DOMENICO UCCIOBIONDI

è Nato a Ceglie Messapica - Brindisi il 16 novembre del 1946.
Egli ha avviato l'attività artistica nel 1973 sviluppando una produzione pittorica e grafica.
Sino al 1980 ha seguito le poetiche del realismo e della tradizione figurativa espressionista, legate a problematiche esistenziali e alla questione meridionale, documentate da numerose m
ostre in campo nazionale ed estero.
In questo periodo, assai fecondo, intraprese il lavoro grafico di inchiostri e acqueforti che accompagnano il corpus della poesia di Pietro Gatti.
Dopo le magistrali a Taranto ha frequentato l'Università di Bari.
Ha studiat
o Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Lecce (1977-80).
Oggi cura cartelle e produce opere d'incisione stampate in proprio su torchio calcografi
co.
Nel lavoro più recente aggiunge nuova linfa alla sua consolidata produzione pittorica, proponendo soluzioni plastiche di sapore neopop e concettuale, che coniugano scultura e uso del colore. In
teressanti sono alcune progettazioni di opere in vetro di grande formato, anche di soggetto sacro.
E' notizia di questi gior
ni che il nostro grande
maestro cegliese ha ricevuto un prestigioso invito alla Biennale di Venezia per esporre quest'opera, che s'intitola:
“La rivoluzione sono io”








Tale opera, che è destinata al “padiglione Italia”, attualmente è in mostra a Lecce nella splendida cornice
del convento dei Teatini.
“La rivoluzione sono io”, è stata realizzata nel 2009, ed è composta di due tele più un gomitolo di corda (bende gessate, garze, stoffa, corda, acrilico, carbone, pigmento e vinavil su tela. Dimensio
ni 210 centimetri x 200 x 30).

La tela-scultura, che sarà affidata alle stampe del catalogo della Biennale per i tipi di Skira editore, è così descritta da Marinilde Giannandrea: “E’ una alto-pittura. Installazione dove l’elemento plastico confluisce nella pittura e la figura tridimensionale si colloca con senso teatrale nello spazio della superficie. E’ moderno altorilievo che riconduce gli aspetti esistenziali e psicologici della figura umana a una dimensione di rinnovata e universale classicità”. “Il corpo è l’inviolabile – aggiunge Biondi -, la dim
ensione-sfida verso ogni sopruso e violenza. Un gomitolo di corda rossa è la miccia inesplosa ma pronta ad esplodere nel nome di un estremo sacrificio”.

Uccio Biondi



http://www.brindisireport.it/cultura/2011/06/04/per-il-maestro-uccio-biondi-invito-alla-biennale-di-venezia/