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Discussione: L’Ospedale Perrino di Brindisi 2° in Puglia per numero di ricoveri per infarto mioc

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  1. #1

    banana L’Ospedale Perrino di Brindisi 2° in Puglia per numero di ricoveri per infarto mioc


    L’Ospedale Perrino di Brindisi 2° in Puglia per numero di ricoveri per infarto miocardico acuto, 4° per interventi di angioplastica


    Dic 18, 2020

    www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting sanitario, ha realizzato un’indagine sugli ospedali italiani più performanti per volume di ricoveri per infarto miocardico acuto, per numero di interventi di bypass aortocoronarico e per volume d’interventi di angioplastica coronarica (fonte: PNE 2019, con cui è stato recentemente aggiornato il sito www.doveecomemicuro.it).
    In Puglia, nelle prime posizioni per numero di ricoveri per infarto miocardico acuto ci sono: al posto il Presidio Ospedaliero Centrale Santissima Annunziata di Taranto – ASL Taranto, al il Presidio di Summa – Perrino di Brindisi – ASL Brindisi, al l’Ospedale Lorenzo Bonomo di Andria – ASL Barletta-Andria-Trani, al l’Ospedale San Paolo di Bari – ASL Bari e al l’Ospedale di Venere di Carbonara di Bari – ASL Bari.
    Quanto al volume d’interventi di bypass aortocoronarico: al posto c’è l’Ospedale Santa Maria di Bari – GVM Care & Research, al l’Anthea Hospital di Bari – GVM Care & Research, al la Casa di Cura Villa Verde di Taranto pari merito con l’Ospedale Vito Fazzi di Lecce – ASL Lecce e al Città di Lecce Hospital – GVM Care & Research.
    Riguardo al numero di interventi di angioplastica coronarica: al posto c’è la Casa di Cura C.B.H. Presidio Mater Dei di Bari, al il Città di Lecce Hospital – GVM Care & Research di Lecce, al l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Foggia, al il Presidio di Summa – Perrino di Brindisi – ASL Brindisi e al l’Ospedale San Paolo di Bari – ASL Bari.
    In base alle evidenze scientifiche, un maggior numero di casi trattati da una struttura sanitaria ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure.
    Perciò, il Decreto ministeriale sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera (DM 70/2015) fissa delle soglie minime al di sotto delle quali il rischio di esiti negativi aumenta notevolmente”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di www.doveecomemicuro.it.
    Nella Regione, le strutture pubbliche o private accreditate che nel 2018 effettuano ricoveri per infarto miocardico acuto sono 38 (53 considerando anche quelle sotto i 10 volumi).
    La soglia ministeriale di minimo 100 ricoveri annui è ottenuta dal 65,8% degli ospedali, pari a 25.
    A rispettare tutti e 3 i valori di riferimento (volume uguale o superiore ai 100 interventi annui, mortalità a 30 giorni dal ricovero uguale o inferiore all’8% e PTCA entro 48 ore dal ricovero uguale o superiore al 45%), invece, è il 2,6% dei centri, pari a 1.
    Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano interventi di bypass aortocoronarico sono 9 (10 considerando anche quelle sotto i 5 volumi).
    Il valore di riferimento ministeriale di minimo 200 interventi l’anno è rispettato dal 22% dei centri, pari a 2. A rispettare entrambi i valori di riferimento (volume uguale o superiore ai 200 interventi annui e mortalità a 30 giorni dal ricovero uguale o inferiore all’1,5%) è sempre il 22% dei centri, pari a 2. (Nel 2012 le strutture che eseguivano almeno 5 interventi di bypass erano 7. Il 14,3% di esse, pari a 1, rispettava la soglia ministeriale riguardo al volume.
    Nessun centro, invece, rispettava entrambi gli standard ministeriali).
    Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano interventi di angioplastica coronarica sono 20 (26 considerando anche quelle sotto i 10 volumi).
    Il valore di riferimento ministeriale di minimo 250 interventi l’anno è rispettato dall’80% dei centri, pari a 16.
    (Nel 2012 le strutture che eseguivano almeno 10 interventi di angioplastica erano 21.
    Il 57,1%, pari a 12, rispettava la soglia ministeriale riguardo al volume).
    Quanto alla quota di residenti che scelgono di farsi curare nella Regione, per ciò che concerne l’infarto miocardico acuto si attesta al 97,2%, per il bypass aortocoronarico al 95% e per l’angioplastica coronarica al 94,4%.
    Un dato nazionale positivo emerso dal confronto delle edizioni del Programma Nazionale Esiti relative agli anni 2012 e 2018 è il calo di ricoveri per infarto miocardico acuto che in 6 anni hanno registrato un -7,6%.
    Questo risultato dipende in gran parte dalle strategie di prevenzione cardiovascolare e dalla consapevolezza sempre più diffusa dell’importanza di avere stili di vita corretti”, dice Marco Di Eusanio, Direttore della Cardiochirurgia dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona. “La riduzione dei ricoveri, in particolare per quanto riguarda gli infarti STEMI, i più urgenti, si deve molto anche all’efficacia dalla prevenzione farmacologica con statine, antiaggreganti e al miglior controllo dell’ipertensione arteriosa”, aggiunge Gian Piero Perna, Direttore del reparto di cardiologia del medesimo ospedale.

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  2. #2

    Infarto, bypass e angioplastica: dove operarsi in Puglia?


    Infarto, bypass e angioplastica: dove operarsi in Puglia?

    I ricoveri per infarto miocardico acuto in Italia sono calati del 7,6% tra il 2012 e il 2018 mentre la mortalità media a 30 giorni è scesa dal 9,98% all’8,03%; quanto allo standard di 100 ricoveri annui, è rispettato dal 61,9% degli ospedali; la soglia di 200 interventi di bypass aortocoronarico è raggiunta dal 27,7% dei centri mentre il valore di 250 interventi di angioplastica coronarica è ottenuto dal 58,8% delle strutture. Su www.doveecomemicuro.it le classifiche regionali degli ospedali più performanti per volume (fonte: PNE 2019 riferito al 2018). Al 1° posto per numero di ricoveri per infarto miocardico acuto c’è il Presidio Ospedaliero Centrale Santissima Annunziata di Taranto – ASL Taranto, per il bypass c’è l’Ospedale Santa Maria di Bari – GVM Care & Research mentre per l’angioplastica c’è la Casa di Cura C.B.H. Presidio Mater Dei di Bari

    Un dolore toracico improvviso che si protrae per oltre quindici minuti. È tra le avvisaglie più comuni di un infarto miocardico acuto (IMA), una patologia la cui mortalità, durante la prima ondata Covid-19 è più che triplicata rispetto allo stesso periodo del 2019 (in base a un recente studio della Società Italiana di Cardiologia). Un dato, questo, legato però al momento di grande emergenza che stiamo vivendo e in controtendenza rispetto all’andamento degli ultimi anni. Confrontando le edizioni del Programma Nazionale Esiti di Agenas relative agli anni 2012 e 2018 si osserva, infatti, una significativa riduzione della mortalità media a 30 giorni dal ricovero per IMA scesa dal 9,98% del 2012 all’8,03% del 2018 (Fonte: PNE 2019, con cui è stato recentemente aggiornato il portale di public reporting sanitario www.doveecomemicuro.it). Ma questo non è l’unico aspetto positivo che riguarda l’infarto miocardico acuto, evento patologico che rientra nel gruppo delle cardiopatie ischemiche: prima causa di morte in Italia.

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  3. #3

    Ricoveri per infarto miocardico acuto: -7,6% in 6 anni

    Ricoveri per infarto miocardico acuto: -7,6% in 6 anni


    Dal confronto delle due edizioni del Programma Nazionale Esiti emerge anche un significativo calo dei ricoveri per infarto miocardico acuto, passati dai 123.833 del 2012 ai 114.407 del 2018. “Lo scarto è di quasi 10mila degenze con una riduzione del 7,6%, un dato che risalta anche in considerazione del fatto che l’invecchiamento progressivo della popolazione avrebbe potuto comportare un andamento di segno opposto”, spiegano gli autori del PNE 2019. “Questo risultato dipende in gran parte dalle strategie di prevenzione cardiovascolare e dalla consapevolezza sempre più diffusa dell’importanza di avere stili di vita corretti”, dice Marco Di Eusanio, Direttore della Cardiochirurgia dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona. “La riduzione dei ricoveri, in particolare per quanto riguarda gli infarti STEMI, i più urgenti, si deve molto anche all’efficacia dalla prevenzione farmacologica con statine, antiaggreganti e al miglior controllo dell’ipertensione arteriosa”, aggiunge Gian Piero Perna, Direttore del reparto di cardiologia del medesimo ospedale. Le procedure che, se eseguite tempestivamente, sono in grado di limitare gravi danni al cuore in caso d’infarto miocardico acuto sono l’angioplastica coronarica e il bypass aortocoronarico. A queste si ricorre, in presenza di indicazioni, anche in modo elettivo (cioè programmabile) su pazienti stabili.

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  4. #4

    Interventi di bypass in calo, angioplastica in aumento

    Interventi di bypass in calo, angioplastica in aumento


    Delle procedure di bypass aortocoronarico (isolato), secondo i dati disponibili, nel nostro Paese ci si avvale sempre meno: gli interventi da 14.939 nel 2012 sono infatti scesi a 13.248 nel 2018. “Questa riduzione si deve in parte all’aumento d’interventi di bypass non isolati, cioè eseguiti in combinazione con altri interventi vascolari, e in parte all’incremento delle procedure di angioplastica coronarica per il trattamento della coronaropatia ischemica”, spiegano gli autori del report PNE 2019. “Il bypass aortocoronarico resta comunque uno degli interventi più eseguiti in cardiochirurgia. Rispetto all’angioplastica coronarica, nei pazienti con severa e diffusa coronaropatia, diabete mellito, ridotta funzione contrattile del cuore e in presenza di complicanze come la restenosi intrastent, cioè il riformarsi del restringimento nel punto dove è stato impiantato uno stent, è associato a migliori risultati in termini di sopravvivenza e a un minor rischio di successivi eventi cardiaci e re-interventi”, precisa Marco Di Eusanio.
    Riguardo all’angioplastica coronarica si registra, invece, un aumento degli interventi, passati da 112.919 nel 2012 a 123.935 nel 2018 (il dato della Sicilia è stato escluso dal calcolo per poter operare un confronto tra il 2012 e il 2018 visto che il PNE 2019, relativo al 2018, non lo comprende).

    “Va detto che durante la prima ondata Covid-19, il ricorso a queste procedure salvavita – angioplastica e bypass – è calato in modo significativo in tutta Italia specialmente nei territori più colpiti, dove la riduzione è stata anche del 40%. A diminuire sono stati soprattutto gli interventi elettivi-programmabili. Inoltre, è aumentato del 39% circa il tempo intercorso tra l’inizio dei sintomi di un IMA e la riapertura della coronaria. Per paura di contrarre il virus tanti cardiopatici hanno ritardato o rinunciato all’accesso in pronto soccorso: i ricoveri per infarto – in base allo studio della SIC – sono infatti diminuiti del 60% circa.


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  5. #5
    La raccomandazione a quanti in questa seconda ondata della pandemia si dovessero trovare in una situazione simile è di contattare immediatamente il 118.
    Le chiamate per sintomi cardiaci al numero di emergenza, secondo quanto riferisce l’Agenzia Regionale di Sanità Toscana, si sono infatti ridotte progressivamente a partire da fine febbraio 2020”, dice Gian Piero Perna.


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  6. #6

    Strutture sanitarie

    STRUTTURE SANITARIE
    Più alto è il volume di attività maggiori sono le garanzie per i pazienti
    “In base alle evidenze scientifiche, un maggior numero di casi trattati da una struttura sanitaria ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure.
    Perciò, il Decreto ministeriale sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera (DM 70/2015) fissa delle soglie minime al di sotto delle quali il rischio di esiti negativi aumenta notevolmente”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di www.doveecomemicuro.it.
    Sul portale sono disponibili le classifiche dei centri stilate in base al volume di ricoveri per infarto miocardico acuto, al numero d’interventi di angioplastica coronarica e al volume d’interventi di bypass aortocoronarico.
    Quanti sono e come sono distribuiti gli ospedali italiani che trattano queste patologie? In che percentuale sono in linea con le soglie ministeriali? E in che misura gli interventi sono concentrati nei centri che operano nel rispetto degli standard?
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  7. #7
    DOVEECOMEMICURO.IT

    Un portale in aiuto dei cittadini
    Tra i parametri da valutare al momento di scegliere la struttura dove sottoporsi a un intervento di bypass aortocoronarico o di angioplastica coronarica, come si è visto, ci sono l’alto volume di attività annuo, la bassa mortalità a 30 giorni dall’intervento e il rispetto delle soglie ministeriali. Queste e altre informazioni sono disponibili su www.doveecomemicuro.it, portale che vanta un database di oltre 3.800 strutture: tra case di cura, strutture ospedaliere, centri ambulatoriali, laboratori di analisi o punti prelievi, centri di riabilitazione, centri diagnostici e residenze sanitarie.
    https://www.brundisium.net/index.php...angioplastica/

  8. #8
    CLASSIFICHE REGIONALI
    (Fonte: PNE 2019)

    Ricoveri per infarto miocardico acuto
    Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di ricovero sono 38 (considerando anche quelle sotto i 10 volumi: 53).


    https://www.brundisium.net/index.php...angioplastica/

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