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Discussione: Banche Ue,Parlamento spingerà per bail-in grandi depositi-deputato

  1. #1

    nebuloso Banche Ue,Parlamento spingerà per bail-in grandi depositi-deputato

    Banche Ue,Parlamento spingerà per bail-in grandi depositi-deputato

    Bail significa Cauzione...Ma per chi?


    BRUXELLES, 26 marzo (Reuters) - Il Parlamento europeo chiederà che i titolari dei conti correnti bancari più consistenti si facciano carico di parte delle perdite nel caso gli istituti di credito debbano essere liquidati.
    Lo ha detto Gunnar Hokmark, influente deputato del Parlamento europeo, che si sta occupando delle trattative con i Paesi europei per finalizzare una legge sulla liquidizione della banche in difficoltà.
    "Ci deve essere la possibilità di coinvolgere i depositi nei bail-in ", ha detto Hokmark, specificando che i conti sotto i 100.000 euro sono protetti "mentre quelli sopra i 100.000 non sono protetti e devono essere trattati come parte del capitale su cui interevenire", ha speigato Hokmark a Reuters.
    La Banca centrale europea ha scritto la prima bozza della legge ma ha lasciato ai Paesi membri e al Parlamento la facoltà di decidere se e come coinvolgere i titolari dei depositi nelle liquidazioni delle banche in difficoltà.
    Il Parlamento europeo ha lo stesso diritto di parola dei singoli Paesi riguardo la decisione su chi si debba accollare gli oneri di future ristrutturazioni bancarie, come quelle decise a Cipro.


    http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITL5N0CI3II20130326

  2. #2

    Che cos'è il bail-in?...Un'atra grossa fregatura del potere finanziario

    Che cos'è il bail-in?...Un'atra grossa fregatura del potere finanziario

    Dai bail-out ai bail-in


    C’è un nuovo espediente contabile che le banche si apprestano a utilizzare al fine di aumentare il proprio capitale. Il suo nome è bail-in e consiste nel convertire asset della banca (obbligazioni subordinate, immobilizzazioni, crediti) in capitale ordinario, al fine di evitare un salvataggio statale. Di primo acchito non sembra essere malvagio, ma c’è una sorta di perversione di fondo che rischia di aumentarne esponenzialmente gli effetti sistemici.
    Lo scorso martedì a Bruxelles si è tenuta la conferenza sul rischio sistemico dell’Association for Financial Markets in Europe (AFME), cioè la lobby dei banchieri mondiali operanti in Ue. Sul tema Robert Charnley, Head of Regulatory Reporting and New Products di Goldman Sachs, ha spiegato lo stato dell’arte dei bail-in, cercando di fugare i dubbi sui possibili rischi sistemici. Non c’è riuscito a pieno. Infatti nel relativo paper pubblicato dall’AFME, che trovate qui, si possono scorgere tutti i punti oscuri. Dalla possibilità di attivare la conversione senza contattare né obbligazionisti né azionisti, arrivando fino alla clausola che permette alla banca di non comunicare le modifiche ai regolatori, il meccanismo del bail-in sembra essere ancora in alto mare.
    Il primo test ci sarà fra pochi giorni. Corre voce che a Wall Street si stiano preparando per un bail-in in grado di garantire i bonus ai banchieri d’affari. Sarebbero coinvolte Goldman Sachs, Morgan Stanley, JPMorgan e Nomura.
    Saranno contenti gli obbligazionisti?



    http://congiuntura.wordpress.com/2010/12/06/dai-bail-out-ai-bail-in/

  3. #3

    Dopo Grecia e Irlanda, ecco a chi tocca. E c’è anche l’Italia

    Dopo Grecia e Irlanda, ecco a chi tocca. E c’è anche l’Italia

    Il bailout (piano di salvataggio) irlandese è stato portato a compimento.
    Certo, dalla reazione che stanno avendo i mercati forse gli operatori si attendevano qualcosa di più sostanzioso.
    Invece, la cifra complessiva del salvataggio rimane fissata a 85 miliardi di euro.
    Più che un bailout, un po’ di ossigeno prima del tracollo. Nel frattempo però è iniziata la gara a chi seguirà Atene e Dublino nell’abisso. Quattro i protagonisti di questa corsa:

    1. Belgio,
    2. Italia,
    3. Portogallo
    4. Spagna.

    La tensione, indubbiamente derivante anche dalle rivelazioni di WikiLeaks sulle relazioni internazionali fra Usa e resto del mondo, sta colpendo gli altri Stati sotto osservazione da mesi.
    I Cds sull’Italia, attraverso la piattaforma CMAVision, hanno fatto registrare un aumento intraday di circa 28 punti base, fino a toccare quota 244 punti di massimo.
    Ciò significa che sono necessari 244mila dollari per assicurarsi contro il default di un titolo di Stato italiano quinquennale del valore di 10 milioni di dollari.
    Si tratta di un valore incredibilmente vicino al massimo storico del Cds sull’Italia, raggiunto nelle ore più oscure di Atene.
    Allo stesso modo, gli incrementi dei derivati di protezione dal fallimento di un asset hanno avuto una tendenza inusuale per Bruxelles, Lisbona e Madrid.
    Questo è forse il sintomo che i mercati si stanno posizionando con maggiore cautela verso chi ritengono il prossimo della lista di aiuti della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale? Probabilmente si, soprattutto guardando alla fisionomia dei singoli casi. In Belgio a soffrire sono le banche, come a Madrid, falcidiata dalla bolla immobiliare.
    In Portogallo e Italia ci sono invece due scenari di pressione che non derivano dal sistema bancario.
    Da un lato la bassa crescita, dall’altra l’instabilità politica, in mezzo il debito in aumento.
    Sarà suggestivo vedere in che modo vorrà agire l’Ue.
    Se Grecia, Irlanda, ma anche Belgio e Portogallo, sono realtà piccole, la vicenda si complica per Italia e Spagna. Per loro, ora più che mai, vale il concetto Too big to fail (
    Troppo grandi per fallire)

    http://congiuntura.wordpress.com/2010/11/29/dopo-grecia-e-irlanda-ecco-a-chi-tocca-e-ce-anche-litalia/

  4. #4

    Italia come Cipro? Così salvi i risparmi dall’«Euro-rapina»

    Italia come Cipro? Così salvi i risparmi dall’«Euro-rapina»


    E se toccasse proprio all’Italia fare la stessa fine di Cipro che cosa accadrebbe ai nostri risparmi depositati su un conto corrente?
    Potrebbero essere anche loro vittima del bail-in applicato all’isoletta del Mediterraneo?
    E, soprattutto, chi ha una giacenza superiore ai 100.000 euro rischia veramente di perdere almeno il 30% del proprio capitale.
    Quando si tratta di scommettere è meglio affidarsi ai professionisti del settore. L’agenzia Betaland, informa Agipronews, gioca a 3,95 la probabilità che anche in Italia venga applicato un prelievo forzoso sui conti bancari entro luglio.
    L’ipotesi opposta – nessun prelievo coatto – resta più probabile ed è piazzata in tabellone a 1,18.



    Ecco perché Wall & Street hanno pensato bene di interpellare un esperto: Corrado Caironi, investment strategist di R&CA ed ex Chief Investment Officer in Italia di BlackRock e Merrill Lynch.

    COME STA L’ITALIA
    «Occorre innanzitutto precisare – spiega Caironi – che la situazione del sistema bancario italiano è diversa da quella cipriota perché le banche italiane non attraggono in proporzione la stessa percentuale di investitori esteri.
    Non siamo un paradiso fiscale.
    Inoltre le nostre banche, come dimostrato dal Fondo Monetario Internazionale sono in buona salute.
    Basti pensare che i nostri campioni nazionali Intesa e Unicredit sono già ampiamente al di sopra dei parametri minimi di patrimonializzazione di Basilea 3. È più probabile al momento che sia la Slovenia a seguire Cipro sulla stessa strada»


    IL RISCHIO
    «Parlando con alcuni investitori finanziari a Londra è emersa una certa preoccupazione per le dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem secondo cui la soluzione cipriota potrebbe essere un “modello”.
    È chiaro che nessuno può sentirsi veramente al sicuro finché non ci sarà una vigilanza bancaria unica che eviti il ripetersi di situazioni simili in cui parte del sistema è fuori controllo».


    SE HAI UN SOLO CONTO CORRENTE, TI POSSONO STANGARE
    «Nelle nostre conference call è emersa immediatamente una soluzione pratica: distribuire i propri risparmi su più conti correnti non superando mai la giacenza di 100.000 euro.
    Il termine tecnico è spreading.
    Se un ipotetico risparmiatore ha 500.000 euro sul conto, gli converrà aprirne cinque o più presso diversi istituti non superando mai quella soglia. Se in Italia venisse applicata la stessa soluzione di Cipro, i depositi fino a 100.000 euro sarebbero salvi».


    IL FONDO È UNA CASSAFORTE A PROVA DI BOMBA
    «È chiaro che una buona soluzione è rappresentata dai fondi di investimento.
    Il patrimonio delle Sicav, infatti, è segregato, cioè il denaro che le viene affidato è conservato presso banche depositarie e non può essere oggetto di alcuna forma di ristrutturazione del debito pubblico da parte di uno Stato».


    COSA SCEGLIERE
    «Si può puntare su un fondo monetario (i fondi di liquidità che investono su titoli a breve termine; ndr) i cui obiettivi siano commisurati alle esigenze del cliente per tutelare il capitale.
    Oppure si può optare per un fondo obbligazionario globale, ossia che investa in obbligazioni sovrane e corporate in tutto il mondo,
    Paesi emergenti inclusi.
    In questo modo, si può guadagnare sia sulla rivalutazione dei titoli che su quella delle valute estere rispetto all’euro che negli ultimi tempi sta perdendo terreno rispetto alle altre divise».


    NO AL «FAI DA TE»
    «Comprendo benissimo che la prima reazione del risparmiatore sia quella di spostarsi verso il settore obbligazionario.
    Ma scegliere autonomamente un titolo di Stato o un’obbligazione societaria pensando di esporsi a un rischio inferiore perché gli obbligazionisti sono creditori privilegiati non vuol dire che il rischio in sé sia del tutto eliminato. Un titolo di Stato o un’obbligazione di un’entità privata possono sempre essere ristrutturati.
    Meglio quindi farsi guidare da un addetto ai lavori o dal gestore di un fondo».
    Wall & Street


    http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=194d040938f747b

  5. #5

    Rischi e tutele per i correntisti italiani

    Rischi e tutele per i correntisti italiani

    di Edoardo Blosi
    Spiati dal fisco, minacciati dalle crisi a Cipro o in Grecia. Oltre le tutele di legge, ecco cosa deve sapere chi ha i soldi in banca.


    Tutelati dalla legge ma anche spiati dal fisco e maltrattati dai governi europei, nell’eventualità di una nuova grave crisi finanziaria.
    Rischiano di diventare così, i vecchi e cari conti correnti, dove quasi tutti i risparmiatori italiani custodiscono i propri soldi, per non tenerli sotto al materasso.
    Nell’ultima settimana, i depositi bancari sono finiti più volte sotto i riflettori della cronaca.
    Prima per la crisi di Cipro, dopo che il governo di Nicosia ha deciso un contestatissimo prelievo forzoso sui conti correnti, con una giacenza sopra i 100mila euro.
    Poi è arrivato il Grande Fratello Finanziario, cioè il nuovo sistema di controlli che permetterà all’Agenzia delle Entrate di passare al setaccio tutti movimenti bancari dei contribuenti italiani, per scovare gli evasori fiscali.
    Ecco dunque cosa rischia chi oggi possiede un conto corrente che, è bene ricordarlo, beneficia però anche di importanti tutele, sancite dalla legge.
    IL GRANDE FRATELLO FINANZIARIO. Ogni anno le banche, gli uffici postali, le sgr (società di gestione del risparmio) e le sim(Società di intermediazione mobiliare) dovranno inviare al fisco una serie di informazioni sui rapporti finanziari della clientela.
    Per i depositi bancari, dovranno essere inviati alle fisco i saldi iniziali e finali dell’anno, oltre ai movimenti in entrata come i bonifici e quelli a in uscita come gli addebiti, compresi gli acquisti effettuati con la carta di credito o con la prepagata.
    Per l’invio dei dati, le banche cominceranno con le comunicazioni relative all’anno 2011, che saranno inviate entro il 31 ottobre prossimo. Poi, prima di marzo 2014, verranno comunicate al fisco quelle del 2012. Infine, quando il sistema entrerà a regime, il 20 aprile di ogni anno verranno spediti alle Entrate tutti i dati dell’anno precedente.
    Nel caso di controlli fiscali, dunque, un correntista potrebbe essere chiamato a giustificarsi di qualche movimento anomalo sul conto, non compatibile con i suoi redditi e le sue entrate.
    LE TUTELE DEL FONDO. Benché sorvegliati dal fisco, i conti e i depositi sono però protetti da un sistema di garanzie, che in Italia esiste dal 1987 e che oggi è diventato (o almeno si spera) uno dei pilastri dell’Unione Bancaria europea.
    Nel caso di fallimento di un istituto di credito, i soldi in giacenza vengono rimborsati al risparmiatore da un particolare organismo di salvaguardia: il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) che, di regola, dovrebbe liquidare le somme spettanti al correntista nell’arco di un mese (cioè entro 20 giorni lavorativi, più altri 10 se la Banca d’Italia decide di prorogare i termini per motivi straordinari).
    IL TETTO DEI 100MILA EURO. Va ricordato, tuttavia, che la salvaguardia per i correntisti avviene entro il limite massimo di 100mila euro per ogni cliente, indipendentemente dal numero di conti posseduti. Esempio: se due familiari hanno un deposito cointestato con oltre 200mila euro in giacenza, hanno diritto ad avere a un rimborso di 100mila euro a testa.
    Se invece un cliente di una banca possiede da solo uno o più conti presso lo stesso istituto, si vedrà liquidata dal Fondo una cifra massima di 100mila euro, anche se le sue giacenze complessive superavano notevolmente questa soglia.
    LO SPAURACCHIO DEL PRELIEVO FORZOSO. Tenere più di 100mila euro in un deposito bancario espone dunque a un rischio che non va affatto trascurato, come dimostrano le recenti vicende cipriote.
    Per salvare il sistema bancario nazionale, infatti, il governo di Nicosia ha messo le mani nelle tasche dei risparmiatori più ricchi (con oltre 100mila euro in deposito) attraverso un prelievo forzoso del 30%.
    Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha detto che la soluzione adottata da Cipro può rappresentare un modello anche per altri salvataggi bancari in tutto il Vecchio Continente.
    I risparmiatori di Eurolandia, insomma, sono avvisati.


    http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=9258a00daa33e99

  6. #6

    confuso17 Prelievo forzoso depositi bancari: modello Cipro in tutta Europa?

    Prelievo forzoso depositi bancari: modello Cipro in tutta Europa?

    Il governatore della banca centrale olandese annuncia che i depositi bancari sopra 100 mila euro non saranno più sicuri in caso di crac delle



    Le affermazioni del governatore della Banca Centrale Olandese Klaas Knot sul prelievo forzoso, hanno destato scalpore negli ambienti finanziari e ricalcano sostanzialmente quanto ha dichiarato a caldo, dopo l’approvazione del piano di salvataggio di Cipro, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, quando ha sentenziato soddisfatto che Nicosia sarebbe stata un modello per tutta l’Eurozona (Cipro, la pietra tombale del mito dell’UEM).
    Tutela depositi bancari: non saranno più garantiti quelli superiori ai 100mila euro?
    Knot ha espressamente dichiarato che i depositi non garantiti delle banche dell’Eurozona potranno essere, d’ora in avanti, coinvolti nelle perdite delle banche, qualora queste fossero in uno stato di crac.
    In altri termini, sopra i 100 mila euro non ci sarebbe più la garanzia di vedere tutelati i propri risparmi, in quanto lo stesso banchiere, membro della BCE, ha affermato che i depositanti dovranno preoccuparsi della situazione finanziaria della banca in cui portano i loro soldi.
    Insomma, ciascuno sia responsabile di sé stesso, perché non ci potrebbe essere più la garanzia che i depositi non saranno toccati.

    Essi potrebbero essere trattati alla stregua di obbligazioni e azioni, facendo cadere un tabù, per cui un conto in banca non si tocca mai.
    Sarebbe su questa linea anche il Parlamento Europeo di Strasburgo, con i deputati svedesi (Stoccolma non fa parte dell’Area Euro) che starebbero spingendo verso questa direzione.
    Francoforte ha già scritto una bozza di legge che prevede il bail-in, ossia che i depositi bancari non garantiti partecipino alle perdite, in modo che essi non gravino sui contribuenti di tutta l’Eurozona, ma lasciando al Parlamento di ciascuno stato la possibilità o meno di introdurre tale principio nell’ordinamento.
    Fallimento banca: si punta alla responsabilizzazione dei correntisti

    In termini astratti, il discorso di Knot non sarebbe nemmeno da respingere a priori, nel senso che sarebbe corretto che a pagare per il fallimento di un istituto fossero, anzitutto, coloro che hanno beneficiato dei suoi servizi e che con esso hanno intrattenuto rapporti. Anche perché il libero mercato prevede che ciascun soggetto debba assumersi i rischi delle proprie azioni, senza gravare sulla collettività. Ma come la stessa stampa tedesca riconosce in parte, come farebbe un risparmiatore oggi a sapere in anticipo la situazione finanziaria dell’istituto dove porta il proprio denaro, se nemmeno gli analisti delle agenzie di rating riescono a capirci qualcosa in anticipo?
    E’ verosimile che un depositante possa comprendere i bilanci astrusi di una banca e a intuire i rischi di operazioni complesse e strutturate, ad esempio, sui derivati?
    Altra questione: non tutti sono realmente liberi di decidere se portare i soldi in banca o se avvalersi nella vita quotidiana di pagamenti in contanti.
    Non lo sono le aziende, che in Italia, ad esempio, devono aprire un conto dedicato, ossia relativo ai soli affari inerenti le entrate e le spese aziendali.
    E sempre meno lo sono i semplici cittadini, costretti a fare uso del tramite di una banca, a causa delle norme sulla tracciabilità del denaro, che impongono pagamenti solo su c/c o con assegni, sopra una certa somma, che peraltro si ipotizza di abbassare a livelli infimi.
    In sostanza, tutti prima o poi potremmo essere soggetti alle perdite di una banca, qualora questa necessitasse di aiuti finanziari per evitare il crac vero e proprio.
    Si potrebbe dire che lo facciamo anche oggi, se si pensa che la Monte Paschi ci è già costata oltre 4 miliardi di euro, attraverso i Monti-bond (Mps sospesa: no ai dividendi almeno fino al 2019=.
    Ma trattasi, in ogni caso, di un prestito a tassi anche alti e non di un’erogazione pubblica a fondo perduto, mentre qui si ipotizza che le perdite ricadano effettivamente sui depositi non garantiti, come sta accadendo a Cipro, nell’ordine del 37,5% per i correntisti di Bank of Cyprus e dell’80% per quelli di Laiki Bank (sulla crisi di Cipro si legga: Crisi, Cipro e Slovenia l’inizio, altri stanno trattando aiuti e altri lo faranno).
    Non ci sarebbe più alcuna differenza, sopra i 100 mila euro, tra depositi e azioni o obbligazioni.
    Non si capirebbe, allora, la ragione per cui migliaia di miliardi di liquidità dovrebbe essere parcheggiata ogni anno presso conti correnti e conti deposito, quando con rischi simili si potrebbero ottenere rendimenti medi ben più alti.
    Per non parlare, infine, dell’incubo del prelievo forzoso sui depositi vero e proprio, cioè della possibilità che Bruxelles raccomandi o, addirittura, esiga che l’aggiustamento dei conti pubblici avvenga nel Sud Europa, attingendo dai depositi, attraverso l’imposizione di una tassa una tantum.
    Sono cadute tutte le certezze.

    Link: http://www.investireoggi.it/economia...#ixzz2PNqsXvlF


    http://www.investireoggi.it/economia/prelievo-forzoso-depositi-bancari-modello-cipro-in-tutta-europa/

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