L'araba fenice

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D
i quel che è stato al tempo andato
non si parli malamente come del ricordo,
non si infranga dei sospiri mai dati
quel connubio d'arte e astuzia nel parlare.
Pur fenice muore in grembo al fuoco,
arde le sue piume e la speranza
d'esser assopita nell'eterno.

Di voce e di un sussurro andiam cantando,
le parti d'uno stesso triste inganno
che il fato seppe tessere con cura
laddove l'illusione non seppe dar rancore.
Ma quel che della fiamma è arso resta
sol lieto come ceneri nel vento
e anche nel profumo conservato
non resta che l'aroma del ricordo.

Brucia la Fenice
brucia il suo splendore,
che il tempo è la gran pena dei dannati
giacchè fior d'ogni cosa oscura e muta,
pur la più bella rosa è fiera sposa.

Provate voi dell'arto a far rilascio!
Provate della testa a rinunciare!
Sapreste forse al tempo dimostrare
che quella di voi parte è sì superflua?!
Non v'è che al nostro esser non sia cara
com'anche la più misera ed oscura
che sia pur sempre al fine di noi parte.

Cos'è che resta allor d'una fenice
che al tempo lo splendore ha dimostrato
se fiamma perde al volo di una sera
e in cenere tramuta il suo avvenire?
Vorrebbe sì lasciar all'altri il vanto
di quella parte persa al suo avvenire.

Ma di sua dannazione si palesa,
nel mentre dalla cenere risorge,
al tempo ch'ogni muta volge affesa.

Non può restare addietro la fenice
non può mostrare al cielo il cuor ferito
perché non l'è concesso di soffrire,
perchè non l'è concesso di morire.

E pur che tutto attorno volge al male
a testa bassa ella va e sorvola
così che ogni sguardo umano dice:

"ecco la bellezza dell'araba fenice".


Poesia
di
Andrea Summa

Nota:
La fenice, spesso nota anche con l'epiteto di Araba fenice, è un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Gli antichi egizi furono i primi a parlare del Bennu, che poi nelle leggende greche divenne la fenice. In Egitto era solitamente raffigurata con la corona Atef o con l'emblema del disco solare. Contrariamente alle "fenici" di altre civiltà quella egizia non era raffigurata come simile né ad un rapace, né ad un uccello tropicale dai variopinti colori, ma era inizialmente simile ad un passero (prime dinastie) o ad un airone cenerino, inoltre non risorgeva dalle fiamme ma dalle acque.
Nei miti greci (ma non solo) era un uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume — una rosa ed una azzurra — che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo) e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata — una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco —.


http://it.wikipedia.org/wiki/Fenice