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Discussione: Attenzione all'8 per mille

  1. #1

    computer Attenzione all'8 per mille

    Attenzione all'8 per mille! Potresti essere fregato...



  2. #2

    marameo44 Otto per mille: chiedilo (anche) a loro

    Otto per mille: chiedilo (anche) a loro




    Chiedilo a padre Giuseppe Giuliano, parroco di Limatola, nel beneventano, che colleziona auto d’epoca e campane grazie a «una certa stabilità economica che mi consente di soddisfare il mio hobby»; il parroco va in giro a dire messa con una Fiat 1800 sei cilindri (tra le altre veterane del marchio torinese che possiede) «acquistata tre anni fa dopo averla desiderata fin dall’infanzia», scrive Ruoteclassiche attualmente in edicola.

    Chiedilo a Joseph Ratzinger che, nonostante la presunzione di innocenza che vale per tutti fino a sentenza definitiva, ha ritenuto di dover nominare un “visitatore apostolico” con potere ispettivo presso la Curia di Trapani per indagare – parallelamente alla Procura che già indaga per conto suo – su un presunto ammanco di oltre un milione di euro conseguente alla incorporazione di due fondazioni gestite dalla stessa Curia.

    Chiedilo ai cittadini di Valencia, che si sono visti decurtare fondi per la pesca e l’agricoltura per finanziare attraverso la diocesi locale l’organizzazione (costata circa 12 milioni di euro) della visita del Papa nel 2006, fondi erogati in favore della Fundación V Encuentro Mundial de la Familia il cui segretario, peraltro, era Victor Campos, ex vicepresidente dello stesso Consell di Valencia e imputato per corruzione passiva impropria per lo scandalo Gürtel, come lo stesso presidente Campos, scrive El Pais.

    Chiedilo al reverendo Joseph LeClair, che a Ottawa in Canada passava le notti a giocare al Casinò, e si era indebitato per centinaia di migliaia di dollari, ottenuti anche grazie a dei prestiti. Il sacerdote ha dichiarato di non aver mai usato fondi destinati alla parrocchia, ma presumibilmente ha impegnato il suo stipendio, oltre ai prestiti ottenuti non si sa con quali garanzie.

    Chiedilo all’ex parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni in Fiore della diocesi di Cosenza-Bisignano, don Franco Spadafora, indagato per truffa e appropriazione indebita dalla Procura di Cosenza anche per aver seguito “strade non lecite” per la gestione di loculi cimiteriali affidati dal Comune alla parrocchia. L’indagine ruota intorno alla misteriosa scomparsa di beni del valore di circa 30 mila euro, sottratti al patrimonio della chiesa di cui don Spadafora era parroco prima d’essere trasferito.

    Chiedilo alle suore di clausura del convento Santa Lucia di Casablanca, nel nord della Spagna, derubate di circa un milione e mezzo di euro che erano custoditi di nascosto in banconote da 500 euro avvolte in buste di plastica in un armadio. Nel loro sito web le monache denunciano come base per la loro vita monastica “Semplicità di costumi, vivere del lavoro delle proprie mani, solitudine, fuga dalle influenze cortigiane”; per questo i residenti locali si sono meravigliati di sapere che le suore possedevano tanto denaro, che non è ancora chiaro da dove provenisse e a cosa servisse.

    Chiedilo all’ordine dei gesuiti, che ha deciso di pagare 166,1 milioni di dollari (circa 118 milioni di euro) a centinaia di nativi americani e dell’Alaska che sono stati abusati dai religiosi dell’ordine nelle loro scuole in tutto il nord-ovest degli Stati Uniti.

  3. #3

    Otto per mille dell’Irpef . non se ne sa mai abbastanza!

    Otto per mille dell’Irpef . non se ne sa mai abbastanza!
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    Un miliardo di euro l’anno, ogni anno.
    Ecco a quanto ammonta, approssimativamente, la porzione dell’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini italiani che finisce ogni anno nelle casse della Chiesa cattolica.
    Se questa cifra rappresentasse realmente la volontà popolare ci sarebbe poco da dire.
    Invece deriva da meccanismi di calcolo ignorati dalla gran parte dei cittadini che si rendono così complici – loro malgrado – del dirottamento di un capitale tutt’altro che trascurabile a favore di una confessione religiosa.
    Capitale che potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per compensare i massicci tagli all’Istruzione, alla Ricerca scientifica, alla Sanità, al Lavoro.
    Investimenti per tutti, non solo per pochi.
    Ogni anno il contribuente è chiamato a scegliere, apponendo la propria firma nell’apposito modulo, il destinatario dell’otto per mille dell’Irpef tra lo Stato, la Chiesa cattolica, l’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, la Chiesa evangelica luterana, l’Unione delle comunità ebraiche, l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, le Assemblee di Dio.


    Con la sua firma, il contribuente non decide a chi destinare una porzione del suo Irpef, ma vota per la ripartizione del gettito derivante dall’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini.

    In parole povere, la scelta di un contribuente con un reddito annuo di 20 mila euro pesa come quella di uno con un reddito di 200 mila.
    Valgono, insomma, le persone, non i loro redditi.

    ...E succede che chi non firma si affida alle scelte degli altri, generando l’assurdo che la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti, riceva più dell’80% dell’intera cifra.
    Ecco da dove viene il miliardo di euro che ogni anno la Cei incamera nelle sue casse.
    Ma anche chi firma per lo Stato finanzia in modo indiretto – e a sua insaputa – la Chiesa cattolica.
    Nel 2009, anno del terremoto a L’Aquila, dei quasi 44 milioni di euro di gettito spettanti allo Stato, i 10 milioni destinati ai Beni culturali sono stati devoluti al restauro di immobili ecclesiastici e analoga fine hanno fatto gran parte dei 14 milioni destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”.

    A dicembre del 2010, invece, 60 milioni di euro dell’otto per mille di competenza statale sono stati destinati a lavori di abbellimento e restauro di chiese, conventi, sedi arcivescovili, monasteri, confraternite e basiliche della Cei.
    Insomma, chi non crede, chi crede in religioni non contemplate dalla spartizione o chi non vuole finanziare la Chiesa cattolica è in un vicolo cieco.

    Appurato che è necessario firmare onde evitare che la Cei faccia la parte del leone, quale beneficiario scegliere?
    Ognuno di loro pubblica su internet le sue “intenzioni”, anche se spesso poco chiare e, soprattutto, non documentate.
    Ecco una breve sintesi, con i link di riferimento.
    Lo Stato. Dichiara di destinare la sua quota di otto per mille a settori di intervento quali la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali.

    In realtà non è sempre così, sia perché attinge dall’otto per mille per voci di bilancio ordinarie, sia perché parte della quota per la conservazione dei beni culturali viene comunque devoluta alla Chiesa per il restauro di luoghi di culto.
    In sostanza, si affida allo Stato un capitale senza che sia vincolato all’uso dichiarato.
    Va da sé che utilizzi “politici” siano tutt’altro che peregrini, come dimostrano i casi del 2009 e del 2010.


    La Chiesa cattolica.


    Nonostante le dichiarazioni di intenti, la Chiesa spende circa il 20%della cifra in beneficenza, circa il 35% per gli stipendi del clero e il rimanente 45% è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’.
    L’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

    I Valdesi destinano tutto l’ammontare della loro quota a progetti di natura sociale e assistenziale e forniscono un resoconto dettagliato dell’impiego dei fondi.

    Hano finanziato oltre 200 progetti di solidarietà e sviluppo, in Italia e all’estero.
    Due di questi, in particolare, sono per la ricerca sulle cellule staminali.
    Il Sinodo ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale.

    Una quota corrispondente al 30% dell’importo totale dei fondi ricevuti è devoluta a sostegno di progetti nei paesi in via di sviluppo.
    Le altre confessioni.
    L’Unione delle comunità ebraiche italiane utilizza i fondi per formazione culturale, tutela delle minoranze e attività sociali;
    l’Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno per interventi sociali, umanitari e culturali sia in Italia che all’estero;
    la Chiesa Evangelica Luterana in Italia alle spese di evangelizzazione, agli stipendi dei ministri di culto, a opere sociali, alle missioni, a iniziative culturali e spese di amministrazione;
    le Assemblee di Dio in Italia utilizzano l’otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all’estero.
    Cosa fare, dunque?

    Innanzitutto una scelta oculata e informata, cercando così di ridurre al minimo l’ammontare delle scelte non espresse che condizionano tutto il meccanismo.
    In secondo luogo far pressione per inserire nell’elenco delle destinazioni possibili voci di spesa fondamentali che lo Stato assottiglia sempre più.
    Una fra tutte, la ricerca scientifica, vessata da anni di tagli e riduzioni.
    Come se la salute e il progresso meritassero molta meno attenzione economica di quella elargita a piene mani dallo Stato ai luoghi di culto, per altro di una sola religione.
    Cecilia M. Calamani


    http://www.cronachelaiche.it/2011/04/8-x-1-000-1-000-000-000/

  4. #4

    Il mio amico Dio

    Il mio amico Dio




    Si avvicina la dichiarazione dei redditi, e ai fini della dialettica è giusto riproporre il leggendario contraddittorio prodotto dai Paguri alla pubblicità sull'8x1000 per la Chiesa Cattolica.
    Con l'occasione, Dio intende ricordarvi un cavillo burocratico troppo sottovalutato: non firmando il modulo e astenendovi, in modo da NON destinare l'8x1000 a nessuno, farete una cosa del tutto inutile.

    Il vostro 8x1000, infatti, viene versato obbligatoriamente e ripartito in base alle percentuali nazionali delle varie Chiese e dello Stato, ottenute dalle dichiarazioni di tutti i cittadini che lo hanno versato.

    Non è possibile non versarlo: la vostra scelta è solo se darlo interamente a qualcuno (a una confessione religiosa oppure allo Stato) o frazionarlo e darlo così a tutti.

    Il problema non è l'obbligo del versamento, in quanto stiamo parlando dell'8x1000 (cioè lo 0,8%) del gettito IRPEF, cioè tasse che già si pagano.
    Il problema semmai è un altro: trattandosi di una dichiarazione dei redditi (ovvero tasse da versare allo Stato) in teoria il non esprimere preferenze andrebbe interpretato come un "verso il mio 8x1000 insieme al resto delle tasse", cioè lo verso allo Stato.

    Invece, secondo un geniale e subdolo meccanismo, se non esprimete una preferenza il vostro 8x1000 viene spezzettato e distribuito comunque alle varie confessioni religiose (Chiesa cattolica, Chiesa Valdese, Chiese Avventiste del Settimo Giorno, Assemblee di Dio, Comunità Ebraiche, Chiesa Evangelica Luterana) e ovviamente in parte anche allo Stato, secondo le percentuali totali di chi ha invece espresso una preferenza.

    Dato che la percentuale maggiore è sempre della Chiesa Cattolica, con l'astensione forse non le verserete l'8x1000, ma un 4x1000 o un 3x1000 glielo verserete comunque, anche se non volevate farlo.

    Sembra una bazzecola, ma matematicamente da questo giochetto vengono fuori cifre molto grandi, versate inconsapevolmente da tutta la popolazione contribuente, cattolici, ebrei, protestanti, atei, agnostici, ecc.

    Tutto questo avviene ogni anno da quasi 30 anni, grazie a una rielaborazione del Concordato fatto nel 1929 da Mussolini, aggiornato nel 1984 dal governo Craxi, il quale, insieme a tutti i governi venuti dopo, si è guardato bene dal farvelo sapere.
    Di qualunque posizione siate, qualunque sia la vostra fede o non fede, oggettivamente capite benissimo che tutto ciò non è affatto giusto, e che viene consapevolmente celata agli occhi di tutti una considerevole realtà economica, nonchè distorta la scelta dei contribuenti.
    Onorata la verità, ora scegliete liberamente.






    http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=3900da80287ad49d

  5. #5
    Otto per mille: chiedilo anche a noi!


    26 apr 2012



    Chiedilo a noi (atei, laici, agnostici, diversamente credenti, credenti critici), che se non vogliamo finanziare la Chiesa cattolica non abbiamo altra scelta che finanziare un’altra Chiesa, grazie al perverso e truffaldino meccanismo dell’otto per mille che assegna alla Chiesa cattolica anche la maggior parte delle quote di chi legittimamente non fa alcuna scelta.
    Chiedilo a noi, che osserviamo sgomenti come la Chiesa cattolica spende il mare di denaro che arriva dall’otto per mille: nel 2011 su 1.118.677.543,49 euro arrivati nelle casse ecclesiali solo una piccola percentuale, 235.000.000 euro, è stata destinata a interventi caritativi (dati Cei), dei quali solo 85 milioni per interventi nel terzo mondo.

    Ovvero, quello che si vede negli spot neo-surrealisti che girano in questi giorni sui canali televisivi commerciali.

    Il resto del gettito va in maggioranza al sostentamento del clero e ad altre esigenze molto materiali, tra le quali spicca l’edilizia di culto, ovvero la manutenzione del cospicuo, lussuoso patrimonio edilizio di proprietà della Chiesa nonché l’edificazione di nuove chiese.

    Un controsenso, in una società dove la secolarizzazione avanza inesorabile.
    Chiedilo a noi, che se invece devolviamo l’otto per mille allo Stato dobbiamo vederne una parte non trascurabile riversata comunque alla Chiesa cattolica sotto forma di finanziamenti a pioggia nelle forme più fantasiose e ingannevoli, alcune delle quali palesemente contro la Costituzione.
    L’esempio più scandaloso è il pagamento dello stipendio dei numerosi, privilegiati insegnanti di religione cattolica scelti dal vicariato, mentre lo Stato troppo spesso latita nell’organizzare l’ora alternativa per chi non vuole avvalersi del catechismo di Stato.

    Ma c’é anche altro: buona parte dei 43 milioni 969 mila 406 euro che i contribuenti italiani hanno devoluto allo Stato nel 2009 con l’otto per mille, riporta La Repubblica, sono finiti comunque nelle tasche ecclesiali.
    Ad esempio

    • «un milione 314 mila euro per la cattedrale dell’Assunta di Gravina di Puglia,
    • un milione 167 mila euro per il restauro degli affreschi della chiesa dei Santi Severino e Sossio di Napoli,
    • oppure 987 mila euro per il restauro di Santa Maria ad Nives di Casaluce (Caserta),
    • 579 mila euro per San Lorenzo Martire in Molini di Triora
    • o 413 mila euro per la “valorizzazione della chiesa San Giovanni in Avezzano”.
    • E poi, la Pontificia Università Gregoriana e la Compagnia di Gesù».

    Per il Colosseo, invece, forse il monumento antico più importante del mondo, si è dovuto aspettare – per anni – l’intervento dei privati, un attimo prima che crollasse per l’incuria.
    Chiedilo a noi, che vediamo fiumi di denaro pubblico usati per sovvenzionare feste religiose, processioni e cerimonie varie: ad esempio, l’Uaar calcola che «ogni anno, negli uffici pubblici, si svolgono migliaia di cerimonie di culto cattoliche durante l’orario di lavoro.

    Quasi mai la partecipazione a tali cerimonie è defalcata dallo stipendio. Calcolando prudenzialmente in duemila le cerimonie, in cinquanta la media dei partecipanti e in quindici euro l’ora il salario medio di ogni partecipante, si ha un’incidenza sui conti pubblici di almeno un milione e cinquecentomila euro». Oppure, «il Dpr n. 639/1972 prevede numerose agevolazioni tariffarie per le affissioni a contenuto religioso.

    Il beneficio che ne consegue è stimabile in almeno due milioni di euro».
    E questi sono solo esempi.
    Con l’otto per mille alla Chiesa cattolica fai anche tutto questo; se non ci credi, chiedilo a noi!
    di Alessandro Baoli


    http://www.cronachelaiche.it/2012/04/otto-per-mille-chiedilo-anche-a-noi/

  6. #6

    8X1000, un Italicum a misura di Chiesa

    22 aprile 2014.
    La campagna.
    Gli spot non raccontano tutta la verità: solo il 23% va agli «interventi caritativi».
    Paga anche chi non indica a quale confessione destinare il contributo.
    La sua quota è attribuita in proporzione alle scelte espresse dagli altri
    I testimonial non sono attori e sono scelti con cura: c’è la suora missionaria in una baraccopoli di Addis Abeba, la comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza a Lamezia Terme più volte presa di mira dalle ‘ndrine, gli interventi di solidarietà internazionale della Caritas e la Consulta antiusura.

    Ma la nuova campagna pubblicitaria per l’8×1000 alla Chiesa cattolica — lanciata a metà aprile — racconta solo un quarto della verità.
    Precisamente il 23%: a tanto ammonta la percentuale che lo scorso anno (negli anni precedenti la quota era pressoché la stessa) la Conferenza episcopale italiana ha deciso di assegnare agli «interventi caritativi»: 240 milioni, su 1 miliardo e 32 milioni incassarti (116 milioni in meno del 2012, quando venne raggiunta la cifra record di 1 miliardo e 148 milioni).
    I tre quarti dei fondi vengono invece impiegati per l’edilizia di culto, la pastorale e la catechesi (420 milioni) e per gli stipendi di circa 33mila preti (382 milioni).
    Quest’anno, al lungo elenco delle confessioni che già accedono all’8×1000 (cattolici, valdesi e metodisti, luterani, battisti, avventisti del settimo giorno, ortodossi, ebrei e pentecostali della Chiesa apostolica e delle Assemblee di Dio) si aggiungono altre due religioni non cristiane, che portano in dote almeno 200mila praticanti: Unione buddhista e Unione induista italiana.
    Totale 11.

    Restano fuori i mormoni (Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni) i quali, pur avendone diritto, vi hanno rinunciato.

    Il dodicesimo partecipante è lo Stato, ma non si fa pubblicità, per non disturbare le Chiese.
    Mascherato come scelta volontaria, l’8×1000 è in realtà obbligatorio, quindi, di fatto, un finanziamento pubblico.
    Chi non sceglie paga lo stesso, e la sua quota viene attribuita in proporzione alle scelte espresse dagli altri.

    Considerando che a firmare per una destinazione è meno della metà dei contribuenti (circa il 45%), è la minoranza a decidere per tutti.

    Una sorta di Italicum applicato all’Irpef.
    Il meccanismo, ideato ai tempi del Nuovo Concordato da Tremonti, allora consigliere economico di Craxi, Cirino Pomicino, presidente della Commissione bilancio della Camera, e il card. Nicora, venne concepito per favorire il più forte: la Chiesa cattolica.

    I Radicali hanno tentato di cancellarlo con un referendum che però non ha raggiunto le firme necessarie per poter essere svolto.

    Tutti, o quasi, ne traggono beneficio: solo Assemblee di Dio e Chiesa apostolica devolvono allo Stato le quote non espresse che gli sarebbero spettate (prima vi rinunciavano anche valdesi e battisti; dall’anno scorso hanno deciso di incassarle).

    Ma è il “primo partito”, la Chiesa cattolica, a ricavarne il massimo: nello scorso anno, grazie al meccanismo di ripartizione proporzionale delle quote non espresse, ha ottenuto l’82% dei fondi (nel 2007 era l’89,8%), nonostante meno del 40% dei contribuenti l’abbia scelta.
    Come usano le comunità religiose i fondi pubblici dell’8×1000?

    Ovviamente come vogliono, la normativa di fatto non pone limiti.
    Dei cattolici si è detto: soprattutto per culto, pastorale e sostentamento del clero, solo una piccola parte per la solidarietà.
    Ma anche altri fanno scelte analoghe.
    La Chiesa luterana nel 2012 ha incassato quasi 3milioni e 500mila euro: 1milione e mezzo è stato speso per l’evangelizzazione, quasi 1 milione per i ministri di culto, 350mila per attività missionarie; per il sociale e la cultura sono rimasti 500mila euro, 100mila per pubblicità e spese di gestione.

    E l’Unione delle comunità ebraiche: degli oltre 4 milioni e 700mila euro ottenuti nel 2011 (ultimo rendiconto disponibile), 2 milioni e 848mila sono andati alle varie comunità ed enti ebraici presenti in Italia, 1 milione e 533mila è stato speso per attività culturali e didattiche, 340mila per la comunicazione.

    La Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia non fornisce cifre, dichiara solo che i soldi sono usati per culto, catechesi e «un sostegno anche materiale per le persone sole e per le famiglie più bisognose».
    Di segno opposto le scelte delle Chiese valdesi e metodiste e delle Assemblee di Dio: non usano i fondi per il culto ma — a parte una quota intorno al 5% per le spese di gestione — esclusivamente per attività sociali, assistenziali e cultu*rali, sia in Italia che all’estero, come documentano rendiconti piuttosto dettagliati (anche se, va detto, una parte di queste attività sono condotte dalle loro stesse strutture che quindi parzialmente si autofinanziano).
    Nel 2013, con l’aumento del consenso da parte dei contribuenti (570mila firme, 100mila in più del 2012) ma soprattutto per la decisione di trattenere le quote non espresse, i valdesi hanno quasi triplicato gli incassi, arrivando a 37 milioni (nel 2012 erano 14) e ponendosi nettamente al secondo posto fra le comunità religiose, sebbene a lunghissima distanza dai cattolici.
    Le Assemblee di Dio nel 2012 hanno ricevuto 1 milione e 165mila euro.
    Anche battisti, avventisti e Chiesa apostolica spendono tutto per iniziative sociali, ma inciampano sulla trasparenza: tranne la segnalazione di qualche progetto spot, i rendiconti non vengono diffusi (da un vecchio bilancio si scopre però che nel 2011 gli avventisti percepirono 2milioni e 167mila euro, con cui finanziarono progetti sociali, formativi, educativi e culturali in Italia per quasi 2 milioni e progetti umanitari all’estero per 70mila euro, lasciandone 100mila per la campagna informativa e per le spese di gestione).
    Di induisti e buddhisti si sa poco, se non che utilizzeranno i soldi sia per il culto che per progetti sociali, umanitari e culturali, come cattolici, luterani ortodossi ed ebrei. «Nella nostra comunità, i due piani si intrecciano», ha spiegato all’agenzia Adista Svamini Hamsananda Giri, vicepresidente degli induisti italiani, perché «destinare fondi alla costruzione di un tempio significa mettere in moto le attività che vi si svolgono», di culto ma anche sociali e assistenziali
    .


    SCRITTO

    DA
    Luca Kocci, Il Manifesto


    http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=6965da988adcb503

  7. #7

    Bergoglio passi dalle parole ai fatti: tagli l’8 per mille

    Bergoglio passi dalle parole ai fatti: tagli l’8 per mille


    di Mario Staderini
    | 18 maggio 2014

    Domani potrebbe essere l’occasione storica per una svolta nei rapporti tra Stato e Chiesa.

    Renzi, però, non c’entra nulla, visto che simula scontri elettorali con burocrazia, magistrati, sindacati, Confindustria, Rai ma non con la Chiesa, così come è pronto a tagliare tutto tranne i privilegi clericali, nemmeno quel miliardo e duecento milioni di euro delle nostre tasse che ogni anno finisce nelle casse della Conferenza episcopale italiana grazie alla truffa dell’otto per mille.
    La sede della possibile svolta non sarà, ahinoi, il Parlamento bensì l’assemblea generale della Cei, che verrà aperta dal Papa in persona.
    Finisce un’epoca, quella di Camillo Ruini e del generale Bagnasco, vent’anni durante i quali la Cei, in nome dei valori non negoziabili, dei finanziamenti pubblici e delle esenzioni, ha blandito clericali di destra e sinistra garantendo uno spregiudicato appoggio all’asse berlusconianleghista.
    A lungo la politica, con l’isolata eccezione dei Radicali, non ha voluto affrontare quello che rimane un problema per la Repubblica – di cui la Cei, in virtù del Concordato, è l’interlocutore istituzionale – e rappresenta un’anomalia nella stessa Chiesa cattolica.
    Quale sarà il nuovo corso dipenderà da ciò che Bergoglio farà più che da quello che dirà.

    Il Papa sa bene che “quando un vescovo va dietro ai soldi, finisce male”, ma dovrebbe aver capito che non basta pregare per avere “preti e suore liberi dalla vanità, dal potere e dal denaro”. Ancora oggi le gerarchie dell’episcopato italiano continuano a gestire il business del turismo piuttosto che aprire i monasteri ai poveri, a vivere nei board delle fondazioni bancarie, a insabbiare la questione pedofilia, persino a opporsi all’elezione democratica del loro Presidente.

    Domani, dunque, anche un banco di prova per Papa Francesco, chiamato a passare dalle parole ai fatti.

    Affinché si arrivi ad una “Chiesa povera per i poveri” e l’attuale pontificato non si riduca ad un incidente di percorso, occorrono quelle riforme che la partitocrazia neanche discute.
    E la questione centrale, ancora una volta, è quella economica.
    Negli ultimi 25 anni la Cei ha gestito 19,3 miliardi (!) di euro che attraverso il sistema dell’otto per mille lo Stato italiano ha sottratto alla fiscalità generale.
    Quando si è immersi in un tale fiume di denaro, non sorprende trovare alti prelati coinvolti nelle principali inchieste di corruzione anziché nelle attività pastorali delle periferie, dove però hanno portato una valanga di cemento: 2,5 miliardi di euro spesi per costruire nuove chiese, quelle con gli arredi sacri firmati Bulgari.

    Ecco, oltre a mettere in discussione il Concordato che riduce la Cei a organo politico e di potere, Bergoglio può fare ciò di cui la politica ha paura: iniziare a tagliare l’otto per mille.
    Basterebbe dire pressappoco così: “La metà del nostro otto per mille lo lasciamo allo Stato affinché vada ad aumentare il suo fondo per la cooperazione allo sviluppo, a patto però che il governo faccia altrettanto”.

    In un sol colpo avremmo il raddoppio dei fondi italiani per i paesi poveri, scesi allo 0,15% del Pil rispetto allo 0,7% indicato dall’Onu.

    Senza problemi per le parrocchie, visto che alla Cei rimarrebbe ancora l’enorme cifra di 600 milioni di euro l’anno. Vedremo cosa accadrà.

    Senza dimenticare, però, che spetta a noi liberarci dalle catene clericali.


    il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2014
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/18/bergoglio-passi-dalle-parole-ai-fatti-tagli-l8-per-mille/990230/

  8. #8

    Otto per mille, M5s: non inserire nell'elenco gli immobili del Fondo edifici di culto

    Otto per mille, M5s: non inserire nell'elenco gli immobili del Fondo edifici di culto

    11 settembre 2014
    ROMA (Public Policy) - "Siamo contro l'inserimento nel decreto attuativo, all'ultimo minuto, degli immobili del Fondo edifici di culto (Fec) fra gli enti che possono accedere alla ripartizione della quota dell'otto per mille dell'Irpef.
    Si tratta di una manovra che sottrae risorse decisive all'edilizia scolastica".

    Lo dichiara in una nota il gruppo M5s Camera che nell'ultima legge di Stabilità aveva ottenuto di inserire, con un emendamento a prima firma Francesco Cariello, la possibilità di destinare parte della quota statale dell'otto per mille alla messa in sicurezza e alla ristrutturazione dei plessi scolastici pubblici.

    "Il piano per edilizia scolastica, che il premier inizialmente aveva quantificato in 10 miliardi, è stato poi ridimensionato fino a scendere sotto al miliardo.
    Con l'aggiunta di questa finalità - si legge - verrebbe assestato un ulteriore colpo a tale voce.
    La condizione di degrado e insicurezza dei nostri istituti è tale che sarebbero necessari 8 miliardi. Altro che scure".

    Per i 5 stelle "si tratta di soldi dei contribuenti per il miglioramento e la messa in sicurezza delle nostre scuole mentre il Fondo edifici di culto è un fondo immobiliare che ha come unica missione la manutenzione e la conservazione di circa 750 edifici religiosi e non contempla scuole nel suo patrimonio".

    "Il Fec - afferma Cariello - è un fondo immobiliare a cui in passato sono stati sottratte somme per investimenti e interessi privati come risulta da un'inchiesta della Dda di Napoli.
    Questo non giova alla credibilità di chi, all'interno della presidenza del Consiglio, ha voluto introdurre questa ulteriore modifica che va a travisare completamente le finalità della norma".

    "Il M5s chiederà in commissione Bilancio l'esclusione del Fondo edifici di culto dagli enti pubblici destinatari del fondo. E proporrà di estendere al 31 dicembre i termini di presentazione delle istanze da parte dei Comuni per accedere ai fondi". (Public Policy)

    http://www.publicpolicy.it/otto-per-mille-m5s-non-inserire-elenco-immobili-fondo-edifici-culto-38003.html

  9. #9

    Corte Conti: “Rinegoziare accordi sull'otto per mille, così non è volontario”



    Corte Conti: “Rinegoziare accordi sull'otto per mille, così non è volontario”





    Destinare la quota dell'Irpef alla Chiesa o a un'altra confessione religiosa non è obbligatorio, ma la legge del 1985 stabilisce che l'8 per mille di chi non effettua la scelta viene ripartito tra i beneficiari "in proporzione alle scelte espresse".
    Così per i magistrati contabili vengono violate proporzionalità e uguaglianza



    E’ “opportuna una rinegoziazione‘ tra Stato e confessioni religiose del sostegno finanziario che arriva con l’8 per mille.
    Dopo aver fatto le pulci al meccanismo del 5 per mille, ora la Corte dei Conti mette nel mirino il sistema, introdotto nel 1985, che prevede la destinazione di una quota di gettito fiscale alla Chiesa cattolica, ad altre dieci confessioni religiose (valdesi, comunità ebraiche, evangelici luterani e battisti, ortodossi, buddhisti, induista e avventisti, chiese cristiane avventiste del settimo giorno e pentecostali) e allo Stato.
    L’8 per mille, scrivono i magistrati contabili, vale 1,2 miliardi l’anno ma non rispetta “i principi di proporzionalità, volontarietà e uguaglianza”.
    Infatti i beneficiari “ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata”.
    E su questo nodo “non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati”.


    In pratica, evidenzia la Corte, la maggioranza degli italiani (negli ultimi anni circa il 54%) quando compila la dichiarazione dei redditi non indica a chi vuole destinare la quota.
    D’altronde si tratta di un’opzione, non di un obbligo.
    Peccato che la legge “Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi”, varata quasi trent’anni fa, stabilisca che l’8 per mille di chi non effettua la scelta sia ripartito tra i beneficiari “in proporzione alle scelte espresse”. Così l’82% delle risorse finisce alla Chiesa cattolica, nonostante venga scelta esplicitamente come destinatario da poco più del 37% dei contribuenti.
    Per gli altri restano le briciole: 13,32% allo Stato, 3,2% ai valdesi e percentuali da prefisso telefonico alle altre confessioni.


    “Stante la problematica rilevata”, si legge nella relazione, “sorprende che solo a partire dal 2006 nella scheda dell’8 per mille venga spiegato – seppure in caratteri minuscoli – il meccanismo di distribuzione delle quote.
    Peraltro, negli anni, la percentuale dei contribuenti che hanno optato è risultata quasi sempre ampiamente inferiore al 50%”, il che “dovrebbe indurre la presidenza del Consiglio a pubblicizzare le conseguenze della mancata opzione”.


    “Non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati”
    I contributi alle confessioni “risultano ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee, e sono gli unici che, nell’attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati.
    Nonostante ciò, la possibilità di accesso all’8 per mille per molte confessioni è oggi esclusa per l’assenza di intese, essendosi affermato un pluralismo confessionale imperfetto. Manca trasparenza sulle erogazioni: sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute”.


    Ma la magistratura contabile sottolinea anche che “non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati, nonostante i dubbi sollevati dalla parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi, né controlli sulla correttezza delle imputazioni degli optanti, né un monitoraggio sull’agire degli intermediari”.
    Già in una relazione del lontano 1996, peraltro, la Commissione istituita nel 1992 definiva “opportuna una proposta di revisione” in quanto già all’epoca la quota dell’8 per mille aveva superato il valore dei contributi che erano destinati alla Chiesa cattolica “sulla base dell’antico sistema dei supplementi di congrua e dei contributi per l’edilizia di culto”.


    Lo Stato “mostra disinteresse per la quota di propria competenza”. Di qui la drastica riduzione delle quote a suo favore
    Anche il comportamento dello Stato, comunque, è censurabile: “Mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”.
    Addirittura, lo “Stato è l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività con campagne pubblicitarie”. Di qui “la marginalizzazione dell’iniziativa pubblica e la compromissione della possibilità di ricevere maggiori introiti”.


    Sullo sfondo resta poi l’annoso problema della destinazione delle risorse che vanno allo Stato: ufficialmente vanno utilizzate per “scopi di interesse sociale o di carattere umanitario”, ma da sempre i governi tendono a utilizzarle come un bancomat per tamponare altre necessità.
    Così non di rado, in passato, le leggi finanziarie hanno distratto una quota di fondi destinandoli alle esigenze più diverse, comprese le missioni militari all’estero.
    In più una percentuale dell’8 per mille di competenza dello Stato viene strutturalmente destinata alla “ristrutturazione di beni culturali” tra cui quelli di proprietà ecclesiastica. Finalità che la Corte definisce esplicitamente “antitetiche alla volontà dei cittadini”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/28/per-mille-corte-conti-rinegoziare-accordi-cosi-non-volontario/1238879/

  10. #10

    8 per mille, Corte dei Conti: “Modello spagnolo? Risparmieremmo 600 milioni”



    8 per mille, Corte dei Conti: “Modello spagnolo? Risparmieremmo 600 milioni”


    di Marco Lillo

    La Corte dei conti per la prima volta mette in stato di accusa il sistema dell’8 per mille.
    Le 109 pagine della relazione depositata il 19 novembre dovrebbero essere pubblicate sul sito del governo e diffuse in tv quando si fa la dichiarazione dei redditi. Probabilmente se fossero conosciute, cambierebbero le scelte di molti italiani.
    La delibera è scritta da Antonio Mezzera, un magistrato che già nel 2009 si era segnalato per una relazione coraggiosa, non a caso bloccata per mesi dai suoi capi, sul Mose di Venezia, ed è firmata dal dirigente del settore, Luciana Troccoli, e dal presidente aggiunto Giorgio Clemente.


    Cosa scrivono i giudici contabili
    I soldi concessi, mediante il meccanismo dell’8 per mille alla Chiesa cattolica e alle altre religioni sono troppi.
    “L’onere finanziario”, spara in apertura la Corte, “si comprende dalla comparazione con quanto assegnato al ministero dei Beni culturali e del Turismo, che, per il 2013 non ha raggiunto il miliardo e 700 milioni.
    Ciò significa che, negli ultimi anni la contribuzione alle confessioni religiose ha superato i due terzi delle risorse destinate per la conservazione del patrimonio artistico del Paese”.


    La Corte mette sul banco degli imputati il sistema perché avvantaggia le confessioni religiose attribuendo loro anche la percentuale di gettito di chi non opta per nessuno (né Stato, né Chiesa né altre confessioni) in dichiarazione. “Grazie al meccanismo di attribuzione (previsto da una legge del 1985, ai tempi di Bettino Craxi, ndr) delle risorse dell’8 per mille” scrive la Corte, “i beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata godendo di un notevole fattore moltiplicativo”. Per esempio, nel 2011 la Chiesa cattolica ha beneficiato dell’82,28 per cento nonostante solo il 37,93 dei contribuenti abbiano optato in suo favore. La somma totale a disposizione per il 2014 è davvero impressionante: un miliardo 278 milioni dei quali l’82,45 per cento va alla Chiesa cattolica: un miliardo e 54 milioni. Solo 170 milioni allo Stato, per le finalità speciali previste ma in gran parte disattese e le altre confessioni si devono accontentare (si fa per dire) di poco più di 52 milioni dei quali la fetta più grande (40,8 milioni) va alla Chiesa evangelica valdese.

    Il modello spagnolo spiegato dai magistrati
    La Corte spiega cosa accadrebbe se fosse eliminato il meccanismo della suddivisione della parte non optata dell’8 per mille, come in Spagna: “L’applicazione della normativa spagnola all’Italia comporterebbe per la fiscalità generale un risparmio annuo di 600 milioni di euro”. Ovviamente non bisogna dimenticare il ruolo sociale svolto nei fatti – anche grazie ai soldi dell’8 per mille – dalla Chiesa cattolica e dalle altre confessioni.
    Per esempio le Assemblee di Dio dichiarano di destinare più del 99 per cento a interventi caritativi.
    La Corte ricorda che solo il 23,22 per cento dei fondi dell’otto per mille della Chiesa cattolica sono andati nel 2012 verso interventi caritativi; il 33,15 per cento al sostentamento dei ministri del culto, scopo iniziale della legge, mentre il 43,62 per cento delle somme sono destinate alle misteriose ‘esigenze di culto e pastorale’.
    La Corte riporta un passo della relazione del 2005 della Commissione paritetica Cei-Italia che, da parte italiana, ribadisce che la crescita della quota degli interventi caritativi “non appare ancora proporzionata all’aumento del flusso finanziario”.

    Poi la Corte bacchetta lo Stato
    Le somme attribuite dai contribuenti che decidono di devolvere all’Italia la loro quota di 8 per mille dovrebbero essere destinate a finalità come la lotta alla fame nel mondo, l’assistenza ai rifugiati, le calamità naturali e la conservazione dei beni culturali.
    Per la Corte però: “la quota destinata allo Stato è stata drasticamente ridotta e dirottata su finalità antitetiche rispetto alla volontà dei contribuenti, violando l’affidamento derivante dalla sottoscrizione sull’utilizzo della stessa”. Secondo la Corte “le distrazioni rappresentano oltre i due terzi delle somme assegnate”, In pratica lo Stato ha dirottato finora 1,8 miliardi in 24 anni.

    Nel 2011 e nel 2012 la quota di intervento dello Stato è stata addirittura azzerata e nel 2013 portata alla ridicola somma di 404 mila euro destinati a 4 progetti per la lotta alla fame in Africa che non si sa se facciano più sorridere o piangere. I contribuenti che optano per lo Stato (invece che per la Chiesa) non sanno che spesso i loro soldi sono usati per risanare le chiese. “Non appare coerente con la ratio dell’istituto – scrive la Corte dei conti – l’accentuata propensione al finanziamento di opere di restauro di edifici di culto o di proprietà di confessioni”. Nel 2010, per esempio, il 48,8 per cento dei fondi dello Stato pari a a ben 53 milioni sono andati al risanamento di beni culturali della Chiesa cattolica. Gli edifici dello Stato invece hanno attinto a questo capitolo di spesa solo per 51,8 milioni.
    La Corte dei conti denuncia poi, anche per la parte dello Stato, “la ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi”. Più in generale “lo Stato – secondo la Corte dei conti – mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato, nel corso del tempo, la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore”.
    Come correggere il sistema
    Secondo i giudici “a ciò ha contribuito la totale assenza (negli oltre 20 anni di vigenza dell’istituto) di promozione delle iniziative, risultando lo Stato l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività con campagne pubblicitarie”. Alla fine la Corte dei conti non si limita a presentare l’elenco delle doglianze ma propone anzi dispone i correttivi: “Al fine di garantire la piena esecuzione della volontà di tutti, la decurtazione della quota dell’8 per mille di competenza statale va eliminata: è, infatti, contrario ai principi di lealtà e di buona fede che il patto con i contribuenti venga violato. 8n Peraltro, sono penalizzati solo coloro che scelgono lo Stato e non gli optanti per le confessioni, le cui determinazioni, al contrario, non sono toccate, cosa incompatibile con il principio di uguaglianza”.


    da Il Fatto Quotidiano del 29 novembre 2014


    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/29/8-per-mille-corte-dei-conti-modello-spagnolo-farebbe-risparmiare-600-milioni/1240612/

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