Mi presento: mi chiamo SALENTO

La mi è una storia molto lunga, per cui se volete leggerla toccherà mettervi belli comodi.


Ho origini antichissime e tanta gente che mi vuole bene, ma sono stato usato e sfruttato da tutti.
Sono il tacco di Italia e invece di calpestare vengo calpestato da tutti coloro che si sono arricchiti con le mie risorse, ossia tutti quelli che sono stati nella mia terra e da me hanno soltanto preso senza dare.
Sono stato chiamato “Messapia”, terra dei due mari, poi Magna Grecia ed in questo periodo sono stato teatro di rivalità sanguinose tra tarantini e Messapi.
Prima della conquista di Roma sono venuti a trovarmi Pirro, Re dell'Epiro e nipote di Alessandro Magno e anche Enea, in fuga dalla guerra di Troia, che arrivando in Italia diede origine alla dinastia di Romolo e Remo che fonderanno la città di Roma.
Con la conquista di Roma,
mi sono latinizzato a tal punto da contribuire alla nascita della letteratura latina con figure di spicco quali Livio Andronico, Quinto Ennio e Marco Pacuvio. Da qui è passato ed ha trascorso l’ultimo periodo della sua vita il poeta Virgilio. Sono diventato un crocevia trafficatissimo e sono stato definito “la finestra sull’Oriente”.
Anche Spartaco, quando fece la rivolta dei gladiatori, scappò da Roma e seguì la via Appia per arrivare fin qui da me e provare a fuggire verso l’oriente, ma qui qualcuno lo aveva tradito e invece di trovare le navi trovò l’esercito romano ad aspettarlo.
Con la caduta dell’impero Romano, diversi popoli si sono susseguiti nel controllarmi: Bizantini, Longobardi, Svevi, Normanni, Angioini, Aragonesi e Borboni, lasciando tracce indelebili nella mia cultura e nella mia lingua.
Il 1860 rappresenta per me uno spartiacque storico.
Il vecchio mondo borbonico, con le sue tradizioni e consuetudini, cedeva il passo a uno stato culturalmente distante dalla mia realtà.
I miei soldi, conservati nella Banca del Mezzogiorno, furono usati per risanare il deficit del Piemonte, molte leggi, come ad esempio il servizio militare obbligatorio per 5 anni, furono estese qua, tenendo i ragazzi lontani dal lavoro dei campi e non permettendo ai genitori anziani, che facevano figli anche in età avanzata come forma di previdenza sociale, di portare avanti questi terreni, e costringendo i ragazzi a disertare l’esercito e unirsi alle bande brigantesche.
Le mie olive, venivano lasciate marcire per terra, per produrre un olio con altissimo grado di acidità, detto olio lampante, che serviva appunto ad accendere le lampade ad olio delle strade di Milano, Parigi e Londra.
Il mio vino veniva caricato e venduto per due soldi in Toscana e Piemonte, dove veniva ”tagliato” e spacciato per vino del posto …
La Regione Puglia è stata la mia fine, tutti gli interessi economici si sono sempre fermati a Bari, nel 1947 stavo per essere riconosciuto come regione, ma l’ennesimo accordo tra fazioni politiche opposte mi troncò così, proprio sul nascere.
Mi sono sentito tradito proprio da uno dei figli della mia terra, Aldo Moro.
Negli anni sono diventato meta di turismo, soprattutto tra i Vip, che mi hanno scelto anche per i loro matrimoni e che hanno saputo apprezzare il mio meraviglioso paesaggio fatto di ulivi, fichi d’india, mandorli e papaveri.
La “terra rossa” si sposa con il verde della mia macchia mediterranea e l’azzurro dei miei due mari.
Con le mie bellissime pietre sono stati realizzati i muretti a secco, le antichissime case dei contadini (li pagghiari) e anche le torri costiere di avvistamento.
Alcuni mi definiscono un quadro, un quadro che qualcuno ha deturpato. Hanno iniziato con le centrali a carbone avvelenando il territorio, poi mi hanno tolto la vigna, le distese verdi di angurie di Nardò e i carciofi di Brindisi per trasformare le mie campagne in specchio…
Migliaia di ettari di campagne sono stati deturpati prima dalle pale eoliche e poi dai pannelli fotovoltaici, che crescono dappertutto, come funghi. Parchi immensi vengono tirati su nel giro di una notte.
Le chiamano energie pulite, ma di pulito – nella gestione di questi appalti miliardari – sembra esserci davvero poco. Progresso e lavoro dicevano, in realtà tanto sfruttamento e lavoro in nero.
Adesso vogliono togliermi un figlio della mia terra : l’ulivo. La causa si chiama Xylella. Hai un figlio malato e ti dicono che ti daranno dei soldi per ammazzarlo e non per trovare una cura.
Sradicare gli ulivi significa permettere che un patrimonio con più di mille anni di storia vada perso, far ottenere alla regione fondi comunitari per togliere gli alberi e che andrebbero usati chissà come, permettere le speculazioni edilizie di gente che al posto di quegli ulivi ci vorrebbe vedere campi da golf o villaggi turistici,per non parlare degli interessi che ci sono nella comunità europea nel far vendere l’olio turco.
Tentare di curarli e salvarli significherebbe rischiare che questa fantomatica malattia colpisca anche le altre specie vegetali… e favorire la speculazione che ci sarebbe con le multinazionali chimiche che venderebbero diserbanti e pesticidi.
Qualunque sia la soluzione c’è sempre gente pronta a speculare su di me e sfruttare fino all’ultimo le mie risorse.
A pensare male a volte non si sbaglia, si dice che le guerre si facciano per vendere le armi, oppure che questa improvvisa Xylella non sia arrivata qui da me per puro caso.
L’unica cosa certa è che io, il Salento, da migliaia di anni vengo martoriato e sfruttato fino al midollo.
Mi stanno uccidendo e con me anche i figli della mia terra. Aiutatemi.
#Salento