Il collasso del cattolicesimo italiano non è un'allucinazione

Camillo Langone


01 set 2021
Uno storico già filo-Bergoglio come Andrea Riccardi scrive che forse per la Chiesa “la soglia della fine è già passata”.
Adesso Andrea Di Consoli, aspirante credente, vede seccarsi in fretta il fiume della fede in un libro malinconico
“Anche chi prega è come se in fondo avesse un dubbio remoto, un piccolo tarlo, la sensazione di stare in un fiume che si sta seccando giorno dopo giorno, troppo rapidamente”.
Lo scrive Andrea Di Consoli in “Tutte queste voci che mi premono dentro” (Editoriale Scientifica).
Di Consoli è un aspirante credente e alcuni capitoli, fra i più autobiografici, parlano della sua ricerca religiosa.
Essendo meridionale, molto meridionale (molto lucano), non poteva che tentare a San Giovanni Rotondo.
Senza esito.
Allora va a Paola, da San Francesco da Paola, va a Miglionico, nella chiesa dove pregava notti intere Mel Gibson, va a Campotenese, per la festa della Madonna del Carmine.
Che però, nella descrizione, anziché una festa sembra un funerale.
Dunque non sono più solo. Fino a poco tempo fa temevo e speravo che la mia visione del collasso (non declino, proprio collasso) del cattolicesimo italiano fosse un’allucinazione. Adesso uno storico già filo-Bergoglio come Andrea Riccardi scrive che forse per la Chiesa “la soglia della fine è già passata”. Adesso Di Consoli, osservatore indipendente, vede seccarsi in fretta il fiume della fede, in un libro malinconico che mi fa sentire postumo.

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