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Discussione: Casalnuovo Monterotaro (FG)- Auto biografia di ANTONIO IOSA

  1. #51

    Auto-biografia di Antonio Iosa: il toro "evirato" della galleria Vittorio Emanuele

    Auto-biografia di Antonio Iosa: il toro "evirato" della galleria Vittorio Emanuele di Milano

    Imparai ad andare, sempre su consiglio di Peppino, in Galleria Vittorio Emanuele per un rito propiziatorio. Chi proviene da piazza del Duomo o da piazza della Scala imbocca la Galleria e, sotto la grande cupola dell’Ottagono, si ammira il gigantesco mosaico centrale, che raffigura lo scudo sabaudo con il motto, più volte ripetuto, •FERT•. Ai quattro lati, sono riprodotti, sul pavimento, quattro stemmi, in mosaico, il primo è il “Biscione” di Milano, gli altri tre si riferiscono agli stemmi delle città che sono state le capitali d’Italia : il “Toro” di Torino, il “Giglio” di Firenze e la “Lupa capitolina” di Roma.
    Lo stemma incriminato è quello di Torino che raffigura un toro, meta continua di un rito propiziatorio non solo da parte dei milanesi, ma anche dei turisti stranieri.
    Dopo avere dato un’occhiata in giro, il passante mette rapidamente la punta o il tacco della scarpa in corrispondenza della sacca scrotale del toro, effettuando una o più rotazioni.
    La tradizione popolare milanese ritiene che schiacciare gli “attributi” al toro, raffigurato sul pavimento della Galleria, porta fortuna.
    Questo rituale, occupa, tuttora, il suo posto d’onore e di richiamo.
    Ricordo che negli anni ’80 una mia amica famosa, la Consigliere Comunale della DC, scandalizzata per il rituale, riuscì ad ottenere dal Comune di Milano il rifacimento del pavimento della “Galleria” con la figura del toro senza attributi fisici.
    Ci fu la rivolta generale dei milanesi, che andavano egualmente a compiere il rito, tanto che dopo pochi mesi, furono i talloni dei cittadini a disegnarli.
    I moralisti di turno speravano di non perpetuare l’irridente tradizione, nel rifare il pavimento col toro evirato il povero toro nella convinzione di fare cessare l’irriverente “rito ambrosiano” dello schiacciamento.
    La tradizione milanese non si è affievolita, oggi si è rinvigorita.
    Chi passa, infatti, in Galleria può scorgere il vistoso segno incavato sullo stemma, su cui roteare il tallone delle scarpe.
    Si notano, altresì, sempre più numerosi gruppi di turisti stranieri, che si fermano, a crocchio, per ammirare l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele, per dirigersi, poi puntualmente, con la loro guida, verso lo stemma del Comune di Torino, per compiere il gesto scaramantico, fra le dotte spiegazioni della guida di turno, le risate e gli applausi del pubblico, che interpreta il gesto, come momento liberatorio e propiziatorio e non mancano i selfie ricorda.
    Capita spesso che, alla mia veneranda età, quando passo in gallerie e vede gruppi di turisti atorno all’immagine del toro sul pavimento, mi avicino con incedere serioso e ruotare il tallone delle scarpe laddove è “un bel tacere, allora le comitivi mi applaudono calorosamente per la serietà del mio rituale da vegliardo.
    Il rito è diventato, così, non solo meneghino, ma internazionale!
    Per quanto riguarda l’intreccio tra storia e leggenda del motto •FERT• ripetuto più volte e racchiuso nella circonferenza dello stemma sabaudo e di quello del toro, si precisa che •FERT• è un motto latino “Fortitudo Eius Rhodhum Tenuit” che, tradotto in italiano significa “La sua fortezza tenne Rodi”.
    Tale sigla è scritta con carattere maiuscolo e cadenzate lettera per lettera da un punto ed è, altresì, posta anche al centro della galleria antistante la Stazione Centrale di Milano.
    La scritta •FERT•, secondo la leggenda, risale al 1364, quando il trentenne Amedeo VI della dinastia sabauda, detto “il Conte Verde”, volle celebrare la conquista di Saluzzo con un torneo, consegnando ai 14 cavalieri della sua squadra un collare d’argento sul quale era inciso •FERT• con un triplice nodo sbalzato per significare che i tre lacci erano dedicati a una dama quale “dolce schiavitù d’amore”, quasi promessa d’indissolubilità e di fedeltà.
    Secondo un’altra narrazione storica, il motto sabaudo risale sempre al “Conte Verde”, due anni dopo il torneo di Saluzzo.
    Amedeo VI, ritornando da una vincente crociata contro i turchi e in aiuto dei cristiani d’Oriente (1365-1366), istituì “l’Ordine del Collare” con inciso il motto latino suddetto.
    Nel 1518, Carlo II lo rinominò “L’Ordine del Collare della Santissima Annunziata” e chi lo riceveva diventava di fatto cugino dei Savoia.
    Le scritte in Galleria risalgono al 1867, anno in cui il re Vittorio Emanuele II inaugurò la Galleria stessa che oggi porta il suo nome e ch’è diventato il “Salotto di Milano” ed è stato ripulito in occasione dell’Expo 2015 ed ora persino il pavimento è più scintillante. Sulla soglia dei’70 anni, chissà per quale ironia del destino, il 7 dicembre 2002 mi è stata assegnata la Medaglia d’oro di Benemerenza Civica da parte del Comune di Milano, in occasione della festività di S. Ambrogio patrono di Milano, proprio da quel Sindaco Gabriele Albertini da me considerato espressione dei poteri economici forti e altresì, sceriffo e indossatore, che vive a distanze stellari dal popolo dei quartieri di Milano.


  2. #52

    Auto-biografia di Antonio Iosa: per la mia vecchiaia tanti premi dorati!

    Auto-biografia di Antonio Iosa: per la mia vecchiaia tanti premi dorati!
    E finalmente sono diventato nonno, il 14 Luglio 2003 (data storica della presa della “Bastiglia” nella Parigi rivoluzionaria) è nata la nipotina “Beatrice” e già, da 13 anni, mi preoccupo di trovare un novello “Dante” per decantarne virtù, onestà e beltà.
    In data 17 dicembre 2007 la ex Provicia di Milano (oggi Città Metropolitana), in occasione dela “Giornata della Riconoscenza” mi ha conferito la Medaglia d’oro per il contributo di testimonianza culturale e civil condotta fra gli abitanti della periferia urbana.
    Il 5 maggio 2010 mi è stata conferita dal Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napoletano, la “ Medagli d’oro di Vittima del Terrorismo”.
    Il 3 febbraio 2012 il Coordinamento dei Comitati Milanesi mi ha conferito il “Panettone d’oro alle Virtù Civiche”.
    Con tanti premi dorati ho cercato di venderli per diventare ricco, ma quando le ho cercate non le ho rtrovato la mia riserva aurea, al contrario ho ancore un diploma cartaceo della Benemerenza Civica rilasciatomi da Comune di Milano, che anche a venderlo non ricavo un euro.
    Oggi, dall’alto dei miei 84 anni , ricordo a me stesso di essere stato un bambino vecchio e oggi sono un vecchio bambino.
    Ho in me il pargoletto pascoliano.
    E’ lui che mi tiene in vita, che mi insegna a guardare le cose con i suoi occhi, a nominarle, a narrarle con queste mie vicende di vita da sfigato, perché credo nella speranza.
    E poi il mio tempo è circolare, non c’è più prima e un dopo e non mi curo dell’età, né mi sorprendo o soffro di avere tanti anni. Quando mi guardo allo specchio, ho un’immagine di me che risale all’adolescenza con il ciuffo dei capelli, che mi scendeva sulla fronte e dico a me stesso: - “coraggio ottimo giovane continua ad andare avanti!”

  3. #53

    Omaggio a Cesenatico: un viaggio che dura da 35 anni

    Omaggio a Cesenatico: un viaggio che dura da 35 anni


    Sono ormai 35 anni che, con la famiglia, trascorro le mie ferie estive a Cesenatico, l’accogliente cittadina turistica della Riviera Adriatica, che mi ha reso un po’ romagnolo, anche perché possiedo un modesto appartamento al Condominio Adriatico di viale dei Mille.
    E’ qui che curo le ferite dei colpi di pistola delle brigate rosse, cammino lungo la battigia, immergo le mie gambe martoriate nelle acque dell’Adriatico per alleviare i dolori agli arti inferiori e osservo il mare con i chiarori dell’alba e i bagliori del tramonto, i gusci delle conchiglie, i gabbiani librati in alto nel cielo, la marea di bagnanti e la selva ininterrotta degli ombrelloni sulla spiaggia.
    Dopo 36 anni continuo a Cesenatico, un pezzo delle mie umane vicende di un gambizzato ex DC, vittima di un agguato il 1° aprile 1980 ad opera della sanguinaria colonna brigatista della “Walter Alasia” di Milano. Narro il mio calvario di vita nel ricordo dei miei genitori scomparsi e ricostruisco, in questo pezzo di territorio del Centro – Italia, una “memoria familiare” da non dimenticare, la fatica e l’amore con i quali i miei genitori mi hanno cresciuto ed educato. Io sono figlio di uno squattrinato bracciante pugliese che, immigrato a Milano nel lontano 1952, ha svolto con convinzione il suo ruolo di promozione culturale per fare dialogare i borghesi del Centro storico della città di Milano, con quel proletariato e sottoproletariato urbano della periferia milanese. Sono stato ripagato dai figli della borghesia rivoluzionaria milanese, che avevano abbracciato la lotta rmata durante gli anni di piombo, con un una feroce rappresaglia con l’attentato terroristico da me sofferto nel lontano 1° Aprile del 1980.
    I brigatisti volevano portare la classe operaia e i contadini al potere e per odio ideologico uccidevano un operaio sindacalista come Guido Rossa a Genova e un cittadino di periferia di un quartiere popolare come me figlio di un contadino colpevole di svolgere una’azione di promozione umana, sociale e culturale a favore degli abitanti della periferia milanese.
    La Regione Emilia - Romagna rappresenta per me il luogo e lo spazio ideale non solo geografico, ma anche spirituale che mi ha permesso di riflettere e riannodare le fila della mia storia di vita intensamente vissuta e incredibilmente complicata.
    I percorsi di vita, dall’età adolescenziale sino alla vecchiaia, sono sempre stati vissuti lontano dalla terra natia e costantemente in cerca di un futuro migliore per me, per i miei cari, per mia moglie e per i miei figli.
    All’età di 19 anni, dopo anni di peregrinazione in Campania, in Toscana e nel Molise, sono giunto in Lombardia e dalla montuosa Valtellina sono arrivato a Milano, per diventare un milanese di adozione.
    Milano. Avevo 19 anni e Milano era all’epoca la grande metropoli economica ambrosiana, ed è tuttora cuore pulsante dell’economia italiana ed è, altresì, simbolo del lavoro, dello sviluppo economico e scientifico, della multiculturalità, della terziarizzazione, della tecnologia avanza, della ricerca e della scienza e dell’integrazione sociale e culturale.
    Qui a Cesenatico mi ritrovo puntualmente ogni anno, proprio perché è il cuore del Centro Italia e il ponte ideale per fare incontrare Nord - Sud .
    E’ il luogo ideale anche per meditare, alla luce dell’attentato avuto, sulla “memoria storica e i caduti durante gli anni di piombo”.
    Non a caso trascorro da ben 35 anni il mio lungo periodo estivo, luglio - agosto, non solo per curare in spiaggia le piaghe ai piedi, ma anche per riposarmi, per riflettere, per migliorare le mie condizioni psicologiche, per vincere la solitudine e la sofferenza quotidiana.
    Dal 1981 trascorro un lungo periodo di riposo a Cesenatico, durante il periodo estivo, tanto che nel 1984 ho preso una seconda casa di un modesto appartamentino in via Dei Mille e qui passo le mie estati, perché ho bisogno di sole, del mare, del clima della Riviera per stare un po’ meglio, per godere del calore e dell’accoglienza dei romagnoli.
    Cesenatico è per me un luogo di riposo, di riabilitazione e di tranquillità.
    Sono abituato a trovarmi nello spazio del “Bagno Venezia” al bar o sotto l’ombrellone, confuso nell’ammasso di corpi distesi al sole o sulla sabbia, o immersi nell’acqua del mare.
    Anch’io, pur barcollando e trascinando la gamba sinistra, paralizzata, rivendico il diritto di immergermi nell’acqua e di esporre al sole le piaghe, che spesso si trasformano in fistole putrescenti. Eppure espongo le mie gambe e i miei piedi al sole e non mi curo se qualche bagnante si ferma a guardare. Le piaghe, purtroppo, sono capricciose e imprevedibili; impazziscono nell’aprirsi e si chiudono con fatica, e sono sempre pronte a riaprirsi con facilità .
    A Cesenatico mi trovo bene e cerco di avere anche collegamenti con le realtà sociali e culturali della riviera romagnola.
    Il cambio però delle Amministrazioni comunali non consentono di stabilire rapporti costanti di collaborazione.
    Da un decennio l’età e la cattiva deambulazione mi impediscono di assistere ai tanti eventi culturali che il Comune di Cesenatico programma durante la stagione estiva.
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  4. #54

    Itinerari culturali a Cesenatico

    Itinerari culturali a Cesenatico

    La città ha dato i natali al grande e longevo poeta e scrittore Marino Moretti (18 luglio 1885 – 6 luglio 1979”) e la sua casa su Porto Canale oggi è un Museo da visitare.
    “Il pesco e la viola, le prime tristezze, le poesie scritte con il lapis”
    sono state il mio primo incontro con lo scrittore romagnolo, non certamente da annoverare tra i “crepuscolari” nella storia della letteratura italiana, ma certamente un autore che ha scritto poesie e romanzi soffusi da un’umanità densa di senso cristiano, di bontà e di umorismo che nascono dal suo mondo paesano, fatto di sole e di mare, di paranze irte verso il cielo e di personaggi umili e semplici, che animano i suoi romanzi e che rappresentano il vecchio borgo dei pescatori della Cesenatico di ieri.
    Ed è proprio da questa località, si ramificano gli itinerari culturali più interessanti da quelli pascoliani del “Passator Cortese” alla “nebbia agli irti colli” di carducciana memoria. E poi da Cesenatico si possono programmare numerose gite e percorsi di ogni genere dal “Forlì Verde” alla scoperta delle colline e dei borghi storici del cesenate; dal percorso alla città rinascimentale di Urbino, al Castello di Gradara; da Gabicce Monte, alla Repubblica di San Marino sul monte Titano; dalla fortezza di San Leo, alla Biblioteca malatestiana di Cesena., dalla Terra del Sole alle Fonti del Tevere.
    Seguono gli itinerari di interesse storico ed artistico come la vicinissima città d’arte Ravenna e quella, un po’ più distante Ferrara. Ricordo ancora le tante cittadine del litorale romagnolo lungo 40 km. di costa dal ferrarese al ravvennate, dal forlivese al riminese, rese note, sul piano turistico internazionale, sino ai borghi storici dell’interno abbarbicati sulle colline appenniniche, in un paesaggio geografico ed agricolo d’incomparabile bellezza. Siamo proprio nel “Centro del Paese Italia o meglio sul ponte di collegamento Nord - Sud”.
    E qui è maturata l’idea di narrare la mia vita, perché a Cesenatico mi è possibile meditare sulle due grandi questioni nazionali: l’insorgente questione settentrionale e la secolare questione meridionale. Nel 2004 il Comune di Cesenatico mi ha premiato come turista fedelissimo con la concessione dell’attestato di fedeltà per la mia frequenza della spiaggia, con l’intera famiglia e anche con la nipotina Beatrice, al bagno Venezia ove ci si ritrova con gli amici sotto gli ombrelloni.
    Tale riconoscimento si aggiunge ad altri da me conseguiti in territorio della Puglia e in Lombardia. Questo spiega, in parte, l’interesse rivolto dal Circolo culturale Carlo Perini, oggi omonima fondazione, da me fondato nel lontano 1962, ad affrontare anche il tema della “Emergenza Adriatica” con ripetuti convegni a Milano, fra amministratori della Riviera dell’Alto Adriatico e quelli delle regioni interessate Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto.
    Gli atti di tali convegni sono stati pubblicati in uno storico volume “Dal Po all’Adriatico” e raccoglie studi e ricerche sulle cause e i fattori dell’inquinamento ambientale del Nord Italia, e specialmente, del sistema depurativo lungo il percorso del bacino idrico del Po e dei suoi affluenti e anche dei bacini costieri di tutta l’area del Po - Alto Adriatico.
    Il tema su “Emergenza Adriatico”, esplosa nell’estati nere del 1988 e del 1989 a causa della mucillagine che si collega all’eutrofizzazione costiera, rese evidente le cause del degrado marino, favorito dai fiumi della Pianura Padana che scaricano in mare una enorme quantità di residui inquinanti prodotti dai centri industriali, dai grandi agglomerati urbani, dai carichi civili, dai detersivi, a cui si aggiungono le acque reflue di un’agricoltura intensiva e gli allevamenti zootecnici che contribuiscono ad un alto grado d’inquinamento chimico del mare malato. L’omaggio a Cesenatico, che è sede del Centro Studi di ricerca oceanografica della Regione Emilia Romagna con il Battello“Dapne II”, vuole quindi essere, un omaggio a tutta la Riviera Adriatico e alla sua efficiente struttura internazionale turistico - alberghiera.
    Si vuole, inoltre, continuare a stimolare ed ad approfondire la ricerca scientifica per la cura della malattia dell’Adriatico con satelliti oceanografici e con battelli al fine di predisporre piani di intervento e di disinquinamento marino per salvare le acque e garantire la balneazione durante la stagione estiva.
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  5. #55

    Cesenatico da paese di pescatori ad importante centro turistico

    Cesenatico da paese di pescatori ad importante centro turistico

    Cesenatico da paese di pescatori è diventata una cittadina turistica, fra le più importanti, della riviera adriatica romagnola.
    Al censimento del 2011 la popolazione è di circa 25.000 unità.
    Il nome le deriva dalla vicina città di Cesena di cui fu porto e la sua storia non è altra che quella di questo scalo marittimo, che i primi Cesenati costruirono all’inizio del 1300.
    Il porto canale leonardesco di Cesenatico costituisce l’asse principale attorno al quale ruota la sua storia e la sua vita.
    Il suo porto canale fu, ieri, luogo di transito, stazione di posta, di cambio di cavalli e di locande.
    Oggi la città è una stazione di soggiorno molto conosciuta ed apprezzata in Italia e in Europa. Italiani e stranieri qui riscoprono il segreto e lo spirito romagnolo, che compiono il miracolo di una calda ospitalità, offrendo oltre alla storia e alla tradizione, la sua cucina, la sua spiaggia con 130 stabilimenti balneari, i suoi alberghi, la sua splendida passeggiata a mare attrezzata a campi giochi per bambini e le sue accoglienti pensioni familiari. Cesenatico ha conosciuto dagli anni ’50 in poi uno sviluppo turistico, urbanistico e architettonico importante.
    Agli operatori turistici si affiancano nel periodo estivo, migliaia di attività minuscole e negozi di ogni genere a conduzione familiare.
    Sul piano architettonico, il centro storico presenta edifici ottocenteschi o tardo ottocenteschi e il porto canale ricorda tanto Venezia.
    Cesenatico, come la città lagunare, soffriva del fenomeno della subsidenza con frequenti allagamenti del suo centro storico, ora non più.
    Dal 2004 con la costruzione delle paratie all’imbocco del porto canale, tali allargamenti non si ripetono più. Non mancano ville, villini, alberghi, bar, ristoranti, che danno calore umano, allegria, ospitalità.
    Le opere più importanti da ricordare sono la chiesa parrocchiale, il palazzo e il teatro comunale, il museo della marineria al chiuso e all’aperto (sul porto canale si dispiegano le vele dei trabaccoli, bragozzi, tartane… Sul porto canale si trovano: la casa natale del poeta Marino Moretti, la sede del Municipio e numerosi ristoranti ove si respira il profumo di pesce fritto.
    Un altro canale, alimentato da una sorgiva, ove negli anni ’50 si trovava il delfinario (da decenni trasferito a Rimini), scorre la “Vena Nuova o Vena Lazzarini.” Caratteristica è la piazzetta delle conserve dove durante la stagione estiva si tengono eventi culturali aperti ai turisti.
    Il simbolo di Cesenatico è il grattacielo di piazza Costa, luogo di incontro e di grande passeggiata sulla viale Carducci e che fronteggia lo storico “Grande Hotel” in stile inglese, sorto all’inizio del novecento. Si ricordano infine le pizzerie, le gelaterie, i pub, i locali di ritrovo e i negozi ubicati lungo l’interminabile viale Carducci, via Roma e il centro storico di Porto canale. Cesenatico è una cittadina molto accogliente per i turisti e, soprattutto, per un turismo familiare. La città è legata all’epopea garibaldina, quando la notte del 2 agosto del 1849, giunse a Cesenatico Garibaldi, in fuga, con la moglie agonizzante Anita, che morì nella vicina pineta di Pinarella frazione di Cervia.
    L’eroe, con 200 seguaci braccati dalle truppe pontificie ed austriache, qui trovò i 12 ragozzi e una tartana per raggiungere la Repubblica di Venezia, che resisteva ancora all’assedio degli austriaci.
    Garibaldi assume a Cesenatico la figura del santo laico, e perché no, anticlericale, come storicamente anticlericale e laica è tuttora la maggioranza dei romagnoli.
    Dal 1884 il suo monumento campeggia nella piazza principale della città.
    Il mito garibaldino rinverdisce, ogni anno, con la festa che si celebra ad ogni prima domenica di agosto.
    Il vero santo patrono della città è San Giacomo apostolo, al quale è dedicata la chiesa parrocchiale e si festeggia il 25 luglio, mentre risulta caratteristica la processione con la benedizione a mare della statua della Madonna, ogni 15 agosto.
    L’isola pedonale di viale Carducci, la Biblioteca comunale, il Museo della Marineria all’aperto su porto canale, piazzetta delle Conserve, Largo dei Cappuccini, la Casa di Marino Moretti e il Teatro Comunale sono tspazi che denotano l’importanza culturale di una città, che non ha la pretesa di avere solo una vocazione turistico - alberghiera. – gastronomica.
    Anche quest’anno di grazia 2016 ho cantato la vecchia canzone “stessa spiaggia, stesso mare.” Mi sento quindi pugliese d’origine, milanese d’adozione e romagnolo per fedeltà alla sua riviera.
    Cesenatico si rinnova, ma rimane il profumo dei pescherecci di Porto Canale e dei vicoli stretti del Centro storico con le case dei pescatori ristrutturate ed abbellite.
    L’identità storico – culturale continua con il mantenimento delle tradizioni locali, feste, iniziative culturali d’interesse non solo locale, ma nazionale. Non mancano eventi internazionali anche di tipo culturale e sportivo.
    Nel porto di Cesenatico trova rifugio il Battello “Daphne della Regione Emilia – Romagna” ,che svolge le sue ricerche scientifiche sulla stato di salute del mare Adriatico, sulla balneabilità e sull’inquinamento delle acque.
    Non manca l’ospitalità e l’accoglienza nella vasta rete degli alberghi di ogni categoria, nei numerosi ristoranti, nei bagni lungo la spiaggia, nei locali sportivi e nei luoghi della cultura (museo della marineria, teatro, biblioteca…) e negli spazi ricreativi e sportivi.

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