe mi tremavano un poco e allora pensai intensamente al mio maestro Antonio Riggio e fu allora che gli occhi mi si inumidirono ed alcune lacrime scesero veloci sulle mie guance.
    Avevo paura del futuro, di ciò che sarebbe accaduto allo Stato delle Due Sicilie ed ai morti, ai tanti morti che avremmo avuto, ai prigionieri di guerra, alla cancellazione dei nostri primati, allo stato d’abbandono che per tantissimo tempo ci avrebbe posseduto… io avevo paura per me e per tutti noi.
    *


    Tratto da
    Fegato
    di Domenico Iannantuoni

  8. #88

    Un tenente nella nostra classe!

    Un tenente nella nostra classe!

    Venerdì 12 maggio 1860

    Questa mattina, entrando in classe tutti noi rimanemmo praticamente di stucco.
    In piedi, alto e dolcissimo, stava il nostro maestro Riggio che ci salutava tutti mentre entravamo, portando la mano al capo.
    Sulla scrivania c’era un bel cappello da ufficiale dei Cacciatori di Linea.
    La sua divisa era bellissima; una raffinata giacca gallonata blu scuro su pantaloni beige chiaro, una cintura bianca sosteneva, con l’aiuto di una bandoliera, una bella spada con elsa in acciaio ed il manico, in fusione di ottone, aveva una bella testa di leone in cima.
    Gli stivali, in vacchetta nera lucidata, giungevano quasi al ginocchio e contenevano parte dei pantaloni.
    - Eccomi a voi cari ragazzi, eccomi qui con voi, siamo ancora insieme per qualche giorno.-
    Marro però non resistette oltre ed iniziò a piangere abbassando il capo sul suo banco, e poi anche Maraglino iniziò a singhiozzare, e poi fu il mio turno, tanto che in breve tutta la classe parve un gemito unico.
    - Ragazzi, miei amici, che fate, perché piangete?
    Ma in quella anche il maestro Riggio si commosse, i suoi occhi arrossirono rapidamente e si lasciò sedere sulla sedia della cattedra nascondendosi il viso tra le mani.
    Passarono così alcuni minuti, poi piano piano la classe si calmò e così anche il maestro Riggio che subito si rialzò e venne più vicino a noi e con voce un po’ malferma ci disse:
    - Ho deciso così, ho deciso che devo trascurare voi ed i miei esami universitari e devo soccorrere la mia Patria.
    Voi non dovete temere per il vostro anno, siete tutti promossi alla quarta, ed ho già parlato con il nostro direttore che è d’accordissimo con il mio pensiero.-
    Noi ci guardammo l’un l’altro non stupiti o sorpresi, ma tutti amareggiati sì, perché per noi la scuola cui il maestro Riggio ci aveva educato era diventata la nostra scuola di vita, il nostro stesso essere… a noi non interessava la quarta, ma restare con il maestro Riggio.
    - Ragazzi, ora calmatevi, e fatemi parlare fatemi dire… io partirò a brevissimo e non so con precisione la data; il Colonnello Beneventano Del Bosco mi farà sapere con messo militare e lo raggiungerò nel forte di Milazzo con i miei mezzi.
    Presumo di utilizzare un battello della Compagnia Florio[1], che fa scalo Tra Napoli e Messina e poi in carrozza raggiungerò Milazzo.
    - Ora vi leggo un dispaccio già nelle mani del nostro Re Francesco II, a cura del Generale Antonio Pagano[2], a sua volta facente parte dei nostri servizi segreti.
    Molti argomenti voi li conoscete già, come lo sbarco a Marsala di non meglio identificati “conquistadores” provenienti dall’Italia del Nord…
    “…il 6 Garibaldi parte con 1.089 uomini da Quarto sui vapori Piemonte e Lombardo, concessi dal procuratore della Compagnia di Raffaele Rubattino, il massone G.B. Fauchè, affiliato alla loggia “Trionfo Ligure” di Genova. Le due navi sarebbero state acquistate con un regolare atto stipulato a Torino la sera del 4 alla presenza del notaio Gioachino Vincenzo Baldioli tra Rubattino, venditore, e Giacomo Medici in rappresentanza di Garibaldi, acquirente.
    Garanti del debito sono il re Vittorio Emanuele II e Camillo Benso conte di Cavour per il successivo pagamento.
    Come da acccordi avvenuti il giorno prima a Modena con Rubattino, presenti anche l’avvocato Ferdinando Riccardi e il generale Negri di Saint Front, appartenenti ai servizi segreti piemontesi, che hanno avuto l’incarico dall’Ufficio dell’Alta Sorveglianza Politica e del Servizio Informazioni del Presidente del Consiglio.
    La spedizione è, dunque, organizzata dal governo piemontese.
    I mille provengono per la metà dal Lombardo-Veneto, ma vi sono toscani, parmensi, modenesi.
    Tra gli imbarcati vi sono 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri, e 60 possidenti.
    La maggior parte di questa gente ha già partecipato a combattimenti in Crimea e alle campagne del 1848/49 e 1859 nell’esercito piemontese…. I capi militari sono Bixio, Cosenz e Medici.
    Di Bixio, arrogante e violento, è necessario far notare che il fratello Alessandro è un finanziere, naturalizzato francese e deputato alla Costituente di Parigi nel 1848, amico personale di Napoleone III e del Conte di Cavour.
    Si affianca a Garibaldi anche il marchese Gaspare Trecchi, ufficiale d’Ordinanza del re Vittorio Emanuele, che gli ha dato l’incarico di sorvegliare Garibaldi.
    Vi è poi l’ungherese Ivan Turr, disertore dell’esercito aiustriaco.
    Sono numerose le presenze straniere.
    Inglesi sono il colonnello Giovanni Dunn, Peard, Forbes, Speech.
    Numerosi sono gli ufficiali ungheresi: oltre il Turr, vi sono Eber, Erbhardt Tukory, Teloky, Magyarody, Figgelmesy, Czudafy, Frigyesym e Winklen…
    I volontari polacchi contano su due ufficiali superiori di spicco: Milbitx e Lauge.
    Fra i Turchi vi è un famoso avventuriero Kadir Bey.
    Fra i bavaresi ed i tedeschi di varia provenienza vi è Wolff… vi sarà pure l’apporto di battaglioni d’algerini (Zwavi) e d’Indiani, messi a disposizione di Garibaldi dal Governo di sua Maestà britannica.
    Il 7, da Parigi, Costantino Nigra fa sapere a Cavour che il governo francese è informato di ogni dettaglio della spedizione e assicura che non porrà ostacoli.
    Lo stesso giorno Garibaldi arriva nel porto di Talamone, presso Orbetello, dove è rifornito dalle truppe piemontesi, comandate dal maggiore Gorini, di 4 cannoni, fucili e centomila proiettili.
    A Talamone, sbarcano 230 uomini comandati da Callimaco Zambianchi, con il compito di promuovere una sommossa diversiva in Abruzzo, ma dopo Orvieto, a Grotte Castro, sono messi in fuga dai gendarmi papalini.
    L’8 Garibaldi è costretto ad ordinare a tutti di rimanere a bordo, dopo gli episodi di violenza a terra.
    Dopo aver imbarcato circa 2.000 disertori piemontesi, carbone e altre armi ad Orbetello, scortato da navi piemontesi, riparte il 9 e sbarca a Marsala l’11.
    Le due navi garibaldine sono avvisate con ritardo dalle navi borboniche.
    Sono in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (al comando del capitano Guglielmo Acton) e il vapore armato Capri.
    Avvistano i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest’ultimo è comandato dal capitano Marino Caracciolo che non impedisce lo sbarco ed aspetta le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (comandata dal capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (comandata dal capitano Marryat), che sono in quel porto a proteggere i garibaldini.
    Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, è affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere più velocemente lo sbarco, è catturato e rimorchiato a Napoli.
    - Queste cari ragazzi sono le notizie che sono giunte dalla nostra “intelligence” e che restano confermate dai nostri messaggi telegrafici.
    La Sicilia è stata invasa dal Piemonte, camuffato da invasori garibaldini, sotto la protezione inglese e la connivenza di tutte le altre nazioni europee di stampo massonico.
    Uscimmo mesti mesti dall’aula alla campana del finis e tutti passammo ad abbracciare il nostro maestro che ricambiò con altrettanto affetto.
    Quella sera ne parlai a lungo con mio padre che mi ascoltava con apprensione e condivideva ogni parola che io dicevo.
    - Caro Francesco, ciò che tu mi hai narrato è in dibattimento ogni ora del giorno presso i nostri ministeri, il nostro re Francesco II non sa cosa fare, si sente solo sia dentro e sia fuori Napoli… siamo all’impasse.
    Mio padre quella sera mi volle accompagnare fino alla mia camera da letto e mi baciò sulla fronte dicendomi:
    - Dormi Francesco, fai sogni d’oro e non pensare a tutto ciò che sta succedendo… perché nemmeno il nostro governo saprebbe darci una risposta… che Dio provveda!-
    Non riuscii ad addormentarmi per almeno due o tre ore di fila, il mio pensiero andava al mio maestro che era di ben diversa visione da quella di mio padre. La sua partenza come volontario lo dimostrava ben bene… grande Antonio Riggio!
    *
    [1]Compagnia di navigazione fondata a Palermo nel 1840. Principalmente dotata di battelli a vapore.
    [2]Da Due Sicilie 1830… – Antonio Pagano –


    Tratto da
    Fegato di Domenico Iannantuoni

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