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Discussione: "Papa" Galezzo

  1. #11

    saluti L'abito di San Francesco

    Un gruppo di devoti di San Francesco, fecero restaurare, a Lucugnano, una vecchia cappella da dedicare al loro santo e scelsero come padre spirituale papa Galeazzo.
    I lavori erano quasi terminati e ora bisognava scegliere un dipinto che raffigurasse il santo in questione con l'abito a lui più congeniali ma, proprio a questo riguardo, i confratelli non riuscivano a mettersi daccordo.
    La cosa minacciava gravi conseguenze e papa Galeazzo si offrì di risolvere lui il problema.
    Infatti l'arciprete fece dipingere un San Francesco dormiente e, da un lato e dall'altro, dipinti sulle pareti della cella, i tre abiti dei tre ordini religiosi creati dal poverello di Assisi: frate conventuale, frate osservante e frate cappuccino.

    A capo del letto del santo vi collocò questa scritta:
    <<Quando Francesco si leverà dal letto, a lui la scelta dell'abito da indossare.>>
    I confratelli forono contenti della soluzione del problema, ma ancora si attente che San Francesco decida a quale dei tre ordini inscrivere la confraternita di Lucugnano.


  2. #12

    fiamme Le sanguette

    Le sanguette
    mignatta.jpeg

    L'amministratore baronale era stato colto da improvviso malore e sia il medico che il parroco furono subito chiamati per le provvidenze del caso.
    Il medico subito ordinò dieci sanguisughe, ma papa Galeazzo osservò: <<Non farai nulla con le mignatte!...>>
    <<Perché?>> chiese il medico;
    <<Perché quelle bestioline non lavoreranno sulle carni di un loro fratello! Quanto sangue ha succhiato costui ai poveri coloni?>>



  3. #13

    marameo44 Le reliquie di San Cristoforo


    Le reliquie di San Cristoforo

    Ai tempi di papa Galeazzo si usava che, ogni 25 anni, i Vescovi procedevano alla verifica delle reliquie.
    La funzione era solenne ed avveniva nella Cattedrale dove erano convocati tutti i parroci del circondario che si dovevano presentare con le reliquie venerate nelle rispettive chiese e i documenti relativi.
    In occasione di una tale funzione, il vescovo dispose che i parroci che avrebbero presenziato a tale funzione sarebbero stati ricevuti nel palazzo Vescovile dove avrebbero pranzato in buona allegria.
    Papa Galeazzo non aveva reliquie da presentare, ma non voleva assolutamente perdere l'occasione di gustare lo squisito desinare del suo vescovo.
    Per questo motivo si confezionò una reliquia nel modo seguente:
    prese un bel manico di zappa e lo rivestì con una pelle di capra, pregiata ma vecchia, del tipo chiamata "marocchino".
    Collocò il bastone così rivestito in una vecchia teca (uno scarabattolo con il lato esposto al pubblico di vetro trasparente), e tempestò tutta la confezione con mille bolli di cera rossa.
    Nel giorno indicato, papa Galeazzo fu tra i primi a giungere alla sede vescovile di Alessano e collocò il suo imponente reliquario al posto assegnatogli.
    Giunta l'ora della funzione, Monsignore, seguito dal clero, dai seminaristi e dal popolo, si accostò alla panca delle reliquie per cominciare la verifica.
    La panca era al centro della chiesa e, vicino ad ogni reliquia, c'era il relativo parroco con, in mano, i documenti.
    Il primo a cui il vescovo si rivolse fu l'arciprete di Acquarica, al quale chiese quale reliquia avesse presentato:
    <<E' la secchia della Samaritana... ecco i documenti>>
    Dopo fu il turno dell'arciprete di Salve:
    <<Che reliquie avete portato?>>
    <<Le reti di Sant'Andrea>> rispose lui <<Ecco i documenti!>>
    Ora era il turno di papa Galeazzo: <<Che reliquie avete voi? >> domamdò il vescovo:
    << Il... di San Cristoforo>> rispose papa Galeazzo, e aggiunse: <<E' una reliquia molto miracolosa nei casi di sterilità. Eccellenza.>>
    <<I documenti?>>
    <<I documenti? Eccellenza? Meglio documento di questo!?>> rispose subito don Galeazzo <<Quale Santo, Eccellenza, poteva portare in terra un .... che eguagliasse questo? La mole di questa reliquia è il miglior documento per vostra Eccellenza!>>

    Non sappiamo se il vescovo avesse realmente aboccato all'amo, ma con questa trovata, il suo bel pranzo, papa Galeazzo se l'era guadagnato!.


  4. #14

    Bacio Il settimo comandamento

    Il settimo comandamento

    Papa Galeazzo, nello spiegare al popolo il settimo comandamento, per meglio dimostrare come il peccato della carne fosse maggiore di tutti i peccati, disse:
    <<Un uomo da solo può commettere, in un momento, mille peccati: bestemmie, ruberie, omicidi, e tanto altro, ma il peccato della carne è così grande che, per commetterlo, bisogna essere in due!>>


  5. #15

    pagliaccio La vescovessa

    La vescovessa
    A papa Galeazzo era stata inflitta la pena di presenziare a tutte le funzioni del vescovo, sotto la minaccia di gravi punizioni pecuniarie.
    Il peso non era di poco conto e il nostro arciprete studiò un piano per liberarsi da quella seccatura.
    Egli conosceva bene le abitudini del suo superiore e conosceva pure una giovane donna che, per rapporti di.... pura amicizia, ogni sera riceveva in casa il vescovo in questione.
    Fu così che papa Galeazzo pensò di stuzzicare l'amor proprio della signora per realizzare un suo progetto.
    Si approssimava il Natale e papa Galeazzo si presentò a casa della signora portandole in dono due cappponi.
    La donna ne fu felicemente sorpresa e chiese:
    <<A che cosa devo attribuire l'onore di questo gentile pensiero?>>
    <<Oh signora mia!...>> rispose l'arciprete <<Non siete voi la nostra Eccellentissima Vescovessa?>>
    <<Ma che cosa mi dite?>> Esclamò sorpresa la donna.
    <<Nulla di male, figlia mia!... Il re ha la sua regina, il principe la sua principessa, il papa la papessa e anche il vescovo ha la sua Vescovessa!>>
    <<La Vescovessa?...>> esclamò interessata la donna.
    <<Si, si, figlia mia! La Vescovessa, la Vescovessa!... E per essere legittimamente tale basta una parola sola di Monsignore!...>>
    I due si misero, così, daccordo, sul modo per estorcere al Vescovo l'ordinazione di Vescovessa, alla cui funzione, sarebbe stata necessario almeno un assistente, che però stesse nascosto e che venisse allo scoperto al momento opportuno.
    La sera di quello stesso giorno, papa Galeazzo si nascose dentro un cestone, nella camera da letto del vescovo e, al momento convenuto, arrivarono anche la signora ed il monsignore.
    L'incontro fra i due fu insolitamente glaciale ed il vescovo chiese alla donna:
    <<Che cos'hai?>>
    <<Nulla Eccellenza!>>
    <<Come nulla!? dimmi che hai?>>
    <<Sono afflitta Eccellenza, ma la causa siete voi...>>
    <<Io? Dimmi, dimmi, che cosa ti ho fatto? Se dipende da me farti felice, farò il possibile.>>
    Animata da questa bella risposta, la povera donna raccontò la storia delle regine, delle principesse, delle papasse e delle vescovesse,,, e, concludendo, invocò l'urgente favore del vescovo, per essere presto ordinata anche lei, vescovessa.
    Monsignore comprese l'ambizione della donna e, senza scomporsi più di tanto, prese il suo breviario e cominciò il rito della consacrazione, facendo finta di leggere le parole che sono di consuetudine in simili circostanze.
    Verso la fine della recita, monsignore pronunciò un più sonoro "Dominus vobiscum".
    <<Et cum spiritu tuo>> rispose papa Galeazzo dal cestone...
    Monsignore si voltò, ma non vedendo nessuno, né comprendendo cosa realmente stava accadendo, continuò:
    <<Ite Missa est.>>
    <<Deo gratias>> rispose di nuovo papa Galeazzo dal cestone.
    A questo punto il vescovo vide l'arciprete, cominciò a capire e gli chiese stizzito:
    <<Com'è che ti trovi qui?>>
    <<Io sono qui per eseguire gli ordini vostri, Eccellenza.>>
    <<Quali ordini?>>
    <<Non mi avete imposto di assistere a tutte le funzioni e cerimponie che...>>
    <<Basta,basta!...>>
    interruppe il vescovo molto irritato <<Vai via, via... E guai a te se d'ora innanzi uscirai dalla tua terra!...>>
    Papa Galeazze si ritrasse, apparentemente, come un cane battuto, ma in cuor suo era felice per la riuscita del suo piano diabolico>>


  6. #16

    saluti Il troppo è... troppo

    Il troppo è... troppo

    Monsignore, un giorno, venne a sapere che papa Galeazzo era ben fornito di un certo vino, molto prelibato, e gliene chiese un poco per gustarlo.
    Papa Galeazzo gli rispose che era felice di poterlo accontentare, non sospettava certo che il malizioso prelato avesse in mente un brutto scherzo.
    Infatti, tale monsignore, dispose una serie di recipienti che, da una bottiglia da litro, terminava in un botticino della capienza di 50 litri e, uno per volta, a breve distanza, cominciando dalla bottiglia, li spedì da papa Galeazzo, il quale, per quanto in breve tempo avesse capito la situazione, glieli fece rotornare tutti pieni di vino.
    Quando, però, si vide arrivare il botticino di cinquanta litri, don Galeazzo credette opportuno far capire, al suo superiore, che stava esagerando e risolse il problema nel modo seguente:
    fece condurre il barilotto in cima ad una scala e poi lo lasciò rotolare giù per i gradini, quindi disse al messo di riportarlo così al suo superiore.
    Il messo, meravigliato, osservò:
    <<Che cosa dirà sua eccellenza quando mi vedrà tornare col barilotto vuoto?>>
    <<Gli riferirai>> rispose papa Galeazzo << quello che ha detto il botticino.>>
    <<Il botticino? ...E che cosa ha detto il botticino?>> osservò il messo ancora più meravigliato.
    <<Non hai sentito che cosa ha detto il barilotto mentre precipitava dalle scale?>>
    Il messo non comprese, ritornò al palazzo vescovile con il barilotto vuoto e spiegò per bene, come si erano svolti i fatti, al vescovo, il quale gli chiese:
    <<Insomma, dimmi bene: tu che cosa hai sentito che abbia detto il barilotto?=>>
    <<Io!? Nulla... Proprio nulla! Solamente si sentiva, mentre rotolava giù dai gradini, com'è naturale, un rumore che faceva trop... trop... trop...>>.
    .<<Ha! Ho capito!>> Esclamò monsignore <<Il troppo è troppo!>> e congedò il suo messo mordendosi le labbra.


    .

  7. #17

    pagliaccio I piedi e le scarpe

    I piedi e le scarpe
    scarpe.jpg
    Al tempo di papa Galeazzo, i contadini salentini, al tempo della mietitura, andavano in cerca di lavoro verso l'Alta Puglia, la Basilicata e la Calbria.grano.jpeg
    Un anno, un contadino aveva lasciato a casa la giovane moglie, sposata da poco, in stato di gravidanza.
    Papa Galeazzo, che già da molto tempo aveva girato attorno alla giovane sposa peggio di un moscone senza ricavarne nulla, quando seppe della partenza del marito, pensò di stringere la vecchia corte.
    un giorno, pasò vicino la casa della giovane sposa e la vide, seduta davanti casa, a sbrigare della faccende.
    <<Buongiorno, commare!>>
    <<Buongiorno signor arciprete!>>
    <<Tih! Sei incinta?>>

    <<Così è, signor arciprete.>>
    <<Ma lascia che io ti veda!>> e papa Galeazzo incominciò a guardare per ogni verso la contadina, mentre lei, per farsi vedere meglio, si componeva.
    <<Dì, figlia mia, dov'è tuo marito?>>
    <<E' partito per la mietitura, signor arciprete.>>
    <<Come?! E' partito?? ...E non sai che partendo ti ha lasciata incinta senza completare il lavoro? ...Tu partorirai un figlioletto senza piedi!>>
    <<Senza piedi?! >> Gridò atterrita la povera giovane.
    <<Senza piedi!>> rispose papa Galeazzo <<Quello sciagurato di tuo marito, per la fretta di partire, non ci ha badato e la povera creatura nascerà così sconciamente formata!>>
    La donna, spaventatissima, per salvare la sua creatura, si buttò ai piedi di papa Galeazzo pregandolo di trovare presto un sistema per riparare al danno commesso dal troppo frettoloso maerito e l'arciprete si sobbarcò il "sacrificio" di completare il lavoro interrotto dal marito per appiccicare i piedi alla povera creatura.
    Qualche tempo dopo, il marito della signora tornò dalla mietitura e trovò la moglie irritatissima che, dopo essersi sfogata con tante male parole, gli raccontò, in buona fede, il gravissimo torto che egli aveva tentato di fare alla sua creatura e riferì della "provvidenziale" opera riparatrice da parte dell'arciprete.
    Il pover'uomo apprese così, nella maniera più breve e semplice, com'era stato cornificato, ma considerato il raggiro a cui in buona fede era caduta vittima la donna sua, senza mortificarla (doveva ancora partorire!) finse tranquillità, ma studiò un pianom per vendicarsi.
    Una domenica mattina, quando la servitù aveva lasciato incustodito il bestiame dell'arciprete per recarsi in chiesa ad ascoltare la messa, il marito tradito penetrò nel chiuso della corte, dove, a poca distanza dal paese, c'erano gli animali del prelato e, con una falce, recise i piedi di tutte le povere bestie... nessauna esclusa!
    Al ritorno dei guardiani il fatto fu scoperto e, subito, fu informato l'ariprete.
    Successivamente,papa Galeazzpo ed il giovane contadino tradito s'incontrarono per strada:
    <<Birboni, birboni! >> gridava l'arciprete incollerito <<Hanno reciso i piedi a tutte le mie povere bestie!><
    <<Eh, per bacco! ..E vi rammaricate per questo?>> Esclamò il marito.
    <<Ti sembra cosa da nulla?>>
    <<Certo, è cosa da nulla, signor arciprete... E' una cosa da nulla per voi che sapete fare i piedi così bene! Non li avete fatti voi i piedi alla mia creaturina?>>
    <<Ho capito, buon uomo<< rispose turbato, ma calmo papa Galeazzo <<Al bambino feci i piedi e a te le scarpe.>>


  8. #18

    pagliaccio Una trombonata

    Un giorno papa Galeazzo, passeggiando per una via di campagna, con diversi amici, si fermò, anzi si fermarono tutti, a fare...pipì.
    Mentre ognuno era intendo a fare i suoi bisogni, lui fece scoppiare un sonoro "petardo" fra la meraviglia generale.
    <<Perché questa meraviglia?>> Domandò papa Galeazzo <<Fra tanti pifferi ci voleva un trombone!>>



  9. #19

    pagliaccio Che luna!

    Che luna!
    luna.jpeg
    Mentre usciva dalla chiesa la processione, una signorina cadde rovinosamente, si fece male ed esclamò:
    <<Che dolore!... Ho visto le stelle!....>>
    Papa Galeazzo che, invece, aveva ben visto la posizione sconcia in cui la ragazza era rimasta cadendo, rispose:
    <<Già... le stelle! Io invece ho visto la "luna".... E che luna!>>
    culo.jpg

  10. #20

    scioccato Fioroni e piccoli dispetti

    Fioroni e piccoli dispetti
    fioroni.jpeg
    Una volta, in occasione della festa di San Giovanni, il vescovo aveva portato con sé papa Galeazzo per assistera alla funzione religiosa nel vicino paesello di Patù.
    Terminata la festa, entrambi i prelati si accomodarono sulla carrozza per far ritorno ad Alessano.
    calesse.jpeg
    Strada facendo monsignore notò un contadino che stava raccogliendo dei bellissimi fioroni, e siccome ne era ghiotto, fece fermare i cavalli e ne acquistò un panierino.paniere.JPG
    La strada era molto accidentata e per risparmiare ai fioroni gli urti della carrozza, il panierino fu sistemato tra le gambe del vescovo e quelle di papa Galeazzo.
    Dopo qualche tempo, monsignore aprì il breviario per leggere qualcosa e papa Galeazzo credette opportuno assaggiare un fiorone per cui, piano, piano, rimosse da un lato le foglie che ricoprivano i frutti e imboccò un fiorone.
    Al vescovo, però, non era sfuggiata l'azione dell'arciprete e, per punirlo, alzò gli occhi dal breviario e gli chiese:
    <<Sai a chi appartiene questo bell'uliveto qui a lato?>>
    Papa Galeazzo, colto in fallo, per nascondere la sua intemperanza, sporse il capo dallo sportello, sputò il boccone e, fingendo di spingere lo sguardo per distinguere la proprietà, rispose:
    <<Eccellenza, non lo so.>>
    Passarono pochi minuti e papa Galeazzo, assicuratosi che il vescovo aveva ripreso la sua lettura, mise una seconda volta la mano nel panierino.
    Anche questa volta però, proprio mentre stava ingoiando il boccone, il vescovo gli domandò.
    <<Arciprete, di chi è questa masseria?>>
    Papa Galeazzo si stava quasi affogando per rispondere, mentre cercava di nascondere il suo gesto, comunque riuscì a dirgli che non lo sapeva.
    Questo gioco continuò per tutto il percorso e, quando arrivarono alla sede vescovile di Alessano, il panierino era vuoto, ma né l'arciprete, né il vescovo erano riusciti ad assaporare un fior di fico.
    Era ormai notte e non c'era tempo, per papa Galeazzo di tornare al suo paese, per cui si decise che anche lui dormisse nel palazzo vescovile.
    stelle.jpeg
    La notte, però, quando il vescovo era tranquillo e ben assopito nel suo letto, papa Galeazzo bussò all'uscio della sua stanza. monsignore si svegliò di soprassalto e chiese il perché di quel disturbo:
    <<Sono io>> rispose papa Galeazzo <<Vi voglio dire che, proprio ora, mi sono ricordato di chi è quell'oliveto di cui mi ha chiesto vostra Eccellenza: è di proprietà dei conti Panzera>>
    <<Grazie, grazie>> rispose il vescovo voltandosi dall'altra parte per cercare di riprendere sonno.
    Papa Galeazzo, mogio, mogio, tornò nella sua stanza e, quando fu più o meno sicuro che il vescovo dormiva profondamente, si ripresentò, ancora una volta, a bussare alla sua porta:
    <<Monsigore, monsignore!>>
    <<Chi è?>> Gridò il vescovo <<...Un'altra volta?>>
    <<Sono io, monsignore, vengo a dirle che quella masseria di cui mi chiese la pertinenza è del Capitolo di Salve.>>
    <<Al diavolo tu e la masseria>> proruppe il vescovo incollerito <<Come farò a riprendere il sonno adesso?>>
    <<Come?! >> rispose l'arciprete <<Alla maniera stessa di come io non ho potuto gustare la dolcezza di quei bellissimi fioroni!>>


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