L'Unione europea sapeva ed era d’accordo sull’epidemia pilotata: Ecco i documenti

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Inquietante.
Un documento della Commissione Ue del marzo 2019 dice:
“Per la produzione di un vaccino contro la pandemia dipende dalla disponibilità di un ceppo di virus.
Questo sarà fornito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)”, ossia dai “laboratori di riferimento”
In molti sospettavano che la Covid-19 fosse programmata e adesso questa ipotesi appare sempre più fondata e documentata.
Gates, con la sua fondazione, è l’essere più accanito a sostenere la ricerca di vaccini anti coronavirus. ed è il secondo finanziatore al mondo dell’organizzazione mondiale della Sanità, ora primo, dato che Trump ha lasciato la OMS.
Dall’Unione europea, emerge da un documento: dal 2019 si preparava ad una pandemia di Coronavirus e al vaccino.
La Johns Hopkins University di Baltimora pubblicò uno studio dal titolo premonitore quanto inquietante: “Preparazione per una pandemia patogena respiratoria ad alto impatto”
Bruxelles, secondo una “memo” del marzo dello scorso anno, ha proposto ad alcuni paesi europei la sottoscrizione di Contratti per i vaccini contro l’influenza pandemica.
Ad accettare la proposta, su base volontaria, sono stati Belgio, Croazia, Cipro, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna.
Gli altri paesi, tra cui l’Italia, non hanno sottoscritto il contratto, perché facoltativo.
Lo scopo era quello di “preparare gli Stati membri per la prossima pandemia influenzale”.
Un accordo che “garantisce parità di trattamento, garantisce prezzi più equilibrati del vaccino, e mostra un alto livello di solidarietà tra gli Stati membri dell’UE che concordano di condividere una disponibilità limitata di vaccini antinfluenzali in caso di pandemia. Permette maggiore scambio di buone pratiche e la messa in comune di competenza”.
“Le condizioni concordate – si legge nel documento Ue – garantiranno l’accesso a una parte definita della capacità di produzione della società Seqirus per un massimo di 6 anni, la durata totale del contratto.
È in preparazione la firma di un secondo contratto con un’altra società farmaceutica al fine di massimizzare la copertura vaccinale, in base alle esigenze specifiche degli Stati membri partecipanti, e migliorerà ulteriormente la preparazione dei membri alla prossima pandemia”.
Ma il passaggio più inquietante, è quando il documento, tratta la questione della reperibilità del patogeno su cui sperimentare il vaccino.
“Sarà fornito dall’Oms”, è scritto nero su bianco. Prosegue nel documento: “Si prevede che i produttori di vaccini disporranno di quantitativi aggiuntivi per i ritardatari, mentre la Commissione europea incoraggerà la Solidarietà degli Stati membri in caso di emergenza sanitaria”.
Quanto tempo ci vuole per produrre il vaccino?
“Per la produzione di un vaccino contro la pandemia – è la risposta -, dipende dalla disponibilità di un ceppo virale da pandemia. Questo ceppo di virus sarà fornito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)”, ossia dai “laboratori di riferimento”. Qualcosa di terribile a pensarci e che spiega tanti fatti accaduti in questi ultimi mesi.
Quando “i produttori hanno ricevuto questo materiale, il virus deve essere reso adatto al processo di produzione e questo adattamento può richiedere 4-6 settimane a seconda del caratteristiche del ceppo virale. Se l’OMS dichiara una pandemia, si può presumere che i produttori avranno già ricevuto il virus necessario”.
Ue: “Il tempo necessario per la produzione del vaccino contro la pandemia è di circa 12-14 settimane.
Un elemento critico sarà come si comporta il virus nel processo di produzione e quale rendimento può essere ottenuto. La disponibilità del ceppo virale e la resa ottenuta nel processo di produzione sono i due fattori chiave che influenzano il tempistiche della produzione di vaccini pandemici”.
A supporto di questa memo è la Roadmap stilata dalla Commissione Ue sulle raccomandazioni del Consiglio europeo finalizzate al “rafforzamento della cooperazione contro le malattie prevenibili con i vaccini”. Una timeline che inizia nel 2018 con scadenza nel 2022 e in cui si legge in sostanza che schedare i cittadini (su documenti e passaporti) che fanno la vaccinazione “è compatibile con sistemi di informazione di immunizzazione elettronica e riconosciuto per l’uso transfrontaliero”.

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